Blitz quotidiano
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Atti segreti di Stato & C: potremo leggerli? Dice sì, ma…

Freedom of information act: Renzi prepara i decreti per consentire a chiunque di l'accesso ai dati della P.A. La contraddizione con il bavaglio alla stampa

ROMA – Libertà di stampa in Italia come in America? Ci sarà davvero una legge per la libertà che garantisce di vedere i documenti riservati della pubblica amministrazione, un “freedom of information act” italiano?

Da Palazzo Chigi fanno sapere di sì, che ci sarà una norma che consentirà a chiunque l’accesso ai dati della pubblica amministrazione, dovrebbe partire con i decreti attuativi della riforma il cui percorso si era bloccato ala fine dell’anno.

Come si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Per Marco Galluzzo del Corriere della Sera siamo in vicinanza del traguardo. L’obiettivo, spiega, è rendere meno complicati e più trasparenti i rapporti fra utenti e macchina burocratica statale. Il controllo libero da parte dei cittadini incentiverà una gestione più virtuosa delle risorse pubbliche. Come fra l’altro impone la normativa europea. Vale la pena, a fronte di un annuncio ispirato a valori condivisibili come libertà e informazione trasparente, ricordare con Giuseppe Giulietti, il contesto dei provvedimenti parlamentari e governativi.

Se davvero Renzi vorrà dedicare il 2016 alla libertà di informazione potrebbe e dovrebbe impedire che l’annunciato intervento sulle intercettazioni si traduca in una stretta sul diritto di cronaca e sul diritto dovere di pubblicare qualsiasi notizia abbia il requisito della “Rilevanza sociale e della pubblica utilità”, come per altro recitano le stesse sentenze della Corte europea.

A questo proposito sarebbe il caso di fermare il provvedimento sulla diffamazione, fermo al Senato per la quarta lettura, da quel testo andrebbe stralciata ed approvata solo la parte relativa alla abrogazione del carcere, rinviando a tempi migliori le parti sulla rettifica e soprattutto la regolamentazione delle cosiddette “Querele temerarie”, diventate il vero strumento di intimidazione nei confronti dei cronisti. (Giuseppe Giulietti, Blitz Quotidiano).