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Adnkronos: l’agenzia di stampa apre le porte del suo archivio storico, 13 anni di notizie

adnkronosL’agenzia di stampa Adnkronos apre le porte del proprio archivio storico, che da giovedì il direttore, Giuseppe Marra, ha deciso di mettere a disposizione degli utenti. Il portale si arricchisce così di una nuova sezione che contiene quasi cinque milioni di documenti, le notizie trasmesse dall’agenzia dal 1996.

Ben 13 anni di avvenimenti, catalogati in modo da facilitare la ricerca anche da parte dei non esperti. L’utente trova una barra dove digitare categoria, parola chiave, ed eventualmente data. Il motore di ricerca cercherà le risposte e le proporrà in ordine cronologico.

Con l’archivio storico a disposizione degli utenti Adnkronos punta ad accrescere il numero di utenti. Attualmente i visitatori giornalieri del sito sono, in media, 65mila che visualizzano 260mila pagine. In un mese gli utenti unici sono circa un milione e mezzo.

2 ottobre 2009 | 13:16

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5 commenti a “Adnkronos: l’agenzia di stampa apre le porte del suo archivio storico, 13 anni di notizie”

  • Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@libero.it
    Il Presidente
    Risposta del Parlamento Europeo a n/s richiesta di Specifica Direttiva Comunitaria a favore dei malati mentali.

    Courrier Citoyens d’Europe civis@europarl.europa.eu
    venerdì 16 ottobre 2009 15.38
    PREVITEFELICE@ALICE.IT PREVITEFELICE@ALICE.IT

    (A (2009)21692 FB/del 16 ottobre 2009.
    A(2009)21692
    FB/dl

    Egregio Signore,
    Il Parlamento europeo (PE) ha ricevuto il suo messaggio elettronico nel quale richiede una specifica Direttiva comunitaria europea a favore dei malati mentali.

    A tale riguardo, la informo che il 19 febbraio 2009, il PE ha adottato una risoluzione non legislativa sulla Salute mentale (ENVI/6/65497).

    Questa risoluzione si basa su cinque problematiche prioritarie stabilite dal “Patto europeo per la salute mentale ed il benessere” (Bruxelles, giugno 2008):
    - Suicidio e depressione
    - Salute mentale dei giovani
    - Salute mentale sul luogo di lavoro
    - Salute mentale delle persone anziane
    - Lotta contro l`esclusione sociale
    I provvedimenti si rivolgono a favore della lotta contro la discriminazione, del rafforzamento di azioni che favoriscono assistenza, della fornitura di trattamenti adeguati per le persone che soffrono di problemi di salute mentale e del sostegno alle famiglie e alle persone che si occupano dei malati.

    A questo proposito, il PE ha suggerito una serie di misure:
    - Rafforzamento della cooperazione tra gli organismi dell`UE, gli Stati membri e le Autorità regionali e locali per risolvere le cinque problematiche esposte sopra.
    - Creazione di una piattaforma consultativa per il coordinamento di azioni proposte nel Patto.
    - Finanziamento di attività di ricerca in materia di prevenzione e di nuove strutture che assicurino cure decenti e trattamenti efficaci.
    - Garanzia di servizi di grande qualità, accessibili, efficaci e universali per i malati mentali.

    Nel ringraziarla per l`interesse portato nei confronti della nostra Istituzione, le auguro una buona ricezione e con l`occasione le porgo i miei più distinti saluti.

    Jean-Louis COUGNON
    Capo Divisione
    Parlamento Europeo
    Direzione Generale della Presidenza
    Unità “Posta del Cittadino”

    Ecco questa Risoluzione non legislativa, dimostra la carenza di una volontà politica di azioni onde risolvere questo grave ed urgente disagio sociale e ci appare come una forma diplomatica, burocraticamente e particolarmente crudele di abbandono di un quadro di riferimento comunitario per i servizi sanitari transfrontalieri ai cittadini europei, al fine di garantire una maggiore certezza del diritto onde favorire la cooperazione tra i sistemi sanitari degli Stati membri.
    Una vera esclusione sociale di concreti provvedimenti per questi “desaparecidos della nostra civiltà”.!
    Ricordo che “Uniti nella diversità” è il motto della Costituzione Europea (art.8), “Documento” che con le altre Regole Generali di libertà sicurezza e giustizia ribadisce la difesa e la tutela della dignità della persona umana,”compresi i più deboli e bisognosi” come rimarca il Preambolo Generale.
    Questo strumento costituzionale nel Preambolo Parte 2° comma 3° Carta dei diritti fondamentali “pone la persona al centro” dell’azione dell’Unione Europea, costituendo un grande risultato storico-politico-sociale-economico ed importante tappa nel processo d’integrazione dell’Europa.
    Questa Costituzione è nata, forse, con un “peccato originale”, omettendo quella parte della storia riguardante le radici cristiane dell’Europa.
    Per la parte, poi, che concerne il mondo della sofferenza, dei deboli, dei bisognosi, non possiamo non ricordare la inadeguata attenzione verso la malattia mentale, patologia assai diffusa anche in Europa specie fra i giovani.
    La generica parola disabilità, dal significato di privazione della forza fisica, è più volte richiamata dalla Costituzione Europea, mentre la parola handicap formalizzata dall’OMS è di natura psichica, una mancanza causata da una menomazione di origine o invalidità susseguente che può compromettere un regolare processo di crescita, di difficoltà psicologica, è solo nominata nell’art.63 nel diritto all’integrità della persona che sancisce “ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica”.
    La Commissione Europea ha accolto ( e ne andiamo orgogliosi per essere stati i primi e gli unici in Europa a sollevare la “problematica”) quanto proponevo con la Petizione n.146/99 ( 29 maggio 2000 CM/412554IT.doc PE 290.531 – Parlamento Europeo Commissione per le Petizioni).
    La Petizione di “Cristiani per servire” inviata in data 4.11.2004 al Parlamento Europeo ai sensi dell’art.104, in mancanza d’iniziativa verso la patologia mentale, in virtù del principio della sussidiarietà, richiedeva, e richiede tutt’ora, una specifica Direttiva Comunitaria, Normativa, Risoluzione o Provvedimento relativo ai portatori di handicap psichici uguale e nello stesso trattamento usato in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, quindi un modesto umile “suggerimento” comunitario.
    Infatti, pare, che, ogni 3/5 anni in alcuni Stati dell’Unione la normativa sulla malattia mentale viene rivista ed aggiornata, mentre in Italia sono passati ben 31 anni da quella legge che ha ignorato profondamente tale ambito sanitario, si spera che adottando quanto da me “suggerito” si potrebbe raggiungere un uguale trattamento, sanitario e costituzionale, per tutti gli Stati membri della Unione Europea.
    In tale maniera è bene ricordare che la libera circolazione in sicurezza (art.3 comma 2° e art.66) deve essere garantita sia in Italia come negli altri Stati membri, pertanto senza diversificazione tra uno Stato e l’altro, ma con provvedimenti comunitari in materia di salute mentale, in modo che il cittadino sia protetto ovunque in ambito UE dei 27 da “soggetti” pericolosi.
    Ed in ultimo, ma non certamente in ordine d’importanza, è auspicabile comunque che si possa realizzare omogeneità d’intenti, (non certamente come la sopra citata Risoluzione non legislativa del Parlamento Europeo che dice poco, per non dire niente di nuovo ), mirati a concetti di solidarietà verso esseri umani concretizzando il malato mentale un cittadino, anche, europeo che deve essere tutelato pienamente nella sua dignità e nella sua precaria esistenza, per essere comunitariamente “uniti nella diversità”.
    Sarà in grado il Parlamento Europeo di assolvere questa priorità per tutti gli Stati membri della UE di garanzia per i malati mentali che da troppo tempo richiediamo?
    L’opinione pubblica attende e noi con essa !
    Previte
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire

  • Cristiani per servire
    La nostra Associazione per la promozione sociale costituita nel maggio del 1994 non ha richiesto nè gode di contributi economico-finanziari palesi od occulti.
    Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente
    Urgentissimo
    A.R. n.134223581199-8 A.R. n. 13422357628-6
    del 30 ottobre 2009 del 30 ottobre 2009
    Al Signor Presidente Al Signor Presidente
    del Senato della Repubblica della Camera dei Deputati
    Palazzo Madama Palazzo di Montecitorio
    00186 Roma 00186 Roma
    Petizione
    Ai sensi dell’art.50 della Costituzione Italiana
    Il sottoscritto, Previte Francesco residente in Castiglione di Sicilia (CT) Via A.Coniglio n.62, cittadino italiano,
    a.) ritenendo sempre, come è nella normalità, che la vita va difesa per la sua assoluta e suprema dignità, anche quando è debole ed indifesa compreso il mondo della sofferenza ;
    b.) considerato che, pare, si vada affermando, anche nel campo della disabilità in genere, il “budget del ricoverato” e cioè che superato l’intervento finanziario il paziente, in qualsiasi condizione di salute si trova, verrebbe dimesso dalla struttura ospedaliera, ancor più grave se agonizzante, in fase terminale ed in età avanzata, come si va “ventilando” nelle corsie ospedaliere,
    se quanto sopra si va avverando, non possiamo che ritenere essere pura eutanasia !
    c.) Come avevamo più e più volte temuto con Petizioni giacenti presso i due Consessi, se le “proposte” inerenti gli artt. 23 e 25 della “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”, (Prot.Distr.General A/61/611, adottata il 6 dicembre 2006 dall’ONU e ratificata in toto dal Governo in carica con il disegno di legge n.2121 art. 2 del 20 febbraio 2009), vengono applicate in riferimento alla salute riproduttiva, queste possono introdurre l’eutanasia, con la negazione del diritto alla vita e con la possibilità che vittima predestinata sia la categoria di tutti i disabili o handicappati.
    d.) Questa nuova ed inconcepibile “forma di risparmio” a danno del ricoverato che va sotto il nome di “budget del ricoverato” se dovesse trovare riscontro, confermando le voci che “girano”, sarebbe contro l’art.25 lettera f) della “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” che stabilisce di : “Impedire il rifiuto dell’assistenza sanitaria o dei servizi sanitari nonché di alimenti o liquidi a causa della disabilità”. Inoltre contro la Costituzione Italiana, Trattati Internazionali e la Costituzione Europea che ribadisce l’individuo è persona, un essere umano a qualunque età e condizione esso si trova.
    d.) Atteso invano che il Servizio Sanitario Nazionale o meglio il Ministro della Salute ed il Governo rispondano al nostro appello considerando che è inalienabile il diritto alla vita di ogni paziente disabile, “budget o non budget del ricoverato”, poiché col silenzio tutt’ora in itinere non si può che supporre di incamminarci sulla strada dell’imbarbarimento, inizio della fine della nostra civiltà.
    In merito, anche a nome dell’opinione pubblica, ritenendo che è doveroso, essenziale non procrastinabile il chiarimento di questa possibile “situazione”, si chiede al Senato della Repubblica ed alla Camera dei Deputati, con sollecita urgenza, di far conoscere qual è la verità.
    Previte
    30 ottobre 2009

  • Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente
    Eutanasia : l’illusione della buona morte.
    Il diritto alla salute, così come sancisce l’art.32 della nostra Costituzione “nel rispetto della persona umana”, ha una sua priorità e come tale esige interventi di tutela in modo coerente e coordinato
    Non vogliamo erigerci a giudici, ma nei casi avvenuti in passato ( Welbi, Eliana Englaro ed altri.), non possiamo ritenere valide certe “interpretazioni” perché il diritto positivo insegna e serve a tutelare le persone e non eliminarle !. Con la sentenza del 13 novembre 2008 della Corte Suprema è stata autorizzata la sospensione dell’alimentazione ed idratazione ad Eluana Englaro, quella ragazza deceduta in coma da 16 anni, sulla presunta volontà “di non accettazione di vivere in coma” espressa dalla stessa ad una amica. Questa “sentenza” ha “imposto” al popolo italiano un prevalere verso l’istituto terribile dell’eutanasia, in pratica “licenza di uccidere”.
    L’alimentazione e l’idratazione non sono strumenti né atti di accanimento terapeutici, ma di semplice nutrimento su una persona, disabile, che è viva, ivi compreso l’ssistenza Sanitaria ed i Servizi Sanitari come afferma la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” dell’ONU
    ( art. 25 f ), ratificata dal Governo Berlusconi il 20 febbraio 2009 con il disegno di legge n.2121.
    Il “ budget del ricoverato”che trova una rispondenza nella normativa della “Convenzione”, potrebbe essere una “forma” che non è nelle regole statutarie, ma, pare in atto, per restringere i tempi di degenza dei pazienti in qualunque condizione di salute si trovino, siano pazienti normali oppure disabili in età avanzata od in pericolo di vita, per il superiore interesse del risparmio.
    Se è così, allora è pura e mascherata eutanasia.! A questo fine, anche per il bene comune, attendiamo una risposta di accertamento della verità dal Parlamento Italiano a richiesta di n/s Petizione!
    Nell’antichità il vocabolo eutanasia è inteso quale morte dolce, cioè senza sofferenze atroci, mentre oggi
    vene definita, nel bene o nel male, intervento della medicina diretta ad attenuare i dolori della malattia e della agonia. In senso più pratico eutanasia significa procurare la morte per pietà, allo scopo di eliminare le sofferenze per bambini anormali, malati terminali, “azioni” definite a non prolungare una vita infelice.
    In Italia il cammino verso l’eutanasia e la sua eventuale legalizzazione, salvo il ricordo della Germania nazista che ne ha proposto il triste primato, l’ha introdotta la teoria social-liberale con una proposta di legge dell’On. Loris Fortuna.
    Essa mirava a disciplinare la sospensione delle terapie straordinarie destinate a prolungare inutilmente una vita. Se questo concetto prevaleva allora,si poteva andare verso l’eutanasia attiva.
    Il diritto a valere l’affermazione del si e del no all’eutanasia, al di fuori dei singoli avvenimenti, è una manifestazione della volontà che l’uomo ha di se stesso, della vita, della sofferenza e della morte.
    La vita umana è un valore che va difeso, se viene indifesa si può andare incontro a discriminazioni inique o distruttive.
    Tra legge dello Stato e legge che ogni persona porta nella propria coscienza potrebbe portare alla considerazione che ciò che è ritenuto legale ( come la legge sull’eutanasia) non è morale per l’uomo.
    L’accanimento terapeutico, richiamato sopra, è una serie di interventi medici sul malato in fase terminale, mentre il testamento biologico è la dichiarazione anticipata di volontà, cioè il consenso informato e l’autodeterminazione del paziente, a garanzia di cure palliative e tutte le terapie del dolore disponibili.
    Da molto tempo siamo di fronte ad una superficiale cultura che sottrae alla ragione il perché si soffre e si muore ed è necessario, quasi impellente, affrontare con la logica le motivazioni di ricorso all’eutanasia.
    E’ inconcepibile e stranamente contraddittorio che una società come la nostra che continua a riaffermare, giustamente, il valore della vita (no alla guerra, no alla pena di morte, no al terrorismo) che neghi questa vita attraverso il tentativo di instaurare quel presunto “diritto”, di “ licenza di uccidere”, come abbiamo richiamato sopra.
    E’ necessaria, ancora, la partecipazione di noi tutti , cristiani o non, di considerare il nostro prossimo, perché il dolore e specialmente la solitudine non condannino nessuno alla disperazione.
    Le ragioni antropologiche ci portano ad incontrare storie od episodi che chiedono una pietà senza limiti, come nel caso di quelle persone sopra citate di far staccare la “spina della vita” per le sofferenze.
    Legalizzare l’eutanasia si configura come ingiustizia, come una fuga ed una rinuncia ad affrontare i reali e prioritari problemi, come quello che da oltre 31 anni i portatori di turbe psichiche attendono dal Parlamento, una legge-quadro di riforma dell’assistenza psichiatrica.
    Ancora una volta dobbiamo ribadire, che vi sono altre priorità rispetto ad atteggiamenti di accanimento terapeutico, di considerazioni di future iniziative per testamenti biologici o quant’altro, si corre il rischio di andare dalla pietà per le sofferenze insopportabili, alla vita senza valore, come episodi quasi giornalieri che si verificano, situazioni che potrebbero coinvolgere innocenti, malati terminali, anziani non autosufficienti, bambini o disabili psico-fisici.
    Per i cristiani la vita è un dono di Dio, perché l’uomo fin dalla sua fecondazione inizia la sua meravigliosa avventura nel consesso umano.
    Per gli uomini di buona volontà, resta imperativo il tenere alta la coscienza della grandezza del carattere sacro e del valore della vita umana in ogni momento ed in ogni occasione.
    Per le persone in fase terminale, con tutta la considerazione ed il rispetto per questo “evento”, occorre aiutarli all’accettazione aspettando che la natura compia il suo ciclo, mentre gli psicologi dicono che la richiesta di morire è un forte grido di non essere lasciati soli nella drammaticità della vita che termina.
    1.) L’eutanasia, che si può distinguere in attiva, cioè con azione diretta, passiva quale omissione di soccorso, comunque essa sia applicata va contro quel profondo senso umano che mostra ripugnanza qualora il medico abbia un qualunque ruolo nell’uccisione di un paziente. Il medico è quella persona alla quale il paziente si affida ed Ippocrate – padre della medicina – adottava il principio che “ l’uomo è ministro ed interprete della natura, se ad essa non obbedisce, ad essa però non comanda”.
    2.) Ad un medico non si chiede di decidere chi deve vivere o morire,questi deve essere per la vita. Non vorrei essere nei panni di quel medico che guardandosi le mani che hanno tolto la vita debba dire : “ maledetti mani”.
    3.) L’eutanasia può porre il rischio di diminuire o spegnere la ricerca medica in determinati ambiti sanitari dal momento che la soluzione è quella della soppressione della vita.
    4.) L’eutanasia non sarà mai la risposta adeguata al malato grave.
    5.) Nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto od embrione, che sia bambino od adulto,vecchio, ammalato incurabile od agonizzante.
    6.) Nessuno può chiedere questo gesto omicida per altri.
    7.) Nessuno può acconsentire esplicitamente od implicitamente il gesto omicida.
    8.) Nessuna autorità può legittimare, imporre o permettere l’omicidio.
    E’ un’offesa alla dignità della persona umana!
    E’ un crimine contro la vita!.
    E’ un’attentato contro l’umanità!
    Nel rispetto dei valori etico-sociali che una quasi giornaliera diffusa psicopatia vuole distruggere il concetto della vita considerandosi autonoma e svincolata da ogni rapporto umano-sociale ritenendo la persona un oggetto da buttare, il mondo civile, la singola persona, la ragione e la logica non chiedono di morire , ma di vivere.
    La famiglia tradizionale, “martellata e densa di stress”, continua a mantenere la promessa di fedeltà dei coniugi, a farsi carico dei figli, ad aiutare i propri genitori anziani, soprattutto a curare i propri membri malati e disabili, a dispetto di questo mondo egoista ed amorale.
    Una “parola di speranza” è e resta quella che si instauri o si restauri per il bene di tutti quell’istituzione naturale che è la famiglia, che la stessa riflessione dell’antica Roma non esitava a definire”principium urbis et quasi seminarium rei pubblicae”(il nucleo primo della città e quasi semenzaio dello Stato).
    Ed un “segno di speranza” ci è venuto dal Cardinale Dionigi Tettamanzi con la parola “non parliamo solo di speranza, ma anzitutto con speranza”, perché prevalga la voglia di non essere a favore di un tecnicismo e di un relativismo distruttivo.
    Solo il Creatore ha diritto di vita o di morte, !
    Previte
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire

  • Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente
    Ma dove è finita la super oltraggiata dignità umana?
    I frequenti e gravi episodi che si verificano nel n/s Paese, quasi giornalmente od a periodi delle stagioni in cui l’anno è diviso, scaturiti dalla stessa matrice di follia di menti psichicamente instabili nei quali bambini giovani anziani e gente comune sono vittime di incuria violenze ed abusi d’ogni genere, ci lasciano attoniti, sconcertati e con noi l’opinione pubblica.
    Il “fattaccio” avvenuto a Roma in San Pietro, dove una giovane, scavalcando le barriere di sicurezza, si è “scaraventata” sul S. Padre Benedetto XVI°, il grave attentato a Milano al Capo del Governo Onorevole Silvio Berlusconi, ed i quasi quotidiani tristi episodi in cui sono protagonisti malati psichicamente instabili, sono crude manifestazioni che da moltissimi anni “invadono le cronache dei mass media” e dimostrano l’inconfondibile e grave stato di deterioramento prodotto dal silenzio e dall’incuria delle Istituzioni a prendere sul serio questo grave disagio sociale con opportuni provvedimenti legislativi.
    Silenzio dall’aprile del 2005, dove quel Testo Unificato Burani-Procaccini, in cui era abbinata una mia Petizione, è sparito dall’agenda parlamentare e non se ne è più parlato di malattia mentale.
    Cresce e diventa più forte e sentito il bisogno di giustizia, di protezione a fronte di situazioni che procurano paura, insofferenza e delusione per la mancanza di credibili azioni che diano al cittadino almeno la sensazione di essere tutelati, malgrado il meritevole impegno delle Forze dell’Ordine, alle quali devono essere indirizzate parole di plauso per l’impegno di sicurezza, anche giuridica.
    Si fa tanto clamore nell’immediatezza del dramma, per poi voltare pagina e lasciare nel buio di un angolo, anche della nostra coscienza, i diversi scottanti problemi socio-sanitari.
    Che dire, poi, di quanto pare avvenga nelle nostro corsie ospedaliere dove nel supremo ordine del risparmio, che ho chiamato “budget del ricoverato”, la parola d’ordine sia quella di spendere meno, restringendo i tempi di degenza perfino per fasce d’età ed in qualunque condizione di salute si trova il paziente. Ancor più grave, pare, quando pazienti sono disabili, in tarda età, in condizione agonizzanti.
    Ma questa è eutanasia. Una licenza di uccidere. Un abuso fuori dall’ordinamento giuridico italiano.
    L’Associazione “Cristiani per servire”, a mia firma, con una urgentissima Petizione col n. 911 assegnata alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato e col n.787 alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, ha richiesto, con la massima urgenza di conoscere la verità, affinché le singole Regioni possano in maniera omogenea intervenire con opportuni provvedimenti legislativi.
    Rifinanziare le “missioni militari”,“viaggi” all’estero, dispendiose “manifestazioni”e quanto di inutile vi sia,( intanto paga pantalone), ignorando la salute dei cittadini , non è amministrare come dovrebbe fare il “buon padre di famiglia”, a fronte di impellenti necessità e priorità come nei casi sopra esposti !
    Non voler trovare “fondi” per attivare quegli strumenti tecnici per abbattere le molte barriere fisiche e psicologiche atte a permettere l’integrazione dei disabili nella società affinché siano in grado di assicurare un livello di indipendenza e sicurezza; programmare quelle strutture per i disabili psico-fisici che attendono una soluzione da moltissimo tempo ; adottare opportuna vigilanza al fine di garantire ad ogni persona il diritto a continue e specifiche cure fino al compimento naturale della vita dei cittadini, sono dimostrazioni di un grandissimo disinteresse verso la società e verso quel principio fondamentale di solidarietà etica ( e dico poco!).
    Bisogna accantonare una volta per tutte, il “mondo ed il libro dei sogni” !
    Ma dove è finita quella “solidarietà sociale”, quella oltraggiata dignità umana, quel rispetto della persona più volte “esumate” dalla politica, ma ritenute dall’opinione pubblica pseudo ed ipocrite ?
    Infine e prioritario, rivolgiamo un ennesimo appello al buon senso del Legislatore perché, con sollecita urgenza, ci faccia conoscere la verità su quel “budget del ricoverato” che pare assilli il “sonno” delle ASL, per non dovere incamminarci sulla strada dell’imbarbarimento, inizio della fine della nostra civiltà!
    Previte

    http://digilander.libero.it/cristianiperservire

  • Cristiani per servire
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire
    e-mail previtefelice@alice.it
    Il Presidente
    Attendiamo dal Parlamento una risposta sul “budget del ricoverato”.
    La Costituzione Italiana all’articolo 50 recita “ Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”.
    L’art.109 del Capo XXV del Regolamento della Camera dei Deputati ( che nel raffronto con il Senato della Repubblica corrisponde agli artt. 140 e 141) recita :
    1. Le petizioni pervenute alla Camera sono esaminate dalle Commissioni competenti;
    2. l’esame in Commissione può concludersi con una risoluzione diretta ad interessare il Governo alle necessità esposte nella petizione ovvero con una decisione di abbinamento con un eventuale progetto di legge all’ordine del giorno;
    3. quando sia presentata una mozione su una o più petizioni, il testo della petizione è stampato e distribuito congiuntamente al testo della mozione relativa.
    In questo momento vi è nel Paese, una situazione, quella del “budget del ricoverato”, situazione, se vera, molto delicata, importante, grave ed allucinante per la salute dei cittadini.
    In breve, i tagli ai Bilanci Sanitari Regionali potrebbero essere utilizzati per praticare l’eutanasia nei confronti di tutti i pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere, cioè limitare in nome del risparmio il diritto alla vita ed alla salute restringendo i tempi di degenza per fasce dì età ( quindi favorendo pazienti giovani con problemi acuti )
    ed in qualunque condizione di salute si trovi il “paziente”sia esso disabile, in tarda età od in fin di vita ( quindi sfavorendo pazienti con problemi cronici ) .
    Nel nostro sistema sanitario si stanno verificando, se sono vere le voci che circolano tra i cittadini che riguarderebbero gli ambienti ospedalieri, logiche di convenienza, che ci allontanerebbero (se vere) dalla solidarietà e dal rispetto per l’individuo.
    Infatti, il“budget del ricoverato” determinerebbe una situazione drammatica ed inquietante in quanto per ragioni di risparmio, finito quel “quid“spettante ad ogni degente, il malcapitato, soprattutto se malato cronico handicappato disabile, anziano od in fase terminale,verrebbe dimesso e rimandato a casa.
    Ma quale legge impone questo “comandamento”?
    Nella migliore ipotesi verrebbe trasferito nelle RSA ( Residenze Sanitarie Assistite), sempreché ci sia il posto disponibile visto che sono quasi sempre al completo.
    A Roma e nel Lazio per un “taglio” sanitario regionale di bilancio, 1.200 pazienti nelle strutture alternative di riabilitazione dovevano essere dimessi entro il 31 dicembre 2009 e rinviati alle loro residenze. Quindi, in ultima analisi, ci sarebbe il rientro a casa con quale prospettiva di assistenza e cura si desidera sapere.
    Se questo dovesse avvenire, il paziente verrebbe condannato a lenta sia essa breve o lunga agonia , che possiamo considerare una mascherata eutanasia “fuori” dalla logica di ogni legge ed ancora non conforme all’ordinamento giuridico italiano.
    Secondo un possibile terribile “progetto”, tutto da verificare, la sanità avendo risorse modeste, deve stabilire delle priorità come quelle di concentrazione della spesa orientata solo, ripeto, sui giovani e sui malati acuti.
    Questa cultura, che non ho nessuna remora a definire maltusiana o genetista, se si sviluppa comporta una situazione gravissima in quanto ingenera nell’opinione pubblica convinzioni devastanti sul piano sociale e diseducative per i giovani, portati a credere che gli anziani altri non sono che un peso inutile.
    Sussiste, quindi, una palese contraddizione con gli sforzi della ricerca scientifica per l’allargamento della speranza di vita.
    La sanità italiana, che occupa tra i Paesi Europei l’ultimo posto, deve la propria situazione deficitaria agli sprechi ed al mal utilizzo delle risorse finanziarie.
    E’ una sanità molto malata, come vede Signor Ministro della Salute, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri!
    Il nostro vuol essere un richiamo forte al Parlamento Italiano, al quale abbiamo indirizzato una Petizione col n.911 al Senato della Repubblica e col n.787 alla Camera dei Deputati per meno parole e più fatti, ma soprattutto per conoscere la verità.! Quid est veritas ?.
    Ma ancora il Parlamento non ci risponde.
    Ho tentato di chiedere spiegazioni, ma le risposte sono, come al solito, con le logiche di convenienza che se tali ci vorrebbero allontanare dalla solidarietà e dal rispetto per l’individuo-persona.
    In una parola una singolare interpretazione della Costituzione Italiana troppe volte richiamata, ma non materializzata.
    Ma nelle mie reminiscenze del diritto pubblico, mi sono ricordato che le petizioni sono espressioni della volontà dei cittadini, i quali in tale maniera esercitano il principio ( art.1 ) della “sovranità popolare” , che si esplica mediante la democrazia diretta ( referendum, plebiscito, petizione) e quindi inoltrate affinché le Istituzioni ( quindi come nel caso in esame sia la Senato della Repubblica e sia alla Camera dei Deputati ), hanno l’obbligo di un democratica attenzione, valutazione e risposta che nel contesto della urgentissima Petizione da me inoltrata ( col n.787 assegnata alla 12° Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e col n.191 assegnata alla 12° Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica ) ancora oggi gennaio 2010 non mi viene comunicata.
    Ma è stata inoltrata per il bene comune !
    Vorrei aggiungere che il diritto di petizione spetta a tutti, cioè ad ogni cittadino maggiorenne e costituisce un mezzo di collaborazione di tutto il popolo all’opera legislativa esplicata dalle Camere Legislative, perché permette a chiunque di segnalare le necessità, le aspirazioni, le esigenze popolari di carattere generale.
    E non mi si dica che le petizioni vengono prese in considerazione quando vi è in esame un progetto di legge, od “altro”, come dire che un incendio non viene spento dai pompieri perché si deve restare in attesa della pioggia che il buon Dio ci manda dal cielo.
    Ed intanto il “budget del ricoverato”, se vera questa condizione, costituisce una forma, ripeto, di eutanasia , che conoscendo la sensibilità del nostro Parlamento deve dare immediata chiarificazione alla pubblica opinione ed al rispetto della dignità dell’uomo, uno dei pilastri dell’antropologia umana.
    Previte
    http://digilander.libero.it/cristianiperservire

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