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Boom demografico, energia, consumi: riscaldamento globale fuori controllo

Boom demografico, energia, consumi: riscaldamento globale fuori controllo

Boom demografico, energia, consumi: riscaldamento globale fuori controllo

ROMA – Se durante l’estate, spinti da un’impellente bisogno di leggerezza, ci siamo abbandonati tra le pagine accoglienti di un bestseller da spiaggia – come biasimarci – è arrivato il momento di provare a fare pace con le nostre coscienze. L’occasione ci viene offerta dalla Casa editrice Einaudi, che in questo autunno ha portato nelle librerie un saggio molto interessante dal titolo di per se stesso esplicativo: Fuori controllo.

Scritto da Thomas Hylland Eriksen, docente di antropologia sociale all’Università di Oslo e Presidente della European Association of Social Anthropologists, si caratterizza per la chiarezza con la quale individua gli aspetti critici della modernità globalizzata, o come la definisce in senso negativo l’autore l’età dell’antropocene, cioè l’era geologica nella quale viviamo, contraddistinta dal dominio dell’uomo sul pianeta che per espansione e modi non ha precedenti.

Le rapide trasformazioni in corso che stanno segnando, nel profondo, il nostro modo di vivere e percepire il mondo, sono il frutto amaro di una relazione sempre più stretta tra l’antropocene e l’egemonia ideologica del neoliberismo: più questo binomio si rafforza, maggiore è il cambiamento e le conseguenze impreviste che genera. In questa prospettiva, la crescita della popolazione, il consumo energetico e il progresso tecnologico, divengono mutamenti materiali rilevanti per delineare lo scenario nel quale le argomentazioni del saggio si muovono; processi fuori controllo che tendono, dopo un tempo di significativi effetti positivi, al collasso, producendo surriscaldamento nel mondo. Per Eriksen l’idea di surriscaldamento globale è la narrazione fondamentale del presente ma anche e soprattutto del futuro.

L’inquinamento, il degrado ambientale, le migrazioni, i cambiamenti climatici, il sovraffollamento delle connessioni, l’esaurimento delle risorse energetiche, il proliferare di baraccopoli, la crescita del precariato, dell’ineguaglianza, delle tensioni sociali e religiose, sono solo alcune delle manifestazioni di un mondo surriscaldato e accelerato privo di qualsiasi regolamentazione che possa in qualche modo raffreddarlo. La domanda sorge conseguentemente in modo spontaneo e legittimo: esiste una valida alternativa a questa società globale? Come altre scienze anche l’antropologia prova a dare una sua interpretazione del problema, e lo fa, almeno in questo testo, confrontandosi con alcuni temi centrali come l’energia, la mobilità, le città, i rifiuti e la comunicazione.

Eriksen si muove con grande lucidità in questi cinque ambiti. Regala al lettore un’analisi attenta, multidisciplinare, capace di far emergere con chiarezza le contraddizioni che caratterizzano questi settori, di disgregarli e riconnetterli utilizzando, come chiave interpretativa, lo strumento del doppio legame, cioè di quel rapporto che mette in relazione due cose incoerenti tra di loro. Sud globale e Nord globale divengono le nuove coordinate per tracciare la rotta lungo la quale si deve muovere lo sguardo antropologico in uno scenario sempre più variegato. Accelerazione e rallentamento, surriscaldamento e raffreddamento, sostenibilità e insostenibilità, uguaglianza e disuguaglianza, piccolo e grande, flessibilità e rigidità, nell’era dell’antropocene sono coppie di effetti opposti che si manifestano contemporaneamente.

Così, l’estrazione di carbone in Australia è allo stesso tempo fattore di grande sviluppo economico ma anche di degrado ambientale irreversibile; l’inarrestabile crescita del numero dei turisti globali è fonte di ricchezza dei territori ma anche di perdita d’identità; le città sono il centro delle aspirazioni di molti uomini e donne ma allo stesso tempo la sede di conflitti sociali, economici e culturali che non siamo capaci di governare; il web ci permette di accedere ad informazioni che prima non avevamo ma al suo opposto produce una mole di rifiuti, non solo digitali, che non sappiamo smaltire; ciò che nel globale è sviluppo nel locale produce recesso. Gli esiti di tali processi sono incerti e indecifrabili, ma Eriksen non tentenna quando nell’ultimo capitolo ci avvicina alcune soluzioni che potrebbero indebolirne certe tendenze.

Ad aprire alla possibilità di una riconversione globale, nonostante i segnali di un cambiamento impellente stentino ad arrivare, è la presenza di un dialogo comune riguardante l’umanità e la sua direzione. Eriksen lo definisce conversazione globale, all’interno della quale, le molte culture che si oppongo all’omologazione, hanno iniziato ad elaborare nuove forme di contatto, negoziazione e condivisione. È questo il luogo dove è possibile superare i relativismi culturali e pensare ad innovative sintesi virtuose. La comunità morale globale deve essere ispiratrice di un confronto su soluzioni inedite, come ad esempio la decentralizzazione di attività su larga scala, l’applicazione di un modello villaggio, fatto di reciprocità e sostenibilità, a livelli sistemici più alti, o la gestione collettiva di economie globali. Si tratta in sintesi di definire un modello di sviluppo che abbandoni conflitti e scontri a favore della diffusione di sinergie e cooperazioni, o ancora meglio della costruzione di un’etica cosmopolita. Eriksen non ci vende semplificazioni inflazionate ma bensì ci dona mappe culturali per capire il divenire dei nostri giorni, in un libro bello, accessibile, che ancor prima di essere letto già se ne sente la mancanza, perché, come lui stesso afferma, “ In questo tipo di mondo, irriducibilmente vario e cronicamente surriscaldato, siamo tutti stranieri in terra straniera. Allo stesso tempo, ci troviamo tutti sulla stessa barca, divisi da un unico destino”. Cara estate, ti ho voluto tanto bene, ma adesso è tempo di tornare.

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