Blitz quotidiano
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Se la “invasione” non attenua la sofferenza per il calo demografico resta solo il Lambrusco

La foto di Gennaro Malgieri

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ROMA – Al fondo, siamo tutti, almeno un po’, reazionari. Non abbiamo quasi mai il coraggio di confessarlo a noi stessi, figuriamoci agli altri. E ce la meniamo con “distinguo” facili e passabili per giustificare appena appena il nostro disappunto quando l’insofferenza per ciò che ci accade d’intorno monta fino a diventare incontenibile. Accade così che ci rifiutiamo di dirlo perfino a noi stessi, magari confessiamo l’inconfessabile alla cerchia degli amici più fidati, mentre quelli “colti” si rifugiano nella lettura dei padri nobili della controrivoluzione, del tradizionalismo. Pochi, diciamoci la verità, hanno il coraggio di manifestare il loro disappunto per come gira il mondo.

Uno di questi, che non le manda a dire, con eleganza pari alla cultura che lo ispira, è Camillo Langone. Brillante saggista e giornalista, non ha timore nel definirsi e nel farsi percepire, forse al di là delle sue stesse intenzioni, per ciò che è: un reazionario della più bell’acqua. E allo scopo, tanto per togliere dubbi a chi ne avesse avendolo incontrato sulle pagine del “Foglio” o del “Giornale“, non ha esitato a mettere in fila i suoi pensieri scaturiti da una smodata (e comprensibile oltre che dal sottoscritto condivisa) passione per il lambrusco, vino nobile e di carattere, capace di accendere entusiasmi, allontanare malinconie  e tramutare i turbamenti in furori.

In tal modo ci restituisce una fotografia che gli amanti del “politicamente corretto” si sono illusi per qualche tempo di aver strappato una volta per tutte. A differenza dei vecchi dagherrotipi, le foto contemporanee non sono uniche, ma riproducibili. E perciò Langone si prende la rivincita sui quanti lo hanno apostrofato in maniera piuttosto incivile (ma a lui va bene così) fino a presentarlo come “socioculturalmente sfavorito” elencando quel che non si può dire, ma non si può evitare di pensare.

“Vidi la patria invasa e mi rifugiai nel lambrusco”, avverte i lettori del suo libro appena pubblicato da Marsilio. E con il romanziere francese Michel Houellebecq, dice: “Se non riesco ad articolare la mia sofferenza in una struttura ben definita, sono fottuto”.

Il suo dolore è il dolore di tanti nel vedere un mondo che rovina sotto i colpi di un’invasione culturale invisibile soltanto a chi si ostina a non volerla vedere. Ed è per questo che a chi come Langone è presente  invece “il cuore dell’Italia vuoto per apostasia”, le sue vene “vuote per crollo demografico e la sua anima sostanzialmente “abbrutita”, non resta che l’indignazione.

Davanti alle sofferenze di chi non si è adeguato a pensarla come vorrebbero tutti gli altri – maestri e maestrini del pensiero, imperterriti nel temperare matite rosse e blu – sembra doveroso tenere conto che sull’ambientalismo e sul veganismo, sull’ateismo e sull’estinzionismo, sull’europeismo e sull’evoluzionismo, sul femminismo e sul genderismo, sull’immigrazionismo e sull’islamismo, sul minimalismo e sul multiculturalismo, sull’omosessualismo e sul pacifismo e sui tanti altri “ismi” che sono croce e delizia dei corsivisti del giornali “corretti” e degli opinionisti ben pettinati, ci possa essere quanto meno un punto di vista diverso da quello corrente.

Insomma, Langone ha visto “la patria invasa” – e non soltanto in senso metaforico – e si è “rifugiato nel lambrusco” dove se non la consolazione, ha quanto meno trovato la forza per riempire di parole quel vuoto avvertito tanto dolorosamente da denunciarlo pur sapendo di prendersi sonore sconfessioni (delle quali poco gli frega, a dire la verità) o un più offensivo silenzio da parte dell’establishment culturale che, come tutti sanno, è restio a discutere di ciò che non condivide. Esempio luminoso di libertà, naturalmente.

La battaglia contro l’invasione può essere condotta in vari modi. Langone ha scelto la più efficace: mettendo a l’ipocrisia e scrivendo ciò che pochi osano esplicitare pur pensandolo. Perciò i suoi Pensieri del lambrusco fanno bene, oltre a dare la lieve ebbrezza che conosciamo, aiutano a digerire i piatti più forti. Quelli che escono dalle antiquate e profumate cucine di un reazionario ironico, tragico, perfino comico, ma sempre libero.

CAMILLO LANGONE, I pensieri del lambrusco. Contro l’invasione, Marsilio, pp.175, 16,00 euro