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Johanna Ruf , l’infermiera di Hitler rivela gli ultimi giorni nel bunker

Johanna Ruf , l'infermiera di Hitler rivela gli ultimi giorni nel bunker

Johanna Ruf , l’infermiera di Hitler rivela gli ultimi giorni nel bunker

LONDRA – Johanna Ruf, 88 anni, rivela gli ultimi e disperati giorni nel bunker di Adolf Hitler dove, infermiera all’epoca 15enne, schiaffeggiò il figlio di Joseph Goebbels, Helmut di nove anni, il giorno prima che venisse ucciso dal padre.

Nel suo libro “Eine Backpfeife fur den Kleinen Goebbels” (Uno schiaffo in faccia al piccolo Goebbels), racconta come si prendeva cura dei feriti, in un’infermeria improvvisata proprio sotto lo studio di Hitler, nel bunker vicino alla cancelleria del Reich, mentre le forze alleate circondavano l’edificio, scrive il Daily Mail.

Era pronta a incontrare il Fuhrer per ricevere elogi insieme ai colleghi, ma la cerimonia fu annullata perché alcune infermiere avevano il camice sporco. L’incontro non ebbe mai luogo poiché Hitler si suicidò, proprio lo stesso giorno in cui la Ruf schiaffeggiò Helmut, il figlio di Goebbels, che nei suoi confronti era stato maleducato.

Dopo 70 anni, la Ruf ha pubblicato la sua testimonianza sugli ultimi giorni del regime nazista e uno dei racconti più scioccanti del libro riguarda proprio l’incontro con il figlio del ministro della propaganda nazista. “Goebbels arrivò in infermeria, probabilmente voleva motivarci e disse “La vittoria finale è davanti alla porta” ma davanti alla porta c’erano solo i russi”, scrive la Ruff.

Nel bunker, poco dopo, la giovane infermiera incontrò un ragazzino che con lei fu “davvero maleducato, per cui l’ho avvertito che rischiava uno schiaffo”. Helmut la guardò con aria di sfida dicendo: “Provaci” e la Ruf gli mollò un sonoro ceffone sul volto. Soltanto dopo scoprì di aver schiaffeggiato il figlio di Goebbels.

La notte seguente, il ragazzino e i suoi fratelli furono avvelenati dai genitori che non potevano immaginare un futuro senza nazionalsocialismo. Hitler si era rifugiato nel bunker il 6 gennaio 1945, quando Berlino era sotto la minaccia russa, e lo trasformò nel quartier generale nazista finché, poi, il 30 aprile si tolse la vita.

Pochi giorni prima, con i russi ormai a pochi metri dall’ingresso del bunker, Ruf e i colleghi dovevano essere ricevuti da Hitler ma i camici erano sporchi e la cerimonia fu rinviata. La Ruf lavoravava 24 ore su 24 con circa 30 medici, ormai all’esterno non c’era più nulla e rimanevano nel bunker anche di notte.

“Ci hanno fornito pane a lunga durata, salsicce, caffè macinato, burro, cioccolato, sigarette, biscotti e zollette: il rifornimento della fanteria”.

Fino alla metà di maggio la Ruf lavorò nell’infermeria, poi fu trasferita dai russi a Francoforte sull’Oder quando fecero irruzione nel bunker e infine liberata il 27 luglio 1945.

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