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Facebook cede alle polemiche: riammessa foto della bimba vietnamita

Facebook cede alle polemiche: riammessa foto della bimba vietnamita

Facebook cede alle polemiche: riammessa foto della bimba vietnamita

SAN FRANCISCO  –  Facebook cede alle polemiche piovute da tutte le parti e riammette la foto della bimba vietnamita in fuga nuda e bruciata dal napalm. Lo ha annunciato la portavoce del colosso di Palo Alto.

“Un’immagine di un bambino nudo, normalmente, violerebbe – spiega la nota del colosso statunitense – i nostri community standard, e in alcuni Paesi potrebbe addirittura essere considerata un’immagine pedopornografica. In questo caso, riconosciamo la storia e l’importanza globale di questa immagine nel documentare un particolare momento storico. Grazie al suo status di immagine iconica di importanza storica, ammette la portavoce di Facebook, il valore della sua condivisione supera il valore della protezione della community attraverso la rimozione, quindi abbiamo deciso di ripristinare l’immagine su Facebook”.

Da Palo Alto arriva anche una novità importante: “Modificheremo i nostri meccanismi di revisione per permettere la condivisione di quest’immagine d’ora in avanti. Coinvolgeremo gli editori e altri membri della nostra community globale su queste questioni importanti da questo momento in poi”, annuncia ancora la nota, precisando che ci vorrà qualche tempo perché l’immagine sia ripristinata.

Lo scandalo era scoppiato dopo che Facebook aveva rimosso la foto della bimba vietnamita pubblicata da uno scrittore norvegese, Tom Egeland, sulla propria pagina. Il caso era finito anche sui giornali, con il quotidiano norvegese Aftenpost che aveva accusato Mark Zuckerberg di fare censura e di abusare del suo potere.

Nell’articolo, il direttore dell’Aftenpost, Espen Egil Hansen, chiedeva al “più importante mezzo di comunicazione al mondo” di distinguere tra “pedopornografia e famose foto di guerra. Sono preoccupato che invece di ampliare la libertà di informazione così la si limiti”. Queste decisioni “sono il frutto di un abuso di potere e invece di rendere il mondo più aperto e connesso promuovono la stupidità”. Per fortuna il caso ha fatto riflettere anche Palo Alto.

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