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Elkann-Agnelli mantiene gli impegni, compra azioni e sale in Repubblica-Gedi

Elkann-Agnelli mantiene gli impegni, compra azioni e sale in Repubblica-Gedi

Elkann-Agnelli mantiene gli impegni, compra azioni e sale in Repubblica-Gedi (foto Ansa)

ROMA – Exor, la holding della famiglia Agnelli, ha iniziato gli acquisti sul mercato, con piccoli pacchetti, per risalire nel capitale di Gedi e ad oggi detiene il 5,6% del capitale.

Gli acquisti sono stati iniziati nelle settimane scorse ed oggi, con il più recente internal dealing, Exor ha comunicato di aver acquisito 132.224 azioni, pari allo 0,026% del capitale di Gedi. Altri acquisti sono stati fatti anche ieri per 183.124 pezzi pari allo 0,036% del capitale e ci si attende che continuino nelle prossime settimane.

Marco A. Capisani, su Italia Oggi, va oltre:

“Exor guidata da John Elkann è diventata il secondo azionista di Gedi, il nuovo gruppo editoriale che riunisce Repubblica, Stampa, Secolo XIX e giornali locali Finegil. La cassaforte della famiglia Agnelli è salita di recente fino al 5,6% mentre Cir della famiglia De Benedetti è al 43,4%, Carlo Perrone sotto il 5% e Jacaranda Caracciolo Falck al 5,1%.

“Exor sta continuando a comprare quote ed è successo anche ieri: è partita dal 4,26% di azioni dopo che Fca ha girato pro quota ai suoi soci (Exor compresa) il 14,63% in portafoglio post fusione col gruppo L’Espresso. Quindi, sondando gli altri azionisti Fca, per l’a.d. e presidente di Exor c’è ancora la possibilità di comprare e crescere.

“Elkann, che è anche presidente dell’ex gruppo Fiat, aveva già dichiarato ad aprile (nella lettera agli azionisti di Exor, che la holding sarebbe diventata il «secondo più grande azionista» di Gedi. Adesso ha mantenuto la promessa ma resta da capire se si accontenterà di esserlo con una quota vicina all’attuale o meno. A distanziarlo infatti dalla figlia adottiva di Carlo Caracciolo, fondatore del gruppo L’Espresso, non c’è un margine significativo e in aggiunta anche Perrone, storico editore del Secolo XIX, è dato in salita. La questione non sembra essere quella di una scalata a Gedi né tantomeno di una competizione tra i soci minori, però Elkann potrebbe preferire giocare il suo ruolo di secondo azionista nel Gruppo Editoriale (da cui Gedi) con alle spalle una quota più importante, giusto per «sostenere e rafforzare la società nel lungo termine», come ha sottolineato egli stesso”.

Elkann aveva anche aggiunto di voler “mantenere il proprio “impegno personale all’interno del consiglio di amministrazione per sostenere e rafforzare la Società nel lungo termine”.

Due mesi dopo, Carlo De Benedetti aveva lasciato a suo figlio Marco la presidenza di GEDI Gruppo Editoriale, nato dalla fusione tra il Gruppo de l’Espresso e Repubblica e Itedi, la società de La Stampa e Il Secolo XIX. Aveva assunto la presidenza del Gruppo Espresso nel 2006.

De Benedetti ha motivato la scelta con la volontà di favorire il ricambio generazionale”. Secondo una scaletta scritta da Sofocle, a proporre Marco De Benedetti per la carica di presidente era stato l’altro figlio, Rodolfo. Il consiglio lo ha ringraziato, riconoscendogli i meriti “per il lavoro svolto al servizio del gruppo per 35 anni e per essersi dedicato con passione a sostenere la società e la sua attività”.

Commosso e un po’ confuso, De Benedetti si è attribuito una maggiore anzianità, affermando in una nota di avere “partecipato con impegno e passione alla fondazione di Repubblica”. Questa però risale al 1976, 6 anni prima del suo ingresso, attraverso la Olivetti, in una operazione che salvò l’Espresso dalla bancarotta. Lo aveva già affermato alla festa dei 40 anni di Repubblica, ma nessuno se ne era accorto o si era sentito il cuore di dirglielo.

Ma c’è Wikipedia:

“I padri della Repubblica sono quattro: Eugenio ScalfariCarlo Caracciolo, editore dell’EspressoMario Formenton e Giorgio Mondadori, rispettivamente amministratore delegato e presidente dell’Arnoldo Mondadori Editore.

 

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