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Gatti, rubarli non è reato: “È un furto di poco conto”

ROMA – Ruba il gatto ai vicini, ma il giudice la assolve. Il Tribunale di Roma (Prima Sezione Penale) ha applicato il principio al mondo animale, scagionando una donna che 7 anni fa aveva preso il gatto dei dirimpettai, senza mai restituirlo.

Il gatto, riporta Il Giornale,

era scomparso nell’ottobre del 2009 dal cortile della palazzina nella quale viveva coi suoi padroni, dalle parti di Val Melaina. Una delle condomine, infastidita dalla presenza del felide, se n’era lamentata con i proprietari. E l’indomani, al telefono, riferì loro d’averlo preso per portarlo da un veterinario, sebbene la bestiola non lamentasse alcun male. Di fronte alle richieste di restituzione, poi, la gattara aveva fatto orecchie da mercante, rivendicando anzi il rimborso delle spese sostenute. A seguire, indagini, processo e assoluzione.

“Per particolare tenuità del fatto”, recita il dispositivo, richiamando il decreto legislativo con cui, nel marzo del 2015, il governo Renzi ha introdotto la “non punibilità per particolare tenuità dell’offesa”. Una mossa pensata per sgravare il sistema giudiziario da procedimenti ritenuti inutili, in cambio dell’impunità agli autori di reati sanzionati con pena detentiva non superiore a 5 anni. “La norma non riguarda le condotte caratterizzate da crudeltà e motivi abietti o futili in danno degli animali”, si affannavano a precisare dal ministero di Grazia e giustizia al tempo della pubblicazione del provvedimento.

“Resto basito”, dice ora l’avvocato Daniele Bocciolini, insieme al collega Giuseppe Marazzina difensore dei proprietari del gatto. “Già è assurdo che un animale venga tecnicamente considerato al pari di un oggetto aggiunge il penalista – ma qui si è pensato solo al valore economico senza tener conto del valore affettivo che può avere un animale nell’esistenza di una persona”.


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