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San Pietroburgo, libri di Brokken e Floris sulla Rivoluzione d’ottobre di 100 anni fa

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Anna Achmatova

ROMA – Arrivato all’incirca a metà di questo libro, Bagliori a San Pietroburgo di Jan Brokken, mi sono chiesto: posso recensire un libro sulla città di San Pietroburgo sottraendomi al tema della Rivoluzione Russa nell’anno del suo centenario? Si, avrei potuto farlo, ma poi mi sarei ringhiato contro; perché il moto rivoluzionario del 1917 è fatto storico di smisurata importanza per essere tenuto lontano, e ciò che non avreste letto avrebbe inciso più delle parole scritte.

Da qui un « canto a due voci » tra libri: il volume di Jan Brokken, ed il saggio storico, La forza del mito,  scritto dal professore Marcello Floris.

Bagliori a San Pietroburgo si presenta al lettore nel caratteristico formato, lungo e stretto, delle edizioni Iperborea. In copertina un dipinto di Natan Al’tman simboleggia la figura di Anna Achmatova, la poetessa russa che incontriamo subito nel primo dei trentasette brevi capitoli.

“È strano, a nessuna città mi sento tanto legato quanto a San Pietroburgo, e al tempo stesso nessuna mi incute altrettanto timore. È come se l’angoscia traspirasse dai muri ” afferma Brokken a pagina 84.

Con questo stato d’animo, nel 2015, quarant’anni dopo la sua prima visita, quando ancora la città si chiamava Leningrado, lo scrittore e viaggiatore olandese torna a passeggiare lungo le strade di quella che un tempo fu capitale dell’impero.

Ad accompagnarlo sono le vite dei grandi artisti russi, che in quelle vie hanno incrociato le loro personali storie con il destino di un paese che si apprestava a vivere gli eventi drammatici della rivoluzione.

Il Neva, che bagna la città, è il fiume che metaforicamente testimonia alle vicende narrate, e non è un caso se sulle sue rive Brokken incontra la statua della Achmatova inaugurata nel 2006. Là, davanti alla ex prigione di Krestij, dove adesso si erige per almeno tre metri sopra un piedistallo, tra il 1935 ed il 1940 stava ad aspettare giorno e notte nella speranza di avere notizie del figlio arrestato a seguito delle grandi purghe staliniane.

Ritratta da Modigliani, Kuzma Petrov – Vodkin, Natan Al’tman e corteggiata da Pasternak che voleva sposarla, la poetessa russa non temeva le autorità, che la colpirono con forza ma sempre in modo indiretto. Si spense nel 1966, e la città a lei ha dedicato anche un museo, che dice Brokken essere “ … una finestra sulla sua vita e sulle condizioni in cui vivevano gli artisti in Unione Sovietica…”.

Le passeggiate tra presente e passato si susseguono nelle pagine veloci del libro, ed i luoghi dove la storia ha sedimentato i suoi indizi, ci rivelano fatti ed avvenimenti umani che l’autore coglie anche nella loro prospettiva storico – politica.

È il caso ad esempio del poeta Sergej Esenin, uno dei primi, disilluso dalla rivoluzione, a criticare il governo bolscevico, sposato con una nipote di Tolstoj, ma che poi, non più che trentenne, si uccide nel 1925 in una camera dell’Hôtel d’Angleterre, strangolandosi con un cavo elettrico staccato dal muro; oppure lo scrittore Aleksandr Solženicyn, autore del libro denuncia sui gulag Una giornata di Ivan Denisovic, considerato l’erede diretto di Dostoevskij.

“All’inizio denigrati, poi a lungo disconosciuti e umiliati, per concludere celebrati e venerati: è stato questo il destino di molti artisti in questa città ” ( pag. 87 ), e come non essere in accordo con questa affermazione di Brokken quando cita Rachmaninov e la prima esecuzione della sua Sinfonia n.1 a San Pietroburgo nel 1897 fischiata dalla critica: “ Il compositore ne fu talmente sconvolto da rimanere bloccato per tre anni nella cupa inerzia di una depressione ” ( pag. 50 ).

Scorrono come diapositive – immagine desueta penserà qualcuno – i luoghi della città visitati dall’autore: la chiesa del Salvatore del Sangue costruita dove nel 1881 venne ucciso lo zar Alessandro II, l’ultima casa nella quale visse e morì Dostoevskij ora diventata casa museo, la via Malaja Morskaja che ospitò gli scrittori Turgenev e Čajkovskij, la residenza nella via Marata del compositore Šostakovič in conflitto con Stalin per ben diciassette anni, fino ad arrivare sulla Prospettiva Zagorodnij ed al Museo Russo che custodisce le opere del maestro Malevič.

Proprio un suo dipinto, Casa rossa, è riportato in copertina nel libro di Flores, rilegato nella distinta brossura della collana Storie edita da Feltrinelli.

Il saggio si apre con Pietroburgo nelle mani dei rivoltosi nel Febbraio del 1917 e si chiude con la caduta del Muro di Berlino, Novembre 1989. Nel mezzo c’è una sintesi divulgativa ma rigorosa, che ripercorre le tappe fondamentali della rivoluzione ed elabora risposte a domande che ancora caratterizzano il dibattito storiografico su questo evento.

I fatti più significativi non mancano: dalle “ tesi di aprile ”, elaborate da Lenin, alla dittatura del partito bolscevico; dalla nuova politica economia ( NEP ), alla nascita dell’Unione Sovietica; e poi l’avvento di Stalin ed il Grande Terrore, la Seconda Guerra Mondiale, la svolta di Chruscev, la costruzione del muro di Berlino nel 1966 fino ad arrivare agli anni di Gorbacev.

Non è facile cavalcare nella sterminata prateria della storia russa, ma in questo testo, la trattazione di alcune rilevanti questioni relative all’interpretazione degli eventi, fanno non solo da collante tra le fasi storiche e politiche osservate, ma aiutano anche a tratteggiare una mappa concettuale che facilita la fruizione dei contenuti proposti al lettore.

In questa prospettiva alcuni capitoli si fanno carico di analizzare, ad esempio, l’eventuale natura socialista della Rivoluzione Russa, scavando nel profondo, fino alle radici dell’ideologia comunista, che produsse il suo primo vagito nella Londra del 1848 con la pubblicazione de Il manifesto del partito comunista. Altri invece si soffermano sul binomio  socialismo / guerra che tanto ha influito sulle dinamiche rivoluzionarie; sviscerano le contraddizioni di una dittatura che si professa « del proletariato » ma che nella realtà diventa di un partito unico e del suo gruppo dirigente; interpretano le relazioni tra mondo contadino e mondo operaio, e contestualizzano la grande « narrazione russa » nell’intreccio tra socialismi e comunismi.

San Pietroburgo è la città nella quale Brokken passeggia ed osserva le memorie dell’intellighenzia russa che in quei luoghi l’ha preceduto: Kirov, Sobcak, Cechov, Gogol’ Puskin, Gumilev, Belyj, Jusupov, solo per citarne alcuni raccontati nel libro. Il lascito di quella generazione erudita, va ben oltre il valore delle loro opere, testimoni e vittime della stretta morsa del regime che hanno combattuto e subito. Perché San Pietroburgo è anche la città dove scoppia la rivoluzione del ’17, e Flores è puntuale nel porre all’attenzione del lettore quanto la forza del mito sia riuscita a nascondere menzogne e repressioni che hanno segnato uno dei regimi più atroci della storia.

Brokken e Flores hanno scritto due libri molto diversi tra loro, ma non c’è dubbio che entrambi, seppur da prospettive diverse, ci raccontano molto della complessa esperienza vissuta da questo paese, e di come, forse, caduto il mito della chiesa comunista e della religione bolscevica, sia ancora alla ricerca di un divenire storico che faccia i conti con il passato.

Anni fa comprai i Racconti di Pietroburgo scritti da Nikolaj Gogol’ ma non lo lessi; lo trovai incompatibile con il mio animo di allora. Dopo tutto questo tempo  le pagine sono irrimediabilmente un po’ ingiallite, ma è bastato spolverarlo con un panno per trovarlo quasi nuovo tra le mie mani: “ Non c’è niente di più bello della Prospettiva, almeno a Pietroburgo: per questa città la Prospettiva è tutto. Di che cosa non brilla la strada regina della nostra capitale?”, scriveva Gogol’. Forse è arrivato il tempo di leggerlo.

Bagliori a San Pietroburgo. ( Passeggiate tra presente e passato ) di Jan Brokken, Iperborea, pp. 224, € 17,00.

La forza del mito. ( La rivoluzione russa ed il miraggio del socialismo ) di Marcello Flores, Feltrinelli, pp. 291, € 19,00.

 

 

 

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