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Roberto Mancini, “Io, morto per dovere”: libro agente eroe

ROMA – Roberto Mancini è stato il poliziotto che per primo ha parlato di Terra dei Fuochi. “Aveva scoperto qualcosa che non si poteva dire, qualcosa che dava noia a troppe persone, per questo è stato lasciato solo. Diceva la verità, per questo è morto”. La sua storia ci viene raccontata in “Io, morto per dovere”, un libro-verità scritto a quattro mani dai giornalisti Luca Ferrari (già autore dell’inchiesta che ha raccontato per la prima volta la storia di Mancini, pubblicata su Repubblica, ma anche fotografo e regista, autore dei documentari Pezzi del 2012 e Showbiz del 2015) e Nello Trocchia (autore di molte inchieste giornalistiche e libri, come Federalismo criminale, La peste e Roma come Napoli), con la collaborazione della moglie Monica Dobrowolska Mancini, uscito l’11 febbraio per Chiarelettere.

“Aveva scoperto qualcosa che non si poteva dire, qualcosa che dava noia a troppe persone, per questo è stato lasciato solo. Diceva la verità, per questo è morto”, scrive Giuseppe Fiorello nella prefazione al libro e sarà proprio l’attore siciliano a interpretare Mancini nella fiction “Io non mi arrendo”, una coproduzione Rai Fiction-Picomedia per la regia di Enzo Monteleone che andrà in onda su Rai Uno in prima serata il 15 e il 16 febbraio.

Nella presentazione del libro su Ibs si legge:

Un uomo sapeva già tutto del disastro ambientale nella cosiddetta Terra dei fuochi. Vent’anni fa conosceva nomi e trame di un sistema criminale composto da una cricca affaristica in combutta con la feccia peggiore della malavita organizzata e con le eminenze grigie della massoneria. Aveva scritto un’informativa rimasta per anni chiusa in un cassetto e ritenuta non degna di approfondimenti, ha continuato il suo impegno depositando, nell’ultimo periodo della sua vita, un’altra informativa (pubblicata per la prima volta in questo libro). Quest’uomo si chiamava Roberto Mancini, è morto il 30 aprile 2014, ucciso da un cancro.

Sarà riconosciuto dal ministero dell’Interno come “vittima del dovere”. Un giovane poliziotto cresciuto tra le fila della sinistra extraparlamentare negli anni confusi e violenti della contestazione. Manifestazioni, picchetti, scontri di piazza, poi la scelta della divisa, per molti incomprensibile e spiazzante, per Mancini del tutto naturale. Una grande storia di passione, impegno e coraggio. Questo libro finalmente la racconta tessendo insieme con delicatezza e profondità le testimonianze dei colleghi e della famiglia (la moglie Monika, che ha collaborato alla stesura, la fi glia Alessia, che aveva tredici anni quando il papà è morto), i documenti, oltre dieci anni di lavoro alla Criminalpol e la voce stessa di Mancini, che restituisce la sua verità e tutto il senso della sua battaglia umana e professionale.