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Facebook, coi nostri dati stiamo alimentando la più potente organizzazione al mondo

Facebook, coi nostri dati stiamo alimentando la più potente organizzazione al mondo

Facebook, coi nostri dati stiamo alimentando la più potente organizzazione al mondo

SAN FRANCISCO – La raccolta dati di Facebook fa del sito in blu una delle organizzazioni più influenti del mondo. Share Lab ha studiato gli algoritmi e le connessioni del gigante della tecnologia, per capire meglio la struttura sociale e le relazioni di potere all’interno della società.

Un paio di anni fa, Vladan Joler ed alcuni amici hanno iniziato ad indagare sul funzionamento interno di una delle corporazioni più potenti del mondo. Il team, che include esperti in analisi cyber-forensi e di visualizzazione dei dati, aveva già esaminato ciò che ha definito “forme diverse di infrastrutture invisibili”, dietro i fornitori di servizi internet di Serbia.

La società di Silicon Valley, memorizza circa 300 petabyte di dati (unità di misura dell’informazione o della quantità di dati), vanta quasi due miliardi di utenti e, nel solo 2016, ben circa 28 miliardi di dollari in entrate. Eppure, afferma Joler, non sappiamo nulla di ciò che accade dietro le quinte, nonostante il fatto che noi, da utenti, forniamo gran parte del “combustibile” che manda avanti queste società e del tutto gratuitamente.

“Tutti noi, quando carichiamo qualcosa, quando stiamo taggando gli amici o commentiamo, stiamo fondamentalmente lavorando per Facebook” osserva Joler. Tentare di scavare in questo processo, largamente nascosto, si è rivelata un’impresa titanica: “Abbiamo cercato di mappare tutti gli input, i campi in cui interagiamo con Facebook e l’esito”, dice.

“Abbiamo mappato le preferenze, le condivisioni, la ricerca, lo stato di aggiornamento, l’aggiunta di foto, amici, nomi, tutto ciò che i nostri dispositivi dicono di noi, tutte le autorizzazioni che stiamo distribuendo a Facebook tramite apps, come lo stato del telefono, la connessione wifi e la possibilità di registrare Audio”.

Tutta questa ricerca ha fornito solo una parte del quadro completo, così la squadra ha esaminato le acquisizioni di Facebook e ha perlustrato i suoi numerosi brevetti. I risultati ottenuti sono sorprendenti: i diagrammi di flusso mostrano come i dati che offriamo spontaneamente a Facebook vengano utilizzati per calcolare l’affinità etnica (termine usato dallo stesso Facebook), orientamento s******e, affiliazione politica, classe sociale, orari di viaggio e molto altro.

Una di queste mappe mostra come tutto, dai link che pubblichiamo su Facebook, le pagine che ci piacciono, al nostro comportamento on-line in molti altri angoli del cyber-spazio di proprietà, o che interagiscono, con l’azienda (Instagram, WhatsApp o siti che utilizzano semplicemente il login Facebook) potrebbe rientrare in un gigantesco processo algoritmico.

Tale processo, consentirebbe a Facebook un’incredibile accuratezza, l’abilità di determinare la preferenza del cibo, la durata del viaggio per recarsi al lavoro o l’età di un figlio. Un’altra di queste mappe, descrive le autorizzazioni che molti di noi concedono a Facebook attraverso le tante applicazioni smartphone, tra cui la possibilità di leggere tutti i messaggi di testo, scaricare file senza autorizzazione e accedere alla nostra posizione precisa.

“Quella di ShareLab è la mappa più accurata e comprensibile che io abbia visto finora. La ricerca spiega senza mezzi termini quanto dobbiamo cedere in fatto di privacy per essere in grado di comunicare con i nostri amici” spiega Julia Powles, esperta di tecnologia al Cornell Tech. “Facebook”, prosegue la Powles, “gioca con i nostri impulsi basici, mettendo al primo posto la popolarità”.

“Quello che più colpisce è il senso di rassegnazione, l’impotenza del regolamento, la mancanza di opzioni, la pubblica indifferenza e, in quanto situazione straordinaria, per una organizzazione che ha il potere sulle informazioni, non c’è davvero potere più grande” ha concluso.

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