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Facebook, Google, Amazon & Co. stanno diventando troppo grandi?

Google, Amazon & Co. stanno diventando troppo grandi?

Google, Amazon & Co. stanno diventando troppo grandi?

SAN FRANCISCO – I colossi americani della tecnologia, Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon e Facebook, sono le cinque compagnie più grandi al mondo per capitalizzazione di mercato, ed il loro crescente dominio sta alimentando le preoccupazioni in materia di concorrenza e privacy. Le autorità di regolamentazione, quindi, stanno diventando più severe? E’ la domanda della BBC.com

Le azioni di Amazon ed Alphabet, questo mese hanno superato il segno di 1.000-$, ultimo segnale delle crescenti potenzialità dell’azienda. Quest’anno, per la pubblicità digitale di Google è previsto un aumento del 40%, mentre il gigante Amazon, negli Stati Uniti, è sulla buona strada per rastrellare la metà delle vendite online entro il 2021.

Rispetto all’Europa, gli Stati Uniti sono rimasti indietro in materia di comportamento anticoncorrenziale, ma Jonathan Kanter, avvocato antitrust dello studio Paul Weiss, Washington, ritiene che le cose stiano cambiando. “Le persone fanno domande rispetto agli strumenti e i criteri utilizzatiin precedenza, vogliono sapere se siano quelli giusti. Molte di queste persone ritengono sia necessario un cambiamento”.

San raffaele

Queste aziende, inoltre, ottengono potere con la raccolta di dati utente e la modifica del flusso di informazioni, controllando l’accesso dei consumatori che utilizzano le loro piattaforme.

Lina Khan, membro del think thank New America che ha pubblicato un articolo su Amazon, spiega che ci sono esempi di imprese tecnologiche che regolano le leggi sulla concorrenza; Khan indica la battaglia di Amazon con il sito “diapers.com“, rivenditore di prodotti per bambini: il colosso abbassò i prezzi, svalutando la società, dopodiché la acquistò.

In materia di regolamentazione, politici ed autorità hanno cominciato a prendere maggiore coscienza; la scorsa primavera, il Congresso USA si è mosso per “smantellare” una serie di leggi varate da Obama per proteggere la privacy dei consumatori. Poco tempo dopo, un gruppo di repubblicani ha introdotto una proposta più ampia chiedendo a imprese come Google e Amazon, oltre ai tradizionali fornitori di Internet, di ottenere l’autorizzazione dell’utente prima di condividere i dati.

Nel 2013, la Commissione Europea multò Microsoft per aver riservato un trattamento preferenziale al proprio browser, Internet Explorer. Quest’anno, invece, è stata la volta di Facebook, per aver fornito “informazioni erronee o fuorvianti” durante l’acquisizione di Whatsapp. Attualmente è aperta un’inchiesta anche nei confronti della compagnia “madre” di Google, Alphabet, sul trattamento di favore reso ai propri servizi d’acquisto nei risultati di ricerca.

Non è chiaro quali siano le intenzioni del presidente Donald Trump e come voglia guidare questa politica. Come candidato adottò una retorica populista, descrivendo Amazon come un monopolio e il boss, Jeff Bezos, “con enormi problemi di anti-trust”. Per guidare la divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia, Trump ha scelto un repubblicano tradizionalista, Makan Delrahim, ma nella “Federal Trade Commission” rimangono ancora diversi posti vacanti. L’agenzia ha affermato che nel 2018 ospiterà una conferenza sulle questioni sollevate dalle tecnologie emergenti in materia di privacy.

Questi colossi della tecnologia, sono davvero così anti-competitivi come alcuni pensano?
Amazon potrebbe dominare le vendite digitali, ma le società con sedi fisiche reali ancora primeggiano negli acquisti online: l’anno scorso, il solo Walmart ha registrato vendite tre volte maggiori rispetto ad Amazon.

I giganti cinesi Baidu, Alibaba e Tencent stanno resistendo abbastanza bene all’egemonia americana e,nonostante le autorità di regolamentazione statunitensi stiano cominciando a “mostrare i muscoli”, gli analisti finanziari affermano di non essere preoccupati per un giro di vite che danneggerebbe le società, anche in Europa.

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