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Hillary Clinton regina del caos, un libro di sinistra dice che…

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Hillary Clinton è entrata nella storia, almeno così si dice.

È la prima donna americana a correre per la conquista della Casa Bianca. Dopo gli ultimi risultati ottenuti alle primarie, in particolare quello della  California, la nomination è sicura. Ma riuscirà a vincere lo scontro con il ruvido Donald Trump? Il magnate americano, se i dirigenti repubblicani non si metteranno di traverso, sarà il competitore dell’ex-segretario di Stato.

Tutto li separa, eppure la diffidenza che serpeggia nei rispettivi elettorati verso di loro li accomuna. Strane elezioni quelle di novembre. L’America è disorientata. E perfino chi dovrebbe, per cultura e formazione, stare dalla parte della Clinton, mostra più che scetticismo, contrarietà. E’ il caso dell’analista Diana Johnstone, americana del Minnesota, giornalista residente a Parigi, di orientamento liberal-radicale, tanto da aver rotto con Daniel Conh-Bendit, della quale era portavoce al Parlamento europeo, per la svolta bellicista del leader verde nella prima metà degli anni Novanta, non risparmia critiche alla leader democratica, accusandola di ipocrisia politica e di arroganza a fronte delle scelte compiute come responsabile della politica internazionale americana.

Nel suo libro, Hillary Clinton regina del caos, mette in evidenza, ben oltre quanto ci si potrebbe attendere perfino da un nemico dichiarato, l’inadeguatezza dell’aspirante alla presidente enumerando le clamorose gaffes politiche come collaboratrice di Obama. Non solo la storia dell’uso disinvolto degli strumenti di comunicazione riservati viene messo in risalto, ma soprattutto l’ideologia di fondo della Clinton,    trascurata dai media, d’impronta aggressiva, coerente con la Dottrina Monroe che ha ispirato buona parte delle amministrazioni statunitensi nel secolo scorso, pur criticata dai pacifisti.

Tale dottrina, scrive la Johnstone, “enunciata per proteggere il continente da potenze esterne, ha finito in pratica per assumere il significato di licenza concessa magli Stati Uniti di proteggerne gli abitanti da se stessi e dai loro ‘errori’ “. Inaccettabile per la severa analista americana la quale documenta come la Clinton  voglia esportare il censurabile “metodo” in tutto il mondo, atteggiamento testimoniato perfino da piccoli golpe, come quello in Honduras nel 2009 dal quale a parole prese le distanze, ma i fatti s’incaricarono di illustrare il ruolo quantomeno ambiguo che ebbe nella faccenda, mettendo a repentaglio i rapporti degli Stati Uniti con tutto il Continente latino-americano.

 

Le operazioni in Libia, come si sa, sono state un disastro; l’approfondimento delle incomprensioni con Putin hanno travolto i buoni rapporti perfino tra l’Unione europea e la Russia; dal ciclo di guerre dei Clinton nei Balcani l’Occidente ha avuto un ritorno disastroso. Un bilancio tutt’altro che incoraggiante. Così come lo strumentale rapporto con l’elettorato femminile che alla Johnstone lascia più d’un dubbio, tanto da scrivere che anni la Clinton “tenta di vendere alle donne l’idea che saranno loro ambizioni, non le sue, a essere premiate qualora venga eletta presidente degli Stati Uniti. L’idea sembra essere che se Hillary riuscirà a ‘sfondare il soffitto di vetro’, le donne americane potranno riversarsi in massa attraverso la breccia, occupando i piani alti, la soffitta e perfino il tetto dell’edificio. Ma abbiamo davvero bisogno di dimostrare che una donna può essere presidente?”

Già, l’interrogativo della Johnstone è più che fondato.  Cos’altro vedrà l’America se la “regina del caos” si insedierà alla Casa Bianca?

DIANA JOHNSTONE: Hillary Clinton regina del caos, Pagine 247, Euro 15,00, Zambon Editore