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Giornali-tv-siti: ok Camera a riforma contributi pubblici

ROMA – Soldi pubblici a giornali, settimanali, siti, e tv locali: sì della della Camera al disegno di legge di riforma sul sostegno pubblico per il settore dell’editoria. Il testo, approvato con 292 sì, 113 no e 29 astenuti (Lega, Fdi e Al), passa al Senato.

Poche le modifiche al testo uscito dalla Commissione Cultura, con l’opposizione del Movimento 5 Stelle e delle formazioni a sinistra del Pd. Nel mirino, tra l’altro, l’utilizzo di una quota, fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate derivanti dall’introduzione del canone Rai in bolletta per sostenere il fondo. “Perché noi cittadini dobbiamo pagare il canone a voi per mentirci? – attacca Alessandro Di Battista -. Di fatto avete lottizzato la Rai inserendo personaggi vostri anche ultimamente a Raitre. Io la televisione non ce l’ho, il canone non lo pagherò e spiegherò ai cittadini come non pagarlo”.

Un appello “doppiamente ridicolo”, secondo il deputato Pd Sergio Boccadutri. “Primo perché è indecente chiedere di non pagare il canone Rai dalle Aule parlamentari – sostiene -, secondo perché l’accusa di lottizzazione viene da chi, proprio Di Battista, stasera sarà ospite di Giannini a Ballarò, come al solito senza contraddittorio”. Sono molti i punti contestati da M5S, secondo cui il provvedimento serve a tenere “editori e giornalisti sotto controllo” e a “favorire i soliti grandi gruppi industriali, con gli incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari su giornali e periodici”.

Indigesta al Movimento anche la delega al governo, che consentirà all’esecutivo “di tenersi le mani libere per poter scegliere quanto dare e a chi”. “Noi vogliamo completare una riforma del pluralismo dell’informazione che sia stabile – replica Roberto Rampi del Pd -. Poi, di volta in volta, il governo interverrà rispetto alle risorse e ad alcuni decreti attuativi. Quindi è una legge che, al tempo stesso, ha una capacità di essere elastica e di modularsi nel tempo, ma che ha una sua stabilità”.

La normativa rivede le fonti di finanziamento del fondo: ad alimentarlo saranno non solo le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica, ma anche quelle per le emittenti locali. Oltre alle risorse derivanti dal canone Rai, ci sarà un contributo di solidarietà da parte dei concessionari di pubblicità su tv e stampa (lo 0,1% del reddito complessivo annuo). Grazie ad un emendamento della Commissione Bilancio, non saranno incluse le somme riscosse per le multe Agcom.

Il testo delega, inoltre, il governo a ridefinire l’intera disciplina, partendo dalla platea dei beneficiari. Tra questi potranno esserci, oltre alle tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, ma non i giornali di partito. Ulteriori requisiti riguardano il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro e l’edizione della testata in formato digitale. L’ammontare del contributo dipenderà dal numero di copie annue vendute e utenti unici raggiunti, oltre che, in base a un emendamento della Commissione Bilancio, dal numero di giornalisti assunti. Il governo dovrà inoltre stabilire criteri più stringenti di quelli attuali per per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e nuove regole per il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti (il numero dei componenti non potrà essere superiore a 36). Dovrà, inoltre, innovare il sistema distributivo nell’ottica di una maggiore liberalizzazione.

Questa la reazione del sindacato unico dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa (Fnsi), nel comunicato congiunto del segretario Raffaele Lorusso e del presidente Giuseppe Giulietti.

“L’approvazione della proposta di legge di riforma dell’editoria da parte della Camera dei deputati è una buona notizia per il comparto”. Lo affermano, in una nota, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della FNSI. “In un settore ancora alle prese con gli effetti della lunga fase di recessione – affermano – la revisione e l’aggiornamento di norme risalenti a epoche lontane possono contribuire a chiudere i processi di ristrutturazione aziendale ancora in corso e a porre le basi per una ripresa del mercato e dell’occupazione. In questo senso, è auspicabile che nella definizione dei criteri per l’assegnazione delle risorse pubbliche destinate al settore venga assegnata priorità assoluta alla buona occupazione, prevedendo meccanismi di incentivazione e di sostegno per le sole aziende che rispettano i contratti nazionali di lavoro e osservano gli obblighi retributivi e contributivi. Altrettanta determinazione è necessaria per mettere in campo strumenti di piena inclusione nel mondo del lavoro dipendente dei troppi giornalisti precari e sfruttati con contratti di lavoro atipici. La direzione intrapresa è quella giusta ed è quella auspicata dalla FNSI e dalle Associazioni regionali di stampa. Di questo vanno ringraziati il relatore della proposta di legge, onorevole Roberto Rampi, e tutti i deputati che hanno lavorato per mettere a punto le nuove norme. L’auspicio è che anche il Senato approvi in tempi brevi la proposta di legge per assicurare al settore il non più rinviabile rilancio”.

La reazione del Movimento 5 Stelle. “Il governo continua a regalare soldi pubblici agli amici editori e in questo modo, con uno scambio di reciproci favori, tiene la stampa guinzaglio. Un’informazione libera e indipendente è troppo pericolosa per Renzi e i partiti: è per questa ragione che se la ‘comprano’. Lo fanno, tra l’altro, usando anche i soldi derivanti dalle eccedenze del canone Rai”. Così i parlamentari M5S commentano il voto contrario alla Camera alla Proposta di legge che ha istituito il fondo per il pluralismo dell’editoria.

“In legge di Stabilità 2016 – proseguono – era stato deciso che tali eccedenze sarebbero dovute servire per abbassare la tassa tv ai cittadini over 75 che guadagnano meno di 8 mila euro. Come al solito si sono rimangiati la parola e ai rimetterci sono stati, ancora una volta, i più deboli. In questa giornata non possiamo che ribadire il nostro assoluto ‘no’ al finanziamento pubblico dell’editoria. Gli aiuti di Stato, perché di questo si tratta, tutto fanno tranne che difendere il pluralismo: drogano il mercato, creando dipendenza, e azzoppano la libera concorrenza, presupposto indispensabile per un’informazione più libera”.

“All’interno di questa irricevibile Pdl oggi siamo almeno riusciti a far approvare un emendamento che limita la possibilità di accedere al contributo pubblico soltanto a quelle testate che dimostrino di aver venduto almeno il 30% delle copie. In questo modo viene almeno arginata la possibilità di regalare arbitrariamente soldi agli amici della politica . Resta invece in piedi un’altra misura vergognosa: per favorire soliti grandi gruppi industriali, governo e maggioranza hanno deciso di dare incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari su quotidiani e periodici. Un’operazione che consentirà a quei gruppi di guadagnarci economicamente e di tenere sotto controllo la stampa. Se poi a fare pubblicità sulla stampa saranno i partiti, i soldi dei cittadini usciranno dalle loro tasche tre volte: la prima per il finanziamento all’editoria, la seconda quando i partiti useranno i fondi pubblici per farsi pubblicità e la terza con gli sgravi fiscali di cui godranno. Se questo è il concetto di pluralismo dell’informazione che hanno Renzi e i parlamentari della maggioranza, non possiamo poi sorprenderci quando nella classifica della libertà di stampa l’Italia è posizionata molto, troppo, indietro”.

“Abbiamo votato a favore della legge sull’editoria perché grazie al nostro impegno il testo è stato migliorato rispetto a quello di partenza. Miglioramenti ci sono stati sul piano delle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici con obbligo di applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro come criterio di accesso ai contributi, sul piano delle risorse, ora più certe grazie al recepimento della nostra proposta di contributo di solidarietà”. Lo dichiara Annalisa Pannarale, componente della commissione Cultura e vicepresidente del gruppo Sinistra italiana a Montecitorio. “Il testo – prosegue l’esponente di Sinistra italiana – è stato migliorato anche nella parte che riguarda la rete di vendita con maggiori paletti per le edicole, il terminale più fragile, che potranno vedersi garantire una migliore parità di trattamento. I soggetti di riferimento di questa legge sono i piccoli editori e non più quelli che dipendono da gruppi finanziari o da quotazioni in borsa”, continua Pannarale. “Per questo è importante che ci sia un fondo certo e costante, che garantisca una pianificazione continua in favore delle realtà più piccole”, conclude.

La reazione del presidente dell’Ordine dei giornalisti.  “Dal marzo 2013 un provvedimento per cambiare la barbarie della legge sulla diffamazione rimbalza tra Camera e Senato, senza essere approvato. I colleghi continuano, intanto, ad essere condannati al carcere: ultimo in ordine di tempo un battagliero pubblicista di oltre 80 anni. In cinque mesi viene, invece, votata una ipotesi di riforma dell’Ordine che non recepisce quanto proposto dal Consiglio dell’Odg, ma con cinque righe ispirate da chi è marginale nella categoria, cancella la memoria di Guido Gonella”. Lo sostiene il presidente dell’Odg, Enzo Iacopino. “La libertà di stampa è, da ora, sicuramente più garantita. Siamo tutti più sereni – prosegue Iacopino -. Non si sentirà parlare, si illudono, di schiavitù nel mondo dell’informazione. Gli editori possono brindare assieme ai loro complici di mille misfatti: il contratto da fame, la vergogna della delibera sull’equo compenso, la devastazione di alcuni diritti di chi ha lavorato per una vita e quella di quanti, senza tutele, dovranno accontentarsi delle mancette in cambio di un lavoro sempre più faticoso”. “Gli stessi editori che potranno continuare ad incassare danari pubblici, senza neanche dimostrare di avere retribuito i giornalisti – conclude il presidente Odg -. E potranno continuare a nascondere i molti interessi che hanno in altre attività così che i cittadini non sapranno mai perché certe notizie spariscono o vengono esaltate. E’ davvero il momento di riflettere su chi fa questo lavoro e di dare voce ai diritti calpestati da patti tanto scellerati quanto inconfessabili”.