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Anita Raja su Twitter: “Sono Elena Ferrante”. E’ un fake?

ROMA – Anita Raja conferma su Twitter di essere Elena Ferrante: “Apro questo profilo e presto lo chiuderò. Sarò qui solo per il tempo necessario a spiegare”. Certo, visto il mistero che aleggia su questa storia, c’è sempre il sospetto che possa trattarsi di un fake, cioè di un profilo finto aperto da qualche buontempone che può aver cercato di sfruttare l’attenzione mediatica su tutta la vicenda. Così come per esempio dice la casa editrice e/o: “E’ un fake”.

“Lo confermo. Sono Elena Ferrante. Ma questo ritengo non cambi nulla nel rapporto dei lettori con i libri della Ferrante. Non parlerò mai di Elena Ferrante, né risponderò a suo nome, né dirò nulla riguardo ai suoi libri. Vi ringrazio. Vorrei solo chiedere, ora che la curiosità che durava da anni è stata esaudita, di lasciarmi vivere (e scrivere) in pace.”, ha scritto la Raja in una breve serie di post su Twitter.

“Ritengo volgare e pericoloso il modo in cui si è voluti arrivare a pretendere di svelare un’identità violando privacy e regole. Ma pazienza”, ha detto la scrittrice dopo l’outing della sua identità, protetta da anni, da parte del giornalista italiano Claudio Gatti sul Sole 24 Ore, negli Usa su New York Review of Books, sulla Frankfurter Allgemeine tedesca e su Mediapost francese.

I più autorevoli quotidiani di tutto il mondo hanno sguinzagliato critici letterari e segugi per scovare il vero volto della scrittrice, senza mai venirne a capo. Ultimo, in ordine di tempo, Il Sole 24 Ore, che è andato a fare letteralmente i conti in tasca alla “sospettata” numero uno, Anita Raja. Ma l’invasione non è stata gradita dall’editore Sandro Ferri, patron insieme alla moglie Sandra Ozzola della casa editrice e/o che dal 2011 pubblica L’amica geniale e seguenti.

Non è tanto il nome ad aver fatto infuriare Ferri – da anni si vocifera su Anita Raja o su un possibile lavoro a quattro mani col marito di lei, lo scrittore Domenico Starnone – ma è stata la pista dei soldi. A differenza di altre ipotesi, tutte letterarie, Il Sole 24 Ore si è messo a indagare su compensi professionali e visure catastali secondo l’infallibile metodo del “follow the money” (segui i soldi). E per Ferri questa è una clamorosa invasione della privacy: “Trovo disgustoso – si sfoga sul quotidiano la Repubblica – il giornalismo che tratta le scrittrici come camorriste”