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Film e serie Tv in streaming, ecco cosa rischi se li scarichi o guardi illegalmente

ROMA – Guardare un film illegalmente su internet oppure caricare o scaricare illegalmente una serie tv, chi non l’ha mai fatto? Dopo che la Guardia di Finanza ha oscurato i maggiori siti di streaming ci si potrebbe chiedere quali sono i rischi per gli utenti che hanno frequentato i siti, immettendo o scaricando materiale sotto copyright col sistema del file-sharing. A rispondere è un avvocato, che in un articolo a firma di Niccolò Carradori per Vice, spiega che per chi compie questo tipo di illeciti il rischio è di una sanzione penale.

La Guarda di Finanza la scorsa settimana ha dato un duro colpo ai siti di streaming, oscurandone un numero superiore a quello raggiunto in tre anni, e ora sta cercando gli individui che vi sono dietro seguendo la strada dei soldi ottenuti dalla pubblicità su questi siti illegali. Per capire se il futuro dello streaming è segnato, Carradori ha intervistato l’avvocato Fulvio Sarzana, esperto in diritto delle nuove tecnologie, chiedendogli cosa succede quando utilizziamo questi siti:

“Innanzitutto si deve distinguere il tipo di comportamento degli utenti che utilizzano questi contenuti: “la norma approvata nel 2005 in materia, che ha introdotto sostanzialmente nel nostro ordinamento le fattispecie di downloading e uploading di materiale protetto dal diritto d’autore su internet, pone una differenza sostanziale,” mi ha detto l’avvocato Sarzana.

Di fatto, chi guarda film o serie tv in streaming, o compie un download per utilizzo personale e singolo, non rischia praticamente niente. E questo anche per una semplice questione pratica: “le forze dell’ordine sono principalmente concentrate nell’individuazione di coloro che offrono questi servizi—tentare di perseguire migliaia di utenti sarebbe veramente complicato—ed è quindi l’upload a rappresentare la differenza sostanziale per il rischio di essere individuati.”

 

Se in Francia le autorità tagliano la rete internet a chi scarica contenuti illegalmente, in Italia la legge non persegue chi fruisce del servizio ma chi lo offre:

“Se è l’upload a fare la differenza, resta comunque da capire cosa rischiano tutti gli utenti che partecipano ai circuiti di peer-to-peer. In questo caso, è la finalità dell’upload a essere discriminante. “Chi immette su sistemi di file-sharing contenuti protetti dal diritto d’autore, senza scopi di lucro, rischia una sanzione penale. Ma è una sanzione di tipo pecuniario—fino a 2065 euro—che non prevede la reclusione.” Chi invece lo fa con scopi di lucro, va incontro a un procedimento che prevede la reclusione; è questa la categoria verso cui si concentrano maggiormente le azioni della Guardia di Finanza, per ridurre appunto l’afflusso di questi contenuti”.

Bisogna dunque far attenzione al proprio wi fi, anche se per la legge della privacy i dati non potrebbero essere raccolti dalle società:

“Il Caso Peppermint, da questo punto di vista, è abbastanza significativo: l’etichetta discografica tedesca nel 2006 accusò più di 3.600 utenti per aver illegalmente condiviso file su cui esercitava il diritto d’autore, con la complicità dei loro provider. Il Garante della privacy, però, stabilì l’illegalità dei dati raccolti. Per quanto riguarda invece l’ipotetico pericolo che qualcuno utilizzi una rete wi-fi pubblica—oppure sottraendo la password a un privato—per scaricare file protetti da diritto d’autore o per gestire il proprio sito di sharing, la normativa non prevede sanzioni a carico di coloro che posseggono la linea. “La responsabilità del provider si riferisce all’hosting, e quindi colui che risponde dell’infrazione è l’utente.”

 

Il nuovo metodo di indagine della Guardia di Finanza potrebbe dunque farci dire addio per sempre ai siti di streaming illegali:

“Questo tipo di provvedimenti potrebbe insomma portare alla fine del meccanismo secondo il quale un sito sequestrato viene riaperto dopo poche ore utilizzando un altro url, perché finalmente si arriverebbe a individuare i responsabili. Con l’inasprimento delle conseguenze, poi, ci sarebbe probabilmente una diminuzione netta dell’offerta. In realtà, però, non si può essere così netti nel decretare l’imminente morte del fenomeno.

Secondo Sarzana, però, lo sviluppo della questione coinvolge anche altre dinamiche. “Uno dei problemi reali che alimenta la pirateria online, però, rimane intatto: ovvero l’inadeguatezza dei servizi legali. Se non cambieranno questi servizi—rendendoli cioè più accessibili, funzionali, ed economici—sarà difficile arginare totalmente il fenomeno.”


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