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Giornalisti schiavi, Fnsi a Renzi: “Non faccia come con Rai”

Giornalisti schiavi, Fnsi a Renzi: "Non faccia come con Rai"

Matteo Renzi, Enzo Iacopino (Foto Lapresse)

ROMA – “Renzi non faccia come con la Rai“. Il monito viene da Usigrai e Federazione Nazionale della Stampa in merito alla querelle del giorno, il botta e risposta tra il premier Matteo Renzi e il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino che ha intervallato la tradizionale conferenza stampa di fine anno.

Nella sua introduzione alla conferenza Iacopino aveva sottolineato, tra le altre cose, le condizioni di “schiavitù” imposte da certi editori a molti giornalisti in Italia, auspicando che il governo tagliasse i fondi pubblici a quei giornali che impongono basse retribuzioni. Ma nel prendere la parola Renzi ha subito fatto presente di non condividere le parole del presidente Odg, affermando che “non c’è schiavitù o barbarie in Italia”. Al termine dell’intervento/bilancio sull’anno 2015 di Renzi, Iacopino ha ripreso la parola per dargli una stilettata: “Ora siamo tutti più sereni perché apprendiamo che con 4.900 euro all’anno (che equivale al compenso che viene previsto per diversi precari) oggi si vive bene in Italia”.

Ma parlando di pensioni Renzi rilancia sottolineando come, a suo parere, quelle da duemila euro non possano essere considerate d’oro per poi soffermarsi sui termini “barbarie” e “schiavitù”, che a suo dire possono essere utilizzati solo in casi estremi, come quelli di donne in catene e mutilazioni genitali. Ma di nuovo Iacopino replica: “Una barbarie più grande non annulla un’altra barbarie. Per lei presidente una pensione di 3mila euro al mese non è una pensione d’oro, per me 4.900 euro all’anno sono schiavitù. Abbiamo opinioni diverse”.

La questione è stata infine ripresa dal segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso e dal presidente Giuseppe Giulietti che insieme al Segretario Usigrai Vittorio di Trapani hanno voluto ricordare l’auspicio di Renzi, quello di “un 2016 all’insegna della libertà di informazione”. E aggiungono:

“È quello che auspichiamo anche noi. Ci auguriamo che questa volta Renzi non voglia smentire se stesso come ha fatto con la Rai, quando dopo aver promesso di restituirla ai cittadini, in realtà l’ha portata ancora di più sotto il controllo del governo”.

Segue un promemoria per le prossime slide del premier:

“1) una norma contro le querele temerarie;
2) una legge sulla diffamazione, che abolisca il carcere e renda effettivo il diritto dei cittadini a essere informato;
3) nuove regole per i conflitti di interessi;
4) riforma radicale dell’Ordine dei Giornalisti;
5) rinnovo della Concessione 2016 insieme alla riforma complessiva della Rai Servizio Pubblico”.

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