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Facebook files, i contenuti che non riesce a controllare: violenza, revenge porn…

Facebook files: ecco come Mark Zuckerberg decide cosa si pubblica e cosa no

Facebook files: ecco come Mark Zuckerberg decide cosa si pubblica e cosa no

ROMA – Facebook files: ecco come Mark Zuckerberg decide cosa si pubblica e cosa no. Il quotidiano inglese Guardian ha rivelato per la prima volta le regole e le linee guida segrete di Facebook. Dopo una lunga inchiesta il quotidiano britannico è entrato in possesso di un centinaio di manuali con le regole da rispettare e su come moderare argomenti come violenza, razzismo, terrorismo, odio e p*********a.

Una fonte del quotidiano sostiene che “Facebook non è in grado di controllare i suoi contenuti, è cresciuto troppo in fretta, raggiungendo dimensioni enormi”. Difficile per esempio reagire in casi come il cosiddetto ‘revenge porn’ (cioè le persone lasciate che si vendicano postando immagini intime e personali per danneggiare l’ex partner): in molte situazioni occorre decidere se l’immagine è appropriata in meno di 10 secondi, vista la mole di lavoro per i moderatori.

I “Facebook files” mostrano quanto controverse e arbitrarie possano essere decisioni che devono essere prese con estrema rapidità: criteri e regole del social più famoso del mondo obbediscono alla stessa arbitrarietà.

E secondo l’arbitro, per esempio, un atto di autolesionismo in diretta video non rappresenta un contenuto da rimuovere; l’affermazione “Qualcuno ha sparato a Trump” è più sensibile di “Ecco come strozzare quella *****” (perché Trump è ritenuto “categoria protetta”, mentre nell’altro caso “la minaccia non è attendibile”).

Gli abusi sui minori, se non sono di tipo s******e (ma se consistono, ad esempio, nel bullizzare un bambino) vanno eliminati solo se costituiscono esaltazione della violenza o sadismo. I video che mostrano morti violente non devono esser rimossi in tutti i casi, ma solo in alcuni. Indulgenza anche in alcuni casi di foto di abusi su animali. Chi ha più di centomila follower ha meno protezioni degli altri in quanto “figura pubblica”. E questo è solo un assaggio dei “cento documenti scottanti”. (Francesca De Benedetti, La Repubblica)

 

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