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Eutanasia della cultura in Rai, la Vigilanza intervenga

Eutanasia della cultura in Rai, la Vigilanza intervenga

Vittorio Emiliani, primo firmatario dell’appello alla Commissione di Vigilanza sulla Rai in difesa dei programmi culturali

ROMA – Un gruppo di oltre 50 personaggi della cultura, del diritto e del giornalismo italiani, ha firmato un appello, primo firmatario Vittorio Emiliani, rivolto alla commissione bicamerale di vigilanza e di indirizzo sulla RAI-TV, dove denunciano la progressiva decadenza dei programmi Rai dedicati a arte, ambiente, in piena e totale contraddizione con le roboanti, quanto vuote e false, asserzioni di Matteo Renzi sulla Rai al servizio della cultura. Forse l’idea che Renzi e Antonio Campo Dall’Orto hanno della cultura non è proprio quella della cultura.

L’appello è stato diffuso, spiega il titolo del documento,

“in vista del rinnovo del contratto di servizio 2016. Nei palinsesti generalisti e nei Tg sempre ci sono meno spazi qualificati per arte, ambiente e paesaggio. Ultimo caso: “Ambiente Italia” declassata, dimezzata e senza più redazione. Tante le trasmissioni scomparse”.

Prosegue nel dettaglio:

“Ambiente Italia”, la bella e coraggiosa trasmissione di Rai 3, prodotta dalla TGR, per molti anni in palinsesto con eccellenti ascolti (fra 800.000 e 1,2 milioni di spettatori), il sabato nel primo pomeriggio, è stata rattrappita e in pratica sterilizzata. Da qualche tempo era stata relegata in un orario quanto mai infelice (12.55-13.55), in diretta concorrenza con Tg1 e Tg2, poi, nel 2015, alla ripresa autunnale, è stata dimezzata, cioè ridotta a mezz’ora soltanto, dopo aver rischiato la soppressione. La puntata di sabato 12 dicembre è andata in onda alle 10,30. Di conseguenza, fatto gravissimo, la specializzata redazione di “Ambiente Italia” è stata, in pratica, smantellata, integrata in parte con quella di TG Leonardo. Tutto ciò è gravissimo per gli utenti e inaccettabile nell’ambito di un un servizio pubblico. Anche perché è soltanto l’ultima di tante riduzioni o cancellazioni di programmi dedicati ad ambiente e paesaggio.

Tutti i giorni sentiamo magnificare a parole la bellezza dell’Italia, del suo paesaggio, del suo ambiente. Poi apprendiamo che la nostra spesa per la cultura è la 22a in Europa, per incidenza sul bilancio statale e sul Pil, dietro di noi soltanto Grecia e Romania. Poi apprendiamo che, malgrado il grande sviluppo delle energie rinnovabili, siamo il Paese europeo nel quale si registrano più morti precoci dovute all’inquinamento atmosferico. Non solo: assistiamo ad un abbandono desolante dei Parchi, anche di quelli nazionali, alla cancellazione (vedi Marche) di quelli regionali, ad aggressioni al paesaggio davvero gravi e ad un allentamento della tutela, in forza di leggi come lo Sblocca Italia e del numero sempre più ridotto di architetti e altri tecnici che nelle Soprintendenze sono chiamati, in base all’art. 9 della Costituzione, a tutelare con cura i nostri straordinari paesaggi vincolati sulla carta al 47 per cento del totale.

A fronte di questa micidiale regressione il servizio pubblico radiotelevisivo – oggi finanziato per oltre il 60 % dal canone – riduce sempre più sulle reti generaliste il numero e il ruolo delle trasmissioni tradizionalmente dedicate ai beni culturali e ambientali o le confina ai canali del digitale terrestre dove raccolgono uno zero virgola e vengono poi soppresse (come Tgr Montagne, soppresso, dopo essere passato dal 4 % di Raidue, 300mila teleutenti, allo 0,4 di Rai5, 30 mila spettatori). Oppure diventano trasmissioni di “intrattenimento” come la domenicale “Linea Verde” scesa dai 4-5 milioni di spettatori di anni fa a livelli decisamente più bassi. Senza contare la caduta di credibilità. L’ultimo caso è quello appena descritto di “Ambiente Italia”.

Da tempo un’altra bella e tradizionale trasmissione, “Bellitalia”, è confinata alla mattina del sabato, dopo essere stato un punto di forza, per decenni, della cultura Rai, con punte di 1,2 milioni di spettatori. Rimane la sola Geo & Geo che risulta costantemente la seconda o terza trasmissione di Rai 3. Ma questi risultati evidentemente non bastano ai vertici di Viale Mazzini. Altre trasmissioni sono scomparse da tempo dai palinsesti pubblici. Come non vengono mai sostituiti nei Tg della Rai i redattori specializzati andati in pensione, quali Tina Lepri per il Tg2 e Fernando Ferrigno per il Tg3, quest’ultimo curatore di Bellitalia e autore di grandi programmi (per esempio, sulla inaugurazione della Galleria Borghese).

Per non parlare della presentazione di opere e concerti trattati in modo dilettantesco o confinati (come la divertente e colta “Prima della prima” di Maria Rosaria Bronzetti) prima a notte fonda, poi in un canale del digitale per pochi intimi e infine messi in un limbo senza fine. Per cui la maggioranza degli italiani è convinta che Andrea Bocelli sia davvero un tenore operistico del livello di Pavarotti o di Domingo.

Difatti i servizi di cronaca dei Tg su beni culturali e ambientali sono tanto rari quanto generici. Proprio nel momento in cui dovrebbero essere invece realizzati da giornalisti specializzati che pure nelle redazioni Rai possono essere formati e promossi validamente. Proprio nel momento in cui tanto si parla di Bellezza e di Grande Bellezza. Ma così poco si fa poi per tutelarla, manutenerla, restaurarla. Proprio nel momento in cui il mutamento climatico impone sull’ambiente, servizi di grande incisività e vera competenza. In compenso si vara una trasmissione come “Petrolio” (Rai Uno) in cui si parla ancora del patrimonio storico-artistico e paesaggistico come del “nostro petrolio”. Da piangere.

Pertanto chiediamo alla Commissione di Vigilanza e di Indirizzo sulla Rai-tv di prendere con urgenza in considerazione questa grande e strategico tema e l’interesse sempre meno qualificato che la Rai dimostra verso di esso nei canali generalisti, e di invitare la dirigenza di Viale Mazzini a predisporre – anche in vista del rinnovo. ormai prossimo, del contratto di servizio 2016 – un vasto e dettagliato piano di trasmissioni nelle quali si diffonda e potenzi il racconto spettacolare della straordinaria diversità e qualità del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico soffermandosi sulla necessità di tutelarlo adeguatamente anche col farlo conoscere e creando un canale permanente per arte, musica e cultura come stanno facendo emittenti tv che non incassano un solo centesimo di canone.

In un Paese sprofondato nell’ignoranza nel quale l’insegnamento della storia dell’arte e del paesaggio, già ridotto a pochissime ore soltanto in alcune scuole superiori (quello della musica è di fatto assente), rischia persino di sparire, il compito educativo e formativo della emittente radiotelevisiva statale era e resta tanto basilare quanto purtroppo largamente disatteso o confinato a canali marginali con ascolti ovviamente minimi, da prefisso telefonico.

Firmato da:

Vittorio Emiliani, presidente Comitato per la Bellezza, Vezio De Lucia, presidente Ass. Ranuccio Bianchi Bandinelli, Marco Parini presidente nazionale di Italia Nostra, Fulco Pratesi fondatore e presidente onorario Wwf Italia, Desideria Pasolini dall’Onda fondatrice di Italia Nostra, Mauro Furlani, presidente Ass. Pro Natura, Licia Vlad Borrelli, archeologa, Alberto Asor Rosa, storico e saggista, Salvatore Settis, storico dell’arte e archeologo, Stefano Rodotà, giurista, Forum Italiano di Salviamo il Paesaggio, Donata Levi responsabile di Patrimonio Sos, Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountains Wilderness, AndreaEmiliani museografo, Pier Luigi Cervellati, urbanista, Tomaso Montanari e Maria Pia Guermandi consiglieri nazionali di Italia Nostra, Anna Donati responsabile Mobilità sostenibile del Kyoto Club, Remo Bodei, filosofo, Marina Foschi, presidente di Italia Nostra dell’Emilia-Romagna, Pancho Pardi di Libera Cittadinanza, Anna Maria Bianchi responsabile di Carteinregola, Cristiana Mancinelli Scotti coordinamento Roma di Salviamo il Paesaggio, Carlo Troilo responsabile di Roma Nuovo Secolo, Luigi Piccioni storico dell’ambiente, Paolo Maddalena, giudice emerito Corte Costituzionale, Rita Paris, direttrice archeologica Appia Antica, Paolo Berdini, urbanista, Paolo Baldeschi, urbanista, studioso del paesaggio, Marisa Dalai e Alberto Pinelli, storici dell’arte, docenti emeriti Sapienza e Firenze, storici dell’arte, Fausto Zevi, archeologo, Mario Torelli, archeologo, Cesare De Seta, storico del paesaggio, Cesare Lasen, ex presidente Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi,  Carlo Alberto Graziani, giurista, Università di Siena, Salvatore Bragantini, economista, Giorgio Bertone, docente filosofia Università di Genova, Laura Bonesio, docente Estetica Università Pavia, Franco Monteleone, docente storia dei media, Alessandro Gogna, storico dell’alpinismo, Ugo Mattei, giurista, specialista “beni comuni”, Stefano Sylos Labini, economista dell’ambiente, Mauro Giordani, alpinista, scrittore, Alfredo Antonaros, scrittore, Salvatore Giannella, giornalista ambientalista, Corradino Guacci, presidente Soc. Italiana per la Storia della fauna, Sergio Guidi presidente della Associazione Naz. Patriarchi della Natura, Edek Osser, giornalista beni culturali, Luciana Prati, presidente Italia Nostra Forlì,  Sauro Turroni, architetto ,ambientalista, Stefano Unterthiner, fotografo e scrittore naturalista, Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, Venezia  Ambiente-Museo della Laguna, Amico Albero, Movimento dei Consumatori, Movimento Stop al Consumo di Territorio Astigiano, Associazione di Promozione Sociale AltritAsti, Associazione Amici di Cuirone – Vergiate (VA) Respiro Verde Legalberi, Eco Istituto del Ticino, Salviamo Bracciano, Sisus, Pino Coscetta dell’Associazione Amici dell’Orso.

 

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