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Antonio Sandano morto in casa: il suo cane l’ha vegliato e continua ad aspettarlo

Antonio Sandano morto in casa: il suo cane l'ha vegliato e continua ad aspettarlo

Antonio Sandano morto in casa: il suo cane l’ha vegliato e continua ad aspettarlo

VENEZIA – Ha avuto in ictus in casa e il suo cane l’ha vegliato per ore fino all’arrivo dei soccorsi. Antonio Sandano, pilota di Alitalia di 52 anni, era però già morto all’arrivo dei soccorsi, che non hanno potuto far altro che portare via il corpo dalla casa di San Donà di Piave, in provincia di Venezia. Il cane però non si da pace e continua ad aspettarlo: ogni sera da venerdì 26 maggio si accuccia davanti alla porta di casa, attendendo inutilmente il suo ritorno.

Nicola Benvenuti sul quotidiano Il Gazzettino scrive che è la stessa Elena Salerno, fidanzata di Sandano, a raccontare la storia. I due stavano insieme e stavano progettando il loro futuro, con loro c’era sempre Ariel, il cane della donna.

“«Ariel, il cane di razza Amstaff che era divenuto la nostra ombra, quando Antonio si è sentito male ed era da solo in casa gli è stato vicino fino al mio rientro dal lavoro. Dal momento della partenza dell’ambulanza non ha più voluto rientrare in casa» spiega con la voce rotta dal’emozione «Anche se il cane è mio aveva con Antonio uno splendido rapporto ed è per questo che dal giorno della tragedia è nervoso e sconfortato».

Elena, che lavora come terapeuta, con una grande forza d’animo, spiega anche il particolare rapporto che aveva con l’ex ufficiale dell’ Aeronautica, che aveva lasciato Terrassa Padovana nel 1984, alla fine degli studi superiori per entrare nell’ Accademia di Pozzuoli: «Ci siamo incontrati per 4 volte in circostanze diverse, fino all’ultima un paio di anni fa, grazie ai social. Ed è stato davvero amore: dal 3 maggio 2015 infatti, non ci siamo lasciati mai un attimo e insieme avevamo pianificato di sposarci e avere un figlio. Antonio  dopo tanti anni in giro per il mondo aveva deciso di mettere radici e posso davvero dire che era il mio principe azzurro. Ci amavamo da persone mature quali siamo, ma tanti ci dicevano che facevamo invidia»”.

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