Blitz quotidiano
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“Venezia fondata da Padova”: lo afferma una ricerca che fa discutere

Venezia fu fondata dai padovani, e non da cittadini romani in fuga dai barbari; le spoglie di San Marco non furono eroicamente ed orgogliosamente rubate da Alessandria d’Egitto; i ricchi veneziani fecero fortuna anche vendendo schiavi ai musulmani: sono le tre più clamorose fra le tante riscritture della storia di Venezia che emergono da una ricerca dell’università Ca’ Foscari (che per chi non lo sapesse è di Venezia, non di Padova).

La ricerca, finanziata dall’Unione europea e portata avanti in collaborazione con la Stanford University della California, è stata pubblicata in un libro dal titolo “Water, Wood, and Labour. How was built Venice” (Acqua, legno e lavoro. Come fu costruita Venezia). Porta la firma di Diego Calaon, archeologo che ha unito al lavoro sul campo un “montaggio” dei dati raccolti nella Stanford, sede avanzata di ricerche tramite i “big data”.

La tesi di Calaon è che, come tutte le storie, quella di Venezia fu riscritta dai vincitori, cioè gli stessi veneziani, quando la “Repubblica della Serenissima” era all’apice della sua gloria, nell’Undicesimo secolo. In un momento in cui i rapporti con la rivale Bisanzio/Costantinopoli erano molto stretti, il Doge Orseolo incaricò un funzionario, Giovanni Diacono, di costruire un’epica della fondazione di Venezia. Spiega Calaon al Gazzettino:

“Diacono arrivò al punto da inventarsi il doge di Eraclea, Paolo Lucio Anafesto, della cui esistenza non esistono prove storiche, e ricostruì la cronaca dei tempi passati ridisegnandola sulla necessità di dimostrare gli stretti contatti tra Venezia e Costantinopoli. Lo fece per valorizzare i già ottimi rapporti tra Venezia e Bisanzio; e figuriamoci se, stante questa situazione, i veneziani potevano sognarsi di trafugare la salma di San Marco: semmai l’avranno comperata“.

Dunque non è vero che nel 452, quando gli Unni di Attila conquistarono Aquileia, Concordia e Altino, le popolazioni dei territori saccheggiati si siano rifugiate temporaneamente nella zona lagunare. In realtà Giovanni Diacono recuperò la leggenda del longobardo Paolo Diacono, che nella sua Historia Longobardorum descrisse le invasioni e la spartizione del territorio.

“Ma se davvero ci fosse stata la fuga di una popolazione, inseguita dai nemici, allora avremmo anche dovuto trovare tracce di un insediamento massiccio, realizzato in un periodo limitato. Se scappo assieme ad altra gente e devo difendermi, sbaracco di qua e costruisco di là. Ma subito, non un po’ alla volta, come invece avviene a Venezia. Dove riscontriamo invece un progressivo e graduale sviluppo degli insediamenti. Non solo: qualche traccia di queste invasioni dovrei trovarla, oltre che nei libri di storia italiani, anche nelle ricostruzioni storiche dei popoli germanici che invece parlano semplicemente di migrazioni – aggiunge Calaon – E la migrazione non prevede un assoggettamento con la forza delle popolazioni che si incontrano sul proprio cammino”.

Dunque non solo non c’è nessuna fuga, i veneziani si insediano a Venezia “perché è una posizione strategica per i commerci, l’acqua non costituisce una difesa, come si è sostenuto finora, ma è indispensabile per la vita commerciale dei popoli che abitano in quella zona e che sono sostanzialmente pescatori e abili costruttori di barche. Da dove venivano? Innanzitutto dal padovano. Da Padova si erano spinti fino alla foce della Brenta, sempre seguendo l’acqua, fonte principale di sostentamento e di sviluppo del commercio, e poi erano arrivati fino a Venezia”.

Venezia fu quindi fondata da Padovani in fuga lungo il corso del Brenta? La sua storia fu poi riscritta per dare ai veneziani il pedigree di “discendenti dei romani”, come fecero gli stessi romani quando con l’Eneide di Virgilio si raccontarono come discendenti dei Troiani? La verità, molto probabilmente, sta nel mezzo.

I longobardi che invasero l’Italia erano solo 100 mila – così come gli arabi che conquistarono il Mediterraneo erano solo 20 mila – ben organizzati ma sempre per gli standard dell’epoca. Quella dei longobardi non fu una blitz krieg, un’invasione lampo. Ma fu una lenta conquista che permise ai popoli conquistati di scappare con tutta calma.

Questo spiegherebbe lo stratificarsi degli insediamenti nella laguna veneziana, stratificarsi dovuto a una lenta migrazione interna delle popolazioni di tutta l’area (non soltanto del Padovano quindi), in fuga dall’armata longobarda che al ritmo di (massimo) 10 km al giorno scendeva dalle montagne.