Secondo la Federazione Nazionale della Stampa Italiana sono almeno 300.000 le persone che si sono radunate, alle 16 del 3 ottobre, in piazza del Popolo a Roma per manifestare in difesa della libertà di stampa.
Una cifra, secondo gli organizzatori, destinata ad aumentare visto che, dalle strade circostanti continua ad affluire gente.
Al centro della piazza c’è un grande palco e, ai lati, due maxi schermo. Tantissimi gli striscioni. Bandiere della Cgil e anche del Pd, Idv e Rifondazione che appoggiano la manifestazione.
La Cisl, invece, non ha aderito alla manifestazione e, per questo, è stata fischiata dai partecipanti al corteo. Applausi, tiepidi, per i sindacalisti Cisl che sono intervenuti a titolo personale.
Applausi vigorosi, invece, per il giornalista Marco Travaglio, al centro, nei giorni scorsi, delle polemiche per il suo rinnovo contrattuale con la Rai. Tanta, soprattutto, la gente comune. Slogan della manifestazione: “No all’informazione bavaglio” Spazio, con un minuto di silenzio, anche alla commemorazione delle vittime del disastro di Messina.
Il segretario generale della Cigl Guglielmo Epifani ha parlato di «un numero di persone straordinario che ricorda la manifestazione per la scuola dell’anno scorso. Si tratta di una grande risposta democratica».
In parallelo sono previsti cortei anche a Trieste ed Udine.
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quella della mancanza di libertà di stampa è una gran bufala…non vorrei invece che si stesse muovendo tutto questo teatrino perchè si incominciano ad intravvedere tagli agli sprechi nell’editoria della carta stampata…meno aiuti a pioggia e più aiuti selettivi…
E sulla manifestazione della Scuola??????????? Anche quella è libertà di informazione visto le bugie della Gelmini!!!! Chissà se prima di essere nominata ministro, la Gelmini sapeva già che il suo ministero della pubblica istruzione sarebbe stato in realtà un’appendice del ministero dell’economia e delle finanze. Una sorta di cavallo di Troia usato dal governo per tentare di risanare i propri debiti, mascherando da riforma un sistema di tagli indifferenziato, foriero di un regresso senza precedenti nel mondo dell’istruzione del nostro paese. Alla fine però se ne sono accorti tutti e la stessa Gelmini ha dovuto ammettere che il decreto comporta 7,8 miliardi di euro di tagli alla Scuola. Ormai solo tra i fedelissimi chiamano ancora “riforma” quello che in realtà si è rivelato un vero e proprio colpo di scure all’istruzione scolastica. Politici, sindacalisti, insegnanti, precari, da tempo dicono la loro sui giornali e in tv, ma sempre più di rado si fa riferimento ai contenuti del decreto, al punto che da pochi giorni qualcuno ha sostituito il concetto di “maestro unico” con quello di “maestro prevalente” del quale, manco a dirlo, nel decreto non c’è nessuna traccia. Per farsi un’idea basta leggersi gli otto articoli che compongono il “taglio Gelmini” proprio dal sito del governo (http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106) . Quello che colpisce, oltre al titolo, “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“, sono le premesse: “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali…”
[...] di noi ha il diritto di pensarla come vuole a proposito della grande manifestazione per la libertà di informazione che si è svolta a Roma, ma nessuno può permettersi di oltraggiare, insultare minacciare donne e [...]