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Google, vuoi lavorarci? I 4 requisiti che ti servono

ROMA – Google, vuoi lavorarci? I 4 requisiti che ti servono. E’ difficile ma non impossibile: se vuoi essere assunto da Google devi sperare di rientrare fra i 4mila e i 6mila bravi e fortunati che ogni anno rimpinguano il serbatoio di talenti informatici del colosso che consente la navigazione su internet. Considerando che sempre ogni anno provano a farsi assumere un paio di milioni di candidati da tutto il mondo, le possibilità di successo oscillano tra una probabilità su 400 e una probabilità su 333.

Non è molto, ma meglio di una lotteria. L’importante è conoscere quali sono i requisiti che Google giudica imprescindibili. Basta andare sulla pagina “Careers” di Google (il Sole 24 Ore ha fornito un’agile sintesi). 4 sono le caratteristiche fondamentali che formano il candidato ideale: leadership, competenza legata al ruolo, capacità di ragionamento, “googleyness” (diciamo elasticità mentale e resilienza alle sfide contingenti). Se ne vogliamo sapere di più è consigliabile la lettura di “Work rules!”, il libro di Laszlo Bock: è il responsabile delle “people operations”, le risorse umane delle altre aziende.

Leadership. Nonostante sia un concetto un po’ inflazionato, Google lo tiene in gran conto. Vuol sapere, è la filosofia, “in che maniera il candidato ha usato muscoli diversi in situazioni diverse per mobilitare un team”. Il candidato deve mostrare cioè di saper gestire situazioni problematiche, sia nel ruolo di responsabile per la situazione che si presenta, sia eventualmente nel ruolo di leader di fatto, cioè in sostituzione di un capo riconosciuto. Molto importante, quei muscoli li deve utilizzare solo per risolvere un problema mentre gestisce un gruppo: se il problema è risolto deve dimostrare di saper “molare il potere quando il compito è esaurito”.

Competenze. Non serve mostrare un bouquet di “skills isolate”: un arco completo di passioni e competenze fa più al caso di Google, anche se una grande motivazione o passione non può essere sufficiente. In generale è il tuo lavoro, quello che hai già fatto, che parla per te (nel senso che la cover letter del c.v. per questo non è obbligatoria).

Capacità di ragionamento. A Google piacciono le persone smart, capaci di velocità di pensiero. Una regola fondamentale citata da Bock consiste nel preferire un candidato che reagisca meglio di te (che esamini) a determinati stimoli, intellettuali o di computazione. Ti può esser chiesto il significato del concetto di leadership come l’elaborazione immediata di un algoritmo per la risoluzione di un gioco.

Googleyness. Bisogna ricorrere alle parole di Bock per definire quello che appare come l’abito mentale tagliato meglio per l’aspirante “noogler”.

Bock la definisce un fattore culturale, più che aziendale. Sta di fatto che la “googleyness” è il quarto elemento inserito da Big G tra i suoi criteri di selezione. In cosa consiste? Stando alle parole di Bock l’etichetta contiene più significati: da «una certe dose di umiltà intellettuale» all’essere a proprio agio «con le ambiguità» del mercato digitale e del suo futuro. Insomma, una certa resilienza alle incertezze croniche del business e della carriera che si sta scegliendo. A partire dal colloquio. (Alberto Magnani, Il Sole 24 Ore)