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Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti (Cnog): ridotti da 144 a 62 i componenti

ROMA – Saranno ridotti da 144 a 62 i componenti del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG). È questa l’ultima modifica al testo della riforma dell’editoria approvata dalla commissione Affari Costituzionali del Senato. Ora il testo dovrà essere approvato dall’Aula del Senato e successivamente dovrà ottenere l’ok finale dalla Camera. I deputati infatti in precedenza aveva stabilito che il numero dei membri del CNOG doveva essere 36.

I 62 componenti del CNOG saranno divisi in 40 professionisti, 20 pubblicisti nonché 1 professionista e 1 pubblicista in rappresentanza delle minoranze linguistiche riconosciute. In pratica viene ripristinato l’originario rapporto di 2/3 professionisti e 1/3 pubblicisti previsto dalla legge n. 69 del 1963, rapporto tuttora vigente nei Consigli regionali dell’Ordine. Ma, poiché restano 12 – come oggi – i componenti del Consiglio nazionale di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti, faranno parte del Consiglio nazionale dell’Ordine 50 giornalisti (cioè 62 meno 12). Gli attuali consiglieri nazionali dell’Ordine sono, invece, ben 144 per metà pubblicisti e metà professionisti.

È una vittoria di Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti in Lombardia. Questo era stato infatti il suo appello alla Camera il 2 marzo scorso:

“L’Ordine nazionale con 36 consiglieri non potrà far fronte ai suoi tanti compiti. Fermatevi! Il numero giusto è 60: 60 consiglieri (di cui 12 giudici disciplinari), 40 professionisti e 20 pubblicisti”.

Deputati, fermatevi! Oggi 2 marzo vi accingete ad approvare il ddl sull’editoria che contiene una norma lesiva dell’Ordine dei Giornalisti. Con 36 consiglieri l’Ordine non sarà in grado di operare e di far fronte a tutte le funzioni assegnate dalle leggi. Tenete conto che 12 dei 36 consiglieri dovranno occuparsi esclusivamente della giustizia disciplinare.

I restanti 24 consiglieri sono giudici d’appello delle iscrizioni negli elenchi dell’Albo, devono vigilare sulla condotta degli iscritti segnalando mancanze e violazioni etiche ai Consigli territoriali di disciplina, devono organizzare corsi di formazione ogni anno per 100mila iscritti, devono organizzare (4 volte/anno) gli esami di stato per l’accesso alla professione, vegliare sul funzionamento delle 9 scuole di giornalismo sparse sul territorio nazionale, coordinare gli Ordini regionali, scrivere il massimario della professione. E poi c’è il disbrigo delle pratiche amministrative (pareri, incontri, dibattiti, etc).

Il numero giusto è 60: 60 consiglieri (di cui 12 giudici disciplinari), 40 professionisti e 20 pubblicisti, eletti in due distinti collegi nazionali. Credetemi, il funzionamento dell’Ordine è anche un problema del Parlamento. I consiglieri sono persone che lavorano e che non possono dedicarsi in via esclusiva all’Ordine. Anche sotto questo profilo il numero 36 fa a pugni con la realtà e con le esigenze dell’ente pubblico.