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Truman Capote, mistero dietro “A sangue freddo”: lo scrittore nascose la verità sugli omicidi?

Truman Capote, mistero dietro "A sangue freddo": lo scrittore nascose la verità sugli omicidi?

Truman Capote, mistero dietro “A sangue freddo”: lo scrittore nascose la verità sugli omicidi? (Nella foto, Richard Hickock)

NEW YORK – Dietro il libro “A sangue freddo” di Truman Capote c’è una verità che lo scrittore volle nascondere? Uno dei killer del quadruplice assassinio della famiglia Clutter, nel Kansas, Richard Hickock, affermò che si trattò di omicidi su commissione, e non di un furto finito male.

Hickock, scrive il Daily Mail, avrebbe redatto un manoscritto, all’epoca occultato da Capote e, cosa ancora più inquietante, suggerisce che lo scrittore statunitense abbia scritto di un furto finito male mentre si trattò di omicidi su commissione.

Secondo il libro di Truman Capote, del 1966, Hickock e Perry Smith il 14 novembre 1959 fecero irruzione della casa della famiglia Clutter, nel Kansas, per commettere il furto con scasso. Avevano saputo che Clutter in una cassaforte custodiva 10.000 dollari, progettato di rubare i soldi e scappare in Messico. Come scritto in “A sangue freddo”, la coppia legò tutta la famiglia ma non trovarono né la cassaforte, né oggetti di valore.

Smith, instabile di mente, preoccupato che le vittime potessero trasformarsi in futuri testimoni, tagliò la gola a Herb Clutter, 48 anni, prima di sparargli un colpo in testa con un fucile da caccia.  “Non volevo fare del male all’uomo”, disse Smith a Capote in carcere, “ho pensato che era un gentiluomo, molto bello, dalla voce dolce. L’ho pensato fin quando non gli ho tagliato la gola”.

La coppia di balordi perlustrò tutta la casa in cui Bonnie, 45 anni, moglie di Herb, e i due figli Nancy, 16 anni e Kenyon 15, erano legati e vennero poi uccisi con un solo colpo di fucile alla testa. Kenyon morì nella stanza accanto al piano seminterrato. Bonnie e Nancy furono entrambe legate e uccise nelle loro camere da letto.

Hickock e Smith scapparono portandosi dietro un magro bottino: una radio portatile, un binocolo e meno di 50 dollari in contanti. Furono catturati il mese successivo e impiccati nel 1965. E’ quanto scritto da Capote nel primo “romanzo-reportage” o “romanzo-verità” della storia della letteratura, ma Hickock, nel 1962, nel suo libro di memorie fino a oggi dimenticato contraddice la versione dello scrittore.

I documenti, riemersi dopo un’indagine del Wall Street Journal, suggeriscono che gli omicidi erano ancora più a sangue freddo di quanto sostenuto da Capote. Hickock con una torcia illuminava allegramente il volto di ogni vittima, così da aiutare Smith a ucciderla.

Quando ricorda come la testa di Kenyon viene distrutta da un colpo di fucile, Hickock scrive: “Mi sarebbe piaciuto vedere l’imbalsamatore chiudere quel buco”. Ma ci sono anche più inquietanti indizi che gli assassini non fossero ladri pasticcioni ma sicari prezzolati.

A un certo punto, nel manoscritto di 200 pagine, poi in possesso di un avvocato che si era occupato del caso, Hickock fa un riferimento a un certo “Roberts” che sembra li abbia pagati. Descrivendo i secondi prima degli omicidi, Hickock dice: “Eravamo a corto di tempo. Erano quasi le due e un’ora dopo avevano l’incontro con Roberts che non volevamo perdere. Cinquemila dollari sono un bel po’ di grana”.

In precedenza, mentre la coppia si recava nella casa dei Clutter, Hickock scrive: “Stavo per uccidere una persona, forse più di una. Posso farlo? Magari mi tiro indietro. Ma non potevo, avevo preso i soldi e, inoltre, sapevo troppo”.

Chi fosse esattamente e quale ruolo avesse Roberts nei misteriosi omicidi non è chiaro. Ma ci sono molti interrogativi sulla veridicità della storia di Hickock e uno scettico potrebbe chiedere: se sono stati pagati migliaia di dollari per uccidere la famiglia, dove sono finiti i soldi? Perché non usare Roberts per arrivare a un patteggiamento? E come mai l’ex compagno di cella ed ex dipendente di Clutter, Floyd Wells, disse che Hickok in un primo momento parlò di furto?

“Non ho pensato nemmeno per un istante che siano stati pagati per eseguire gli omicidi”, ha riferito Michael Stone, psichiatra della Columbia University, specializzato nello studio di killer, al Wall Street Journal dopo aver letto il manoscritto.

Eppure ci sono prove che suggeriscono che, indipendentemente della sua veridicità, il manoscritto innervosì Capote e alcuni credono l’abbia insabbiato. Nel 1962, Hickock e il giornalista Mack Nations cercarono di vendere “The High Road to Hell” alla Random House ma la casa editrice rifiutò perché aveva già un contratto con Capote per la pubblicazione di “A sangue freddo”.

Nations aveva convinto Hickock a inviargli le sue memorie per posta elettronica, così che potesse riscriverle e farne un libro.  Nel 1961, un agente del Bureau of Investigation del Kansas disse a Capote cosa stava progettando Nations e lo scrittore fece la sua prima visita a Hickock nel braccio della morte.

Capote è stato l’unico autorizzato ad entrare nel braccio della morte, dopo aver combattuto con successo contro il divieto esteso a tutti i giornalisti, compreso Nations, che non l’aveva presa bene.

Lo scrittore provò anche a contattare Nations per acquistare il manoscritto, ricorda uno dei vecchi colleghi del giornalista al “Witchita Eagle”. Nel 1962, Nations fu accusato di evasione fiscale: fu poi assolto ma la carriera era ormai distrutta. Il figlio Michael sottolinea che il padre fu processato due mesi dopo che gli era stato ordinato di inviare una copia del manoscritto ai funzionari statali.  “Volevano jncastrarlo per mettere uno stop al libro”.

Non c’è nulla che provi questa affermazione anche se Capote, nel marzo 1962, scrisse a Bennet Cerf, fondatore della Random House, gongolando per la disgrazia di Nations. “Ricordi Mack Nations, il giornalista bastardo che mi ha causato tanti problemi?, scrisse Capote, Be’, è stato arrestato per evasione fiscale!”. Truman Capote, infine, in nessun punto del libro “A sangue freddo”, ricorda che Hickock abbia scritto un suo libro di memorie.

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