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Diffamazione a mezzo stampa. No carcere giornalisti e querele temerarie, la sen. Filippin (Pd): “C’è l’accordo”

Diffamazione a mezzo stampa. No carcere giornalisti e querele temerarie, la sen. Filippin (Pd): "C'è l'accordo"
Diffamazione a mezzo stampa. No carcere giornalisti e querele temerarie, la sen. Filippin (Pd): "C'è l'accordo"

Diffamazione a mezzo stampa. No carcere giornalisti e querele temerarie, la sen. Filippin (Pd): “C’è l’accordo”

ROMA – Diffamazione a mezzo stampa. No carcere giornalisti e querele temerarie, la sen. Filippin (Pd): “C’è l’accordo”. Sulla diffamazione a mezzo stampa in discussione in Parlamento, si muove un fronte politico ampio e suscettibile di trovare un accordo alto per risolvere i nodi più problematici (e censori). Contro il rischio di una stampa che si imbavaglia da sola sono pronte e potenzialmente già votabili norme di rafforzamento dell’istituto della querela temeraria per limitare appunto l’abuso del ricorso ai tribunali a scopo intimidatorio e soprattutto l’abrogazione del carcere per i giornalisti. La senatrice Pd Rosanna Filippin spiega all’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione il senso dello stralcio dei provvedimenti del disegno di legge dedicato.

“L’obiettivo è chiaro. Di fronte all’uso strumentale della giustizia, a scopo intimidatorio, contro i giornalisti occorre una soluzione legislativa. A questa questione urgente serve una risposta rapida da parte del legislatore”, spiega a Ossigeno per l’Informazione la senatrice Rosanna Filippin (Pd), relatrice presso la Commissione Giustizia sul disegno di legge in materia di diffamazione a mezzo stampa, per spiegare perché ha chiesto e ottenuto lo stralcio (vedi) delle norme proposte per contrastare in modo efficace il frequente ricorso a querele e a cause civili promosse in modo pretestuoso per intimidire i giornalisti, costringendoli a difendersi in giudizio con accuse infondate e con richieste di risarcimento danni immotivate che condizionano la loro vita e i bilanci delle aziende editoriali.

Senatrice, perché ha avanzato questa proposta?

Sulle questioni regolate dai primi due articoli del disegno di legge originario, strettamente connessi l’uno con l’altro, è necessaria una ulteriore riflessione per arrivare a una soluzione condivisa. Questi due articoli modificano la Legge sulla Stampa (8 febbraio 1948, n.47) proponendo un complesso sistema di rettifica delle notizie da pubblicare su richiesta del soggetto che si ritiene diffamato. In base alla normativa proposta, la pubblicazione della rettifica senza commento e senza replica comporterebbe la non punibilità del giornalista. Inoltre questi articoli rimodulano le p**e attualmente previste per la diffamazione a mezzo stampa, sostituendo il carcere con la pena pecuniaria. Sembra che nel loro insieme questi due articoli non bilancino in modo soddisfacente i diritti delle parti coinvolte: da un lato, il diritto di chi è stato (o si ritiene) diffamato di ottenere la rapida rettifica di quanto pubblicato in suo danno; dall’altro, il diritto a informare e a essere informato che potrebbe essere compromesso con la pubblicazione di una rettifica senza commento e risposta. Soprattutto quando la richiesta di rettifica è motivata più dal desiderio di evitare contenziosi giudiziari che di raccontare i fatti.

L’operazione compiuta in Commissione Giustizia non risolve la questione delle p**e detentive che continuano a essere emesse contro i giornalisti creando quel chilling effect che le istituzioni europee raccomandano di evitare. Come pensa si possa risolvere?

È vero: la questione delle p**e detentive resta irrisolta. La materia è sicuramente da rivedere, senza alcun dubbio, modificando la legislazione vigente, che prevede la condanna fino a sei anni di reclusione per i giornalisti condannati per diffamazione a mezzo stampa aggravata dall’attribuzione di fatto determinato. Ma, come ho detto, i rilievi negativi sulla formulazione complessiva degli articoli 1 e 2 erano superiori a quelli positivi. Dunque, si è considerata necessaria una ulteriore riflessione per arrivare a una soluzione più condivisa sulle questioni della rettifica e delle p**e.

Quale obiettivo aveva in mente quando ha proposto lo stralcio di una parte del disegno di legge?

L’obiettivo è quello di offrire una soluzione legislativa alla questione urgente dell’uso strumentale della giustizia contro i giornalisti, a scopo intimidatorio. Le norme inserite nel provvedimento stralcio intendono “punire” chi ricorre alla querela temeraria per ostacolare l’attività di un giornalista. Inoltre intendono combattere le richieste astronomiche di risarcimento del danno. Entrambi i fenomeni (querele temerarie o abnormi richieste di risarcimento del danno) sono ben conosciuti. Serve una risposta del legislatore e deve essere una risposta rapida. Ecco perché il cammino delle norme in questione proseguirà, esaminando e votando anche quegli emendamenti che erano stati già proposti su questa parte della legge dai miei colleghi senatori.

A questo punto che cosa prevede, quali saranno i tempi di esame e votazione del nuovo disegno di legge?

Credo che il testo risultante dallo stralcio potrà essere approvato rapidamente dalla Commissione Giustizia del Senato e poi dall’Aula di Palazzo Madama. In questo momento non vedo ostacoli per un altrettanto veloce passaggio confermativo alla Camera dei Deputati, considerando che l’obiettivo di questo disegno di legge è il contrasto all’uso della giustizia a scopo intimidatorio e questo obiettivo è noto e condiviso. Ora dobbiamo sperare di completare per intero questo iter parlamentare prima che termini la legislatura. (Giuseppe Federico Mennella, Ossigeno per l’Informazione)

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