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Ilaria Alpi, lo sfogo di mamma Luciana. Fnsi: “Le istituzioni non abbandonino la ricerca della verità”

Ilaria Alpi, lo sfogo di mamma Luciana. Fnsi: "Le istituzioni non abbandonino la ricerca della verità"

Ilaria Alpi, lo sfogo di mamma Luciana. Fnsi: “Le istituzioni non abbandonino la ricerca della verità” (Foto Ansa)

ROMA –  Dopo 23 anni di lotte contro omissioni, bugie, depistaggi, Luciana Alpi ha annunciato la sua decisione di non promuovere altre iniziative per reclamare verità e giustizia per la figlia Ilaria e Miran Hrovatin, assassinati il 20 marzo del 1994. Naturalmente, ha aggiunto, che non rinuncerà alla vigilanza per impedire che a oltraggio si aggiunga oltraggio.

La FNSI condivide le parole di Luciana Alpi e si appella alle autorità istituzionali, di governo e alla magistratura affinché si compia davvero ogni sforzo per percorrere tutte le strade utili non solo ad individuare i mandanti e gli esecutori, ma anche gli autori del depistaggio e dei troppi inquinamenti che hanno segnato questa tragedia.

Non solo “dolore”, ma anche l'”umiliazione di formali ossequi” e la delusione nei confronti di una giustizia che non è riuscita a punire il colpevole dell’uccisione della figlia: Luciana Alpi, madre della giornalista uccisa in Somalia il 20 marzo 1994, getta la spugna e annuncia: “Ho deciso di astenermi d’ora in avanti dal frequentare uffici giudiziari e dal promuovere nuove iniziative. Non verrà però meno la mia vigilanza contro ogni altro tentativo di occultamento”.

Era il 20 marzo 1994 quando Ilaria Alpi, giornalista del Tg3, fu assassinata a Mogadiscio insieme al cineoperatore Miran Hrovatin, probabilmente per i suoi scomodi servizi su un traffico di armi e di rifiuti tossici. Da allora Luciana Alpi ed il marito Giorgio (morto nel 2010) hanno speso la loro vita ad inseguire inquirenti ed investigatori perché fosse fatta luce sull’omicidio della loro figlia, per catturare il responsabile e chiarire il movente di quel delitto. Un impegno infruttuoso, dal momento che ancora oggi quel delitto è rimasto senza colpevoli.

Un presunto responsabile, Hasci Omar Hassan, è rimasto in carcere 16 anni, ma gli addebiti a suo carico si sono sciolti come neve al sole quando una giornalista di “Chi l’ha visto?” ha scovato all’estero il principale accusatore di Hassan, che ha ritrattato le accuse mosse al somalo. Ne è seguito un processo di revisione a Perugia, con l’assoluzione piena di Hassan.

Dolore su dolore per Luciana Alpi, che non ha mai creduto nella colpevolezza di Hassan. “Volevano darmi un colpevole – disse – ma io volevo il colpevole”. Infine, l’ultima amarezza: dopo il processo di Perugia sperava che la Procura di Roma agisse “tempestivamente per evitare nuovi depistaggi e occultamenti”. Cosa che, a suo giudizio, non è avvenuta. Ed ha così deciso di battere in ritirata, imponendosi un solo dovere: vigilare “contro ogni altro tentativo di occultamento”.

 

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