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“Il segreto di don Pancino”, il libro sul confessore che raccolse i rimorsi del duce

AVIANO – Il libro “Il segreto di don Pancino”, edito dalla Libraria e scritto da Dino Barattin, racconta la storia del parroco di un paese friulano che si è trovato improvvisamente al centro di un grande intrigo internazionale legato alla seconda guerra mondiale.

I protagonisti sono Mussolini, Hitler, Churchill, spie e agenti segreti,  tutti a caccia dei diari di Galeazzo Ciano, il genero del duce fatto fucilare dai fascisti nel gennaio del 1944 a Verona. Scritto nel 2016, il libro è stato presentato nuovamente in queste ore all’evento “Sabato dei libri” all’interno della rassegna “Tutti i gusti del sapere” in corso ad Aviano (Pordenone).

Il Messaggero Veneto, in un articolo di un anno fa racconta la vicenda riportata nel libro

“Quelle preziose carte erano state nascoste da Edda, moglie di Ciano e figlia di Mussolini, che considerava il padre quale maggior responsabile della morte del marito. Era scappata in Svizzera minacciando di far scoppiare uno scandalo mondiale consegnando agli alleati i diari che svelavano dettagli molto compromettenti per il duce, con i retroscena sui rapporti con i tedeschi e Hitler in particolare. Materia esplosiva, scottante, che a un certo punto vide entrare in scena, con modalità silenziose, ma clamorose, la figura di don Giusto Pancino, parroco a Erto, il remoto paesino ai confini dell’allora provincia di Udine, divenuto tristemente famoso negli anni Sessanta per il disastro del Vajont e raccontato ora nei libri di Mauro Corona”.

“Il parroco venne convocato a sorpresa nella villa Feltrinelli, a Gargnano, costruzione imponente sul lago di Garda. Lì aveva trovato rifugio Mussolini dopo la nascita della Repubblica sociale. Ma cosa voleva da quel prete che viveva in un borgo dimenticato del Friuli? È questa la vicenda narrata in un libro appena pubblicato dall’editrice Libraria. Si intitola Il segreto di don Pancino. Mussolini, Edda e i diari di Ciano, scritto da Dino Baratin, sandanielese, che già si era cimentato nella ricostruzione di fatti storici dimenticati, ma stavolta tocca il punto più alto nelle sue ricerche svelando notizie già parzialmente note, almeno agli studiosi e agli appassionati di quel periodo, ma con il pregio di mettere ordine nelle varie informazioni componendo così un racconto originale, di notevole interesse. Il libro sarà presentato domani, alle 18, alla biblioteca Joppi di Udine, in un dialogo dell’autore con Mauro Tonino”.

Tutto parte dal momento in cui Mussolini, in un periodo di depressione, gravi difficoltà e rapporti drammatici con la figlia, decise di chiedere aiuto al giovane prete che cominciò così a frequentare Gargnano al punto di essere conosciuto come “il confessore di Mussolini”. Ma perché lui? Pancino, nato a Portogruaro nel 1907, si era trasferito da bambino a Milano con la famiglia andando ad abitare nel quartiere in cui vivevano i Mussolini e lì, giocando in strada, aveva conosciuto Edda («Era una ragazzina magra, nervosa, con due grandi occhi»). Tipica amicizia adolescenziale, tra scherzi e spensieratezza. Rapporto che si riaccese quando, fattosi prete, don Giusto raggiunse come cappellano volontario il fronte greco-albanese e lì rivide casualmente in un ospedale Edda, crocerossina volontaria”.

“Tra i due si rinsaldò una confidenza rimasta tale poi per sempre. Sapendo questo, fu appunto al parroco, nel frattempo destinato alla comunità di Erto, che il duce chiese collaborazione nei giorni terribili in cui doveva decidere la sorte di Ciano, imprigionato a Verona con gli altri processati per tradimento. Fasi che Baratin ricostruisce in un racconto incalzante, teso, da thriller quasi, fino alla fucilazione, che diede poi inizio a un’altra pagina piena di colpi di scena per mettere le mani sui preziosi diari scritti da Galeazzo quand’era ministro degli esteri. Durissime soprattutto le frasi e le accuse contro Hitler, formulate in privato. In questo intrigo don Pancino si destreggiò abilmente, per aiutare l’amica Edda, facendo sorgere attorno a lui molte supposizioni, compresa quella di essere un agente segreto delle SS. Ma l’aspetto strabiliante è che il parroco, dopo aver svolto questo ruolo e avere ascoltato i rimorsi estremi del duce, tornato a Erto divenne protagonista nei giorni della liberazione, salvando il paese dalle rappresaglie naziste. «Figura sfuggente e misteriosa», lo definisce infine Baratin”.

“Un prete ricordato ancora con affetto nei paesi dove visse: da Erto si trasferì a Vivaro dove la sua leggenda continuò. Si vociferò pure che il Vaticano lo avesse mandato in Russia in missione segreta. Morì a Murlis di Zoppola nel 1981 e tra le corone al funerale spiccava quella inviata da Edda Ciano. L’ultimo enigma su di lui riguarda la destinazione delle sue carte personali e private che potrebbero far capire tante cose. Dove sono? Anche questo interrogativo ha alimentato favole, leggende, ipotesi. Ne ha parlato pure Mauro Corona in uno dei suoi libri svelando che si trovano in tre cassette di ferro, ben nascoste in una cavità vicino a Erto. La caccia insomma continua. Un mistero infinito, non una favola”.

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