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James Bond è esistito: era Richard Mallaby, spia inglese catturata dai nazisti

LONDRA – James Bond è esistito davvero: si chiamava Ric Mallaby ed era una spia inglese lanciata nel Lago di Como per fare da tramite con i partigiani italiani nel 1943, ma venne catturato dai fascisti e rischiò di essere ucciso. Riuscì però a fuggire. La storia di Ric Mallaby, spiega Vittorio Sabadin su La Stampa, è al centro del romanzo di Gianluca Barneschi “L’inglese che viaggiò con il Re e Badoglio”, un volume che racconta dettagli che fanno capire perché potrebbe davvero essere stato Mallaby ad ispirare il protagonista dei romanzi di Ian Fleming. 

Mallaby aveva coltelli nascosti, pellicole fotografiche nelle batterie di una pila, codici segreti mescolati alla pasta del dentifricio, e quando venne lanciato nel Lago di Como indossava una tuta a tenuta stagna che gli permise di raggiungere la riva a nuoto senza bagnarsi gli abiti. Proprio come in “Goldfinger”.

Ric Mallaby era uno Special Operation Executive, e aveva solo 24 anni quando fu paracadutato sul Lago di Como da un bombardiere Halifax. La sua missione era quella di prendere contatto con i partigiani per coordinarne l’attività con il comando britannico. Ma finì nelle mani dei fascisti.

Riuscì a salvarsi solo perché parlava bene l’italiano: nato a Ceylon da genitori inglesi, da piccolo si era trasferito con i genitori in una tenuta di famiglia vicino a Siena, Villa Poggio Vinci. Così, grazie alla conoscenza dell’italiano, Mallaby riuscì a convincere i suoi sequestratori che per loro la guerra era ormai persa, e si fece a portare a Roma.

Nella capitale italiana, spiega Sabadin, Mallaby conquistò la fiducia di Badoglio e divenne il tramite tra il Maresciallo e il comando anglo-americano di Algeri nel negoziato per l’armistizio. Accompagnò Badoglio e Vittorio Emanuele III nella loro fuga prima a Pescara e poi a Brindisi. Terminata la sua missione tornò a Londra.

Vene rimandato in Italia nel 1945, e finì questa volta nelle mani dei nazisti tedeschi. Anche in questo caso sfuggì al plotone d’esecuzione perché riuscì a diventare l’uomo di collegamento nella trattativa con gli Alleati che portò alla resa degli 800mila soldati tedeschi stanziati in Italia. Morì a Verona nel 1981, a 62 anni, ed è sepolto a Villa Poggio Pinci.

 

 


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