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Dark lady Amelia Bassano ha scritto Amleto di Shakespeare?

LONDRA – Shakespeare: l’ultima, che non è proprio l’ultima, è che fosse  una donna ebrea veneziana, Amelia Bassano, trapiantata in Inghilterra con la famiglia di musicisti alla corte di Elisabetta I? La teoria, già esposta da uno studioso inglese, Michael Egan, nel 2010, è ora sostenuta in un libro di John Hudson, studioso di Shakespeare e direttore di una compagnia di teatro che da tempo sosteneva collegamenti fra William Shakespeare e Amelia (o Emilia) Bassano. Il libro si intitola “Shakespeare’s Dark Lady”, la donna scura, cui Shakespeare ha dedicato alcuni dei suoi sonetti e sulla quale per secolo si sono esercitati studiosi nel tentativo di identificarla fino a quando, nel 1973, Alfred Leslie Rowse rivelò l’identità della Dark Lady dimostrandola con convincenti argomenti.

Ce ne passa però fra essere la Dark Lady e essere autore o autrice di opere fra le più inarrivabili dell’umanità, pari solo a Omero, i tre tragici greci e Dante Alighieri: a incrociare date e circostanze si può affermare che

1. il vero autore delle opere di Shakespeare fu Edward De Vere, duca di Oxford (vedi sotto);

2. una lettura critica del libro di Rowse sulla Dark Lady lo conferma (vedi sotto);

3. William Shakespeare nacque nel 1564, De Vere nel 1550, Amelia (o Emilia) Bassano nel 1569, Henry Wriothesley, lord Southampton, nel 1573: fra queste quattro date passa la misteriosa vicenda di cui ci stiamo occupando, che vanno a loro volta incrociate con la morte di De Vere: 1604, le opere di Shakespeare pubblicate dopo questa data: 10; l’anno in cui Shakespeare si ritirò al paese natio, Stratford: 1611, prima di morire: 1616. Aveva 47 anni quando si ritirò, 52 quando morì.

Che sia morto giovane non sorprende, in quegli anni senza antibiotici, che si sia ritirato a 47 anni è inverosimile, non s’è mai visto un attore o in genere un lavoratore non manuale andare in pensione di sua volontà.

Diverso sarebbe stato se, esaurito il deposito di opere lasciato da De Vere prima di morire, non essendo in grado di produrre lavori all’altezza, avendo accumulato una certa ricchezza, Shakespeare avesse pensato meglio di ritirarsi circonfuso di gloria. In passato come oggi sono stati rarissimi i casi di attori che siano anche autori. Oggi gli attori possono guadagnare cifre iperboliche grazie al cinema e alla tv, ma in passato quella di attore e ballerina erano attività riservate agli schiavi. Nerone che faceva l’attore fu una sciagura per gli aristocratici romani. Gli autori erano aristocratici, pensate a Sofocle, protagonista di primo piano della vita politica e militare di Atene.

Nelle opere di Shakespeare confluisce una cultura del tipo che Fantozzi definirebbe “mostruosa”, letture enciclopediche, capacità di tecnica poetica che sembrano poco compatibili con quel che si sa della formazione di Shakespeare, il cui profilo sembra piuttosto quello di un abile impresario prima ancora che attore.

E Angela Bassano, in tutto questo, come quadra? Musicista senza grandi mezzi ma grandi aspirazioni, potrebbe benissimo essere la Dark Lady di Shakespeare, non nel senso di donna oscura del mistero, tipo Sharon Stone in Basic Instinct, ma proprio perché era quello che in veneto dicono “moracciona”, bella scura, occhi di carbone scintillanti, in una età inesorabile, i 20 anni. I sonetti a lei dedicati sono pubblicati nel 1594, parlano di un doloroso triangolo d’amore: il poeta che soffre, la ragazza che lo respinge e si butta nelle braccia di un uomo in cui convergono giovinezza (20 anni), bellezza, prestanza fisica (a giudicare dai ritratti alto bello e biondo) e ricchezza (è lord Southampton, uno dei favoriti della regina). Non è William Shakespeare a entrare in questo quadro: ha 30 anni, troppo pochi per i lamenti da vecchio sconfitto del poeta dei sonetti. De Vere invece ne ha 44, non propriamente vecchio ma quelli sono anni di crisi esistenziale per il maschio e in più De Vere non gode di ottima salute. Se poi si crede al film “Anonymous” (2011) e alla teoria su cui si basa (vedi sotto), Southampton era anche figlio naturale e segreto di De Vere: al conflitto fra generazioni si somma quello fra padri e figli che, come insegna Sofocle, scatta anche nella inconsapevolezza.

Angela Bassano è stata la prima donna poeta inglese, o che comunque ha avuto il coraggio di pubblicare poesie in quei secoli così maschilisti. La sua opera prima ha un titolo latino “Salve Deus Rex Judeorum” ma contenuto molto moderno, fra cui una “Apologia in difesa delle donne” che è considerata una pietra nella storia della emancipazione femminile. Aveva quindi una certa cultura ma non tale da esprimersi nelle opere di Shakespeare. Se poi fosse stata lei la ghost writer, perché la produzione di Shakespeare sarebbe dovuta finire nel 2011, quando Shakespeare era ancora vivo e in salute e lei aveva solo 42 anni e ancora 34 anni da vivere?

Non si deve escludere una sua collaborazione con De Vere. Conosceva l’Italia del Nord Est, consceva usi e costumi degli ebrei di Venezia. Amore e collaborazione professionale e artistica potevano benissimo intrecciarsi. Non si deve però trascurare che De Vere era stato mesi in Italia oltre 10 anni prima che Shakespeare rappresentasse il suo primo dramma.

Già nel 1973 A.L. Rowse espose la teoria che si trattasse di Amelia Bassano, scura non per i suoi legami nascosti con un nobile cugino della regina ma anche di pelle e capelli perché italiana: sangue moresco o sangue ebraico?

Amelia Bassano nacque a Londra nel 1569 da una famiglia di musicisti di corte. Fu battezzata ma questo non attenua l’ipotesi di una origine ebraica. Quelli erano tempi in cui la Santa Inquisizione non gradiva gli ebrei, che o si convertivano o venivano mandati al rogo. La Inquisizione non aveva giurisdizione in Inghilterra, ma l’ antisemitismo era molto forte e radicato e una conversione forzata può essere stato il prezzo pagato dal gruppo di musicisti veneti di cui facevano parte i Bassano per suonare a Corte. Del gruppo facevano parte anche i Lanier, cugini dei Bassano. Con uno di loro Amelia fu fatta sposare dopo che rimase incinta e partorì un figlio al suo amante nobile, Henry Carey Lord Hunsdon. Lei aveva 23 anni, il lord 45 di più e la loro storia aveva avuto inizio quando Amelia era ancora minorenne.

Secondo il nuovo libro di Hudson, Amelia divenne poi l’amante di Christopher Marlowe, un altro grande poeta e drammaturgo inglese,  cupo e tragico personaggio, grande rivale di Shakespeare.

Altra coincidenza, Lord Hunsdon oltre a essere Lord Ciambellano, carica da non confondere con quella di Lord Gran Ciambellano di Eward De Vere, era anche patrono del teatro con un ruolo di corte che ne faceva un ministro della cultura di quei tempi e 2 anni dopo la fine della storia con Amelia fondò la  compagnia  teatrale chiamata Lord Chamberlain’s Men,

La teoria si aggiunge alle ormai tante che vogliono William Shakespeare solo un prestanome, anche rozzo, ignorante e un po’ imbroglione, di qualche ricco, nobile e coltissimo inglese. C’è stato anche un recente film molto bello, Anonymous, in cui si sosteneva che Shakespeare firmava per conto di Edward De Vere, duca di Oxford e gran ciambellano d’Inghilterra. Il regista di Anonymous, Roland Emmerich, va oltre e sostiene che De Vere sia stato per un periodo anche amante di Elisabetta, più grande di lui di 17 anni. Elisabetta gli avrebbe dato anche un figlio segreto diventato poi lord Southampton, coinvolto nel complotto del conte di Essex (altro possibile figlio naturale della regina). Essex fu fatto giustiziare, Southampton fu graziato in extremis per intervento di De Vere.

Secondo la “teoria del principe Tudor” (Prince Tudor theory) su cui si basa il film Anonymous di Emmerich, Edward de Vere e Elisabetta I non solo sarebbero stati amanti ma anche Edward sarebbe stato a sua volta figlio di Elisabetta: quindi i due, inconsapevolmente, avrebbero commesso incesto. Gli anni ci sarebbero. Fra De Vere e Elisabetta passavano 17 anni, quindi in quei tempi di rapporti precoci sarebbe stato più che plausibile. Quando De Vere nacque Elisabetta non era ancora regina, era oggetto delle attenzioni molto spinte e forse ricambiate del patrigno Thomas Seymour, ma i conti non tornano perché De Vere nacque il 12 aprile 1550 13 mesi dopo che Seymour era stato decapitato. Che Elisabetta confinata in campagna si consolasse fra le braccia di qualche baldo giovanotto non si può escludere, ma non sarebbe sfuggito alle spie della sorella Mary. Come succedeva in quegli anni e anche dopo nelle case reali, il frutto della colpa veniva fatto sparire subito dopo il parto e affidato alle cure di genitori adottivi di solito ricchi e nobili.

Se questa ipotesi fosse vera, Elisabetta, mamma ignara di De Vere, avrebbe avuto il piccolo Southampton a 40 anni, dalla relazione con un uomo di 23 che era il figlio da lei avuto dal patrigno. Quindi Edward sarebbe stato suo figlio, fratellastro e amante, e di Henry la Regina sarebbe stata la madre, la zia e la nonna.

La teoria che Shakespeare fosse ebreo era stata esposta nel 2010 in un libro scritto da un francesce, Ghislain Muller, “Shakespeare Eutait-Il Juif?: Une Nouvelle Approche de Sa Vie Et de Son Oeuvre”, il cui titolo, nella versione inglese “Was Shakespeare a Jew? Uncovering the Marrano influences in His Life and Writing” dà corpo a una origine spagnola, su cui si dilunga la recensione del Jewish Magazine.

A quanto scrive il Daily Mail, Amelia era nella condizione “ben piazzata” e aveva tutta la conoscenza, competenza e contatti per scrivere le opere attribuite a Shakespeare.

Una delle principali basi della teoria di Hudson è che molte opere di Shakespeare sono ambientate all’estero, mentre Shakespeare non si è mai allontanato dall’Inghilterra.  Altre ragioni sono nella intima conoscenza dell’Italia (su cui si basa anche l’attribuzione a De Vere) e di tecniche come falconeria, cottura del pane, la lingua ebraica.

C’è stato anche chi ha notato che c’è una Emilia fra i personaggi di Otello e un Bassano nel Mercante di Venezia.