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Italo, Il Fascista in fuga che amava le donne. Nuovo romanzo di Alain Elkann

ROMA – Italo Veneziani, personaggio misterioso e controverso vissuto durante il Ventennio è il protagonista del romanzo Il Fascista (Bompiani, 240 p. 11,90 €), ultima fatica letteraria dello scrittore e giornalista Alain Elkann, genero dell’Avvocato Agnelli e padre di John e Lapo Elkann.

Il Fascista indaga su un giallo storico: una notizia appresa per caso risveglia la curiosità di Pierre, giornalista disincantanto, che decide di scavare nel passato e ricostruire il puzzle esistenziale di un fascista eccentrico, forse spia, forse amico dei partigiani. Un uomo straordinariamente colto, che suonava divinamente il pianoforte e amava le donne, con le quali aveva anche un inspiegabile successo.

Per la Storia, quella con la lettera maiuscola, Italo Veneziani si era rifugiato in una villa al confine tra Italia e Francia prima di sparire nel nulla. Qualcuno dice catturato dai partigiani, qualcun’altro dai tedeschi. Forse lo hanno ucciso perché aveva rinnegato il suo passato e cambiato bandiera. Insomma, era morto e presumibilmente sepolto. Finché un testimone non racconta di averlo visto a Gerusalemme negli anni Sessanta. E lo va a dire proprio a Pierre. E’ così che il giornalista decide di ripercorrere le sue tracce tra amori e politica, isole greche e grandi città. Anche perché suo padre ha sposato la moglie di Italo, Marie.

Chi era dunque Italo Veneziani? Era una spia? Sosteneva i partigiani? Che cosa nascondeva? Il desiderio di saperne di più e il legame con la sua famiglia inducono Pierre a fare domande, a ingaggiare confronti difficili con persone a lui molto vicine, districarsi tra i silenzi di Marie, la ritrosia di Alice e i tormenti di Vera, in un triangolo femminile impenetrabile e complicato. Ne viene fuori il ritratto di un uomo coerente e segreto, allegro e avventuroso, ma forse estraneo al suo tempo.

 

Di seguito citiamo un ampio stralcio del romanzo, pubblicato in anteprima sul quotidiano la Stampa. Quando la giovanissima Marie lo conosce nella villa di Lady Colbert a Mentone ne è respinta e attratta insieme. Nonostante Italo sia l’amico speciale di Louise Colbert, tra lui e Marie nasce una storia d’amore. Marie resta incinta; i due si sposano; nasce Alice. Poi tutto precipita…

Louise e Anthony si sposarono verso la fine degli anni venti e Louise Colbert sviluppò una passione per il giardino e l’Italia. Prese l’abitudine di soggiornare alla villa per alcuni mesi durante l’inverno e la primavera. Era un’entusiasta ammiratrice di Mussolini, che chiamava il Duce. L’aveva conosciuto in occasione di una cena privata a Roma con altri fascisti inglesi, e Mussolini non era sembrato del tutto indifferente al suo fascino.

Lord Colbert era piuttosto irritato dall’interesse della moglie per quel parvenu di Mussolini, il quale non riusciva ad articolare una parola in inglese ed era troppo arrogante. Quando il regime fascista promulgò le leggi razziali nel 1938, Lady Colbert non sembrò darvi alcuna importanza. Non era particolarmente antisemita, ma non immaginava che le leggi razziali fossero solo l’inizio di quella che sarebbe stata la soluzione finale. Il suo antisemitismo era un pregiudizio tipico della sua classe sociale.

Una mattina Lady Colbert stava passeggiando in giardino con il capo giardiniere quando udì qualcuno suonare il pianoforte e riconobbe le note di una mazurka di Chopin. Domandò al giardiniere chi fosse il pianista e lui le rispose che il signor Giuliani, sovrintendente e segretario di Lord Colbert, aveva affittato una delledépendances della villa a un gentiluomo italiano, un certo Italo Veneziani. Correva voce che fosse un amico personale di Mussolini, ed era stato uno dei primi fascisti, fin dalla Marcia su Roma. Era venuto a soggiornare lì perché aveva bisogno di un posto tranquillo dove ristabilirsi dopo un brutto incidente d’auto.

La notizia di quell’inquilino pianista suscitò la curiosità di Lady Colbert, che di lì a breve gli fece recapitare un messaggio per invitarlo a pranzo. Italo Veneziani le rispose dicendo che accettava il suo invito con gioia.

Era un uomo piccolo, cui l’incidente aveva procurato una brutta cicatrice sul viso e un danno all’occhio sinistro, che era rimasto mezzo chiuso. I suoi modi delicati avevano un che di femminile e la sua voce era suadente. Era beneducato ed emanava un intenso profumo di acqua di colonia al pino, il che era vagamente inquietante.

Lady Colbert lo trovò subito interessante, un fascista diverso dagli altri, e prese l’abitudine di chiamarlo «il mio amichetto italiano».

Italo invece aveva fatto una brutta impressione a Lord Colbert, che aveva chiesto a sua moglie: «Chi è quell’ometto così malvestito? Perché gli abbiamo affittato il cottage?». E aveva concluso: «Mi auguro di non rivederlo, parla un inglese impossibile!».

«Perché lo tratti così male, Anthony?» domandò un giorno Louise al marito, aggiungendo: «Sono d’accordo sul fatto che forse non è l’inquilino ideale, ma non è un seccatore ed è educato. Le uniche cose che trovo sgradevoli sono la cicatrice e quello strano occhio mezzo chiuso».

«Non devi difenderlo, mia cara. In fondo, che importa? E poi non lo trovo così malvestito. Forse è troppo profumato. Purché continui a pagare l’affitto e si comporti in modo decoroso. Ma c’è un che di sfuggente nel suo modo di fare, come se stesse nascondendo qualcosa».

«Credi che sia una spia? Di questi tempi non si può mai sapere. Pare sia un grande amico del Duce, ma chissà se è vero. Si dice anche che sia ricco».

«Come lo sai?».

«Me l’ha detto Giovanni, il giardiniere».

«Bene, vuol dire che pagherà l’affitto. Mia cara, mi dispiace ma devo tornare a Londra. Dicono che il governo stia vacillando e che il primo ministro potrebbe dimettersi. In molti credono che la guerra sarà inevitabile».

«Tesoro, ti dispiace se non ti accompagno? Ho diverse cose da sbrigare in giardino, e poi sono in arrivo degli ospiti…».

«Non mi aspettavo che venissi con me. Purché torni in tempo per la stagione di maggio…».

«Non mancherò, lo sai».

Da allora, ogni volta che Lady Colbert andava in giardino passava il più vicino possibile alla casa di Italo nella speranza di incontrarlo. C’era qualcosa di seducente in quell’uomo, qualcosa che non riusciva a spiegare.

Una mattina, mentre passeggiava con i cani, lo vide riposarsi su una chaise longue.

«Buongiorno!».

«Come sta, Lady Colbert?» domandò Italo, alzandosi con un movimento agile.

Quella mattina successe qualcosa tra di loro. Dal momento che Lord Colbert era tornato a Londra, qualche giorno dopo l’incontro Louise invitò Italo a pranzo.