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Shakespeare scrisse Amleto nel 1603: il mistero del vero autore, come Grillo e Casaleggio…

Shakespeare scrisse Amleto nel 1603: il mistero del vero autore, come Grillo e Casaleggio...

Shakespeare scrisse Amleto nel 1603: il mistero del vero autore, come Grillo e Casaleggio… (Foto archivio Ansa)

LONDRA – La data in cui venne scritto l’Amleto potrebbe essere sbagliata. Il celebre scrittore William Shakespeare potrebbe aver concluso la stesura dell’opera nel 1603, due anni dopo rispetto a quanto ritenuto fino a oggi, probabilmente per ottenere l’approvazione del nuovo re Giacomo, salito al trono dopo Elisabetta I.

La nuova data del 1603 indicata per la stesura di Amleto non contrasta con la teoria che dietro la faccia di Shakespeare si nascondesse il vero autore, Edward de Vere, duca di Oxford, un po’ come Gianroberto Casaleggio con Beppe Grillo, solo che a quei tempi per un nobile e alto dignitario del regno di Elisabetta I esporsi troppo con opere come quelle firmate Shakespeare poteva costare letteralmente la testa. De Vere è morto infatti proprio nel 1604, in tempo per avere licenziato il capolavoro, scrive il Daily Mail.

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La tesi che Shakespeare sia stato solo un prestanome, che ha avuto sostenitori illustri come Oscar Wilde, non piace agli inglesi, che sono letteralmente impazziti quando dall’America  è arrivato il film “Anonymous” in cui si sostiene che de Vere fosse anche figlio e amante di Elisabetta. Varie sono le identità proposte nel tempo per il vero autore delle opere di Shakespeare, da quella del filosofo Francis Bacon alla ebrea veneziana Amelia Bassano, più probabile in realtà come “dark lady”, la donna che fece perdere la testa al vero Shakespeare che come autrice di quel po’ po’ di capolavori.

Il rapporto  Shakespeare-De Vere si può capire bene in Italia se si tiene presente il rapporto Beppe Grillo-Casaleggio. Beppe Grillo è un attore che è diventato portavoce delle teorie di Casaleggio al punto da trasformare un movimento politico, il Movimento 5 stelle, in un mostro antidemocratico dove le decisioni sono prese nella oscurità di una srl e sono fatte applicare da un misterioso staff, duro e rigoroso, solo che non siamo a un concerto rock ma in Parlamento.

“Secondo la tesi pro De Vere, il duca prima di morire avrebbe lasciato un tesoretto di 10 opere, esaurito il quale, non essendo in grado di produrre lavori all’altezza e avendo accumulato una certa ricchezza, Shakespeare pensò meglio di ritirarsi circonfuso di gloria. In passato come oggi sono stati rarissimi i casi di attori che siano anche autori. Oggi gli attori possono guadagnare cifre iperboliche grazie al cinema e alla tv, ma in passato quella di attore e ballerina erano attività riservate agli schiavi. Nerone che faceva l’attore fu una sciagura per gli aristocratici romani. Gli autori erano aristocratici, pensate a Sofocle, protagonista di primo piano della vita politica e militare di Atene.

Nelle opere di Shakespeare confluisce una cultura del tipo che Fantozzi definirebbe “mostruosa”, letture enciclopediche, capacità di tecnica poetica che sembrano poco compatibili con quel che si sa della formazione di Shakespeare, il cui profilo sembra piuttosto quello di un abile impresario prima ancora che attore”.

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