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Socialismo, idea morale per Othmar Spann, internato dai nazisti, contestato dai liberatori

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Il vuoto di idee che caratterizza la politica contemporanea paradossalmente spinge chi ha interesse a comprendere i fenomeni socio-culturali ad approfondire il pensiero “rimosso”.

La pubblicazione del breve saggio di Othmar Spann (1878-1950) sul socialismo, tratto dalla fondamentale opera Breve storia delle teorie economiche, è un’occasione per riconnettersi ad un movimento che ha segnato la vita politica degli ultimi due secoli. Spann, universalmente riconosciuto come il più autorevole sociologo austriaco della prima metà del Novecento, procede nella sua mirabile “sintesi” dal manifestarsi delle ansie sociali fino all’organizzazione sistemica di esse attraverso il travaglio che ha preceduto e poi superato l’analisi di Marx.

Da ideologo  fuori dagli schemi egli si rivolge a chi sta a destra e a chi sta a sinistra animato, come scrive nella densa post-fazione Luca Gallesi, direttore della collana dell’editore Mimesis nel quale il libro viene pubblicato, “solo da quella che lui ritiene la ricerca del bene comune”. Ed aggiunge: “Cardine del suo pensiero è l’idea di una società anti-individualista”. Un obiettivo che supera il socialismo stesso e che nella sua opera più importante, Il vero Stato, formula come una “teoria dei ceti”, vale a dire di organizzazioni reali che si strutturano autonomamente intorno a quella che ha il compito di armonizzarle, cioè lo Stato, fondamento degli equilibri che governano le istanze della persona e contemperano le ragioni della socialità diffusa.

Il saggio di Spann, tanto suggestivo quanto essenziale, pur non avendo un fine strumentale immediato, fa capire come il socialismo può superarsi nella nazione attraverso la faticosa conquista di una “moralità” collettiva, dunque non solo economica, come indicato prima da Ricardo e poi da Marx. E realisticamente osserva che “il socialismo non è veramente una teoria del processo economico. Essa vuol essere un’idea morale, che postula un determinato indirizzo economico, è solo per questo fine si serve di teorie economiche (in genere di altre scuole); pertanto è riuscito originale solo nella critica dell’ordine costituito”.

Spann, la cui parabola accademica venne bruscamente interrotta dall’Anschluss, internato dai nazisti a Dachau perché ferocemente critico del razzismo biologico, fu poi, dopo la guerra, contestato dai “liberatori” per la sua opposizione scientifica alle teorie liberal-democratiche. Una fine assurda per chi sosteneva che il destino dell’uomo non poteva essere un destino esclusivamente economico.

Parole profetiche, annota Gallesi, anche se oggi il marxismo “pratico” è scongiurato ma non meno minacciosa   nel condizionare la vita sociale di miliardi di esseri umani  si presenta  “la dittatura del pensiero unico mondialista”. Se essa non è la trasformazione dell’universalismo socialista poco ci manca. La radice è la stessa: l’individualismo egoista e determinista che si fa gioco dei diritto dei popoli e delle loro culture.

OTHMAR SPANN, Breve storia dell’idea di socialismo, Mimesis, pp.53, 5,90 euro