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Astice bollito vivo sì, sotto ghiaccio no: soffre ed è reato, dice la Cassazione

Astici bolliti vivi sì, sotto ghiaccio no: soffre ed è reato, dice la Cassazione

Astici bolliti vivi sì, sotto ghiaccio no: soffre ed è reato, dice la Cassazione

ROMA – Astici bolliti vivi sì, ma guai a tenerli sotto ghiaccio. E’ reato (sic!). L’ordine arriva niente meno che dalla Cassazione, con una sentenza particolarmente sensibile alle sofferenze dei crostacei nelle loro ultime ore di vita. Non si può tenerli al freddo, nel ghiaccio, con le chele legate, afferma la Suprema Corte, ma vanno utilizzati metodi meno crudeli per custodirli in attesa di finire in pentola, vivi. Quello è ammesso.

Pena una condanna per maltrattamento di animali. Ne ha fatto le spese un ristoratore di Campi Bisenzio, che è arrivato fino in Cassazione per farsi cancellare una multa da 5mila euro, ma anche qui si è visto dare torto.

“Non può essere considerata come una consuetudine socialmente apprezzata“, scrive la Cassazione, il detenere questa specie di animali “a temperature così rigide, tali da provocare sicure sofferenze” se ci sono “sistemi più costosi” per conservarli in maniera più rispettosa, come gli acquari. E la “consuetudine sociale di cucinare i crostacei quando sono ancora vivi non esclude che le modalità di detenzione degli animali possano costituire maltrattamenti”. Perché se buttarli in pentola quando ancora si muovono può essere considerato lecito “in forza del riconoscimento dell’uso comune, le sofferenze causate dalla detenzione degli animali in attesa di essere cucinati non possono essere parimenti giustificate”.

Non costituisce quindi reato cucinarli vivi perché in questo caso l’interesse umano prevale rispetto “all’interesse alla non-sofferenza dell’animale”. Non ha colto nel segno la difesa del proprietario: gli animali gli arrivano dall’America in modalità di conservazioni simili, in cassette di polistirolo e adagiati sul ghiaccio con le chele legate, e nella stessa giornata vengono cucinati, sicché non fa altro che mantenerli nelle stesse condizioni in cui si trovano da giorni. Una tesi che non ha convinto il tribunale.

Decisione ritenuta giusta dalla Cassazione, “nonostante solo negli ultimi anni diverse ricerche abbiano portato una parte della comunità scientifica a ritenere che i crostacei siano esseri senzienti in grado di provare dolore e pure in assenza di precedenti giurisprudenziali”, perché è noto che ci sono altri modi per conservarli in attesa di cuocerli.

Ad esempio, acquari a temperatura e ossigenati, utilizzati – come aveva scritto il giudice di merito – “non solo nei ristoranti più importanti, ma anche nei supermercati della grande distribuzione”. Esiste quindi una “sensibilità nella comunità” che induce ad adottare “accorgimenti più complessi ed economicamente più gravosi” che però consentono di “accogliere gli animali in modo più consono”.

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