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Lillian Ross, mitica reporter del New Yorker, è morta a 99 anni. Fu la prima donna a…

Lillian Ross, mitica reporter del New Yorker, è morta a 99 anni. Fu la prima donna a...

Lillian Ross, mitica reporter del New Yorker, è morta a 99 anni. Fu la prima donna a…

ROMA – Lillian Ross, mitica reporter del New Yorker, è morta a 99 anni. Fu la prima donna a… Fu la prima in molti sensi, Lillian Ross, nata Rosovsky nello stato di New York da genitori immigrati dalla Russia nel 1918. E’ morta all’età di 99 anni. Fu fra le firme più carismatiche, a dispetto di una certa ritrosia che era anche segno di stile, della celebre rivista The New Yorker. Fu la prima a cogliere dal vero Ernest Hemingway, un ritratto apparso nel 1950 che fece epoca.

Incarnò con naturalezza la capacità di rendere la realtà, quella che significativamente chiamiamo non-fiction, con il tocco e gli strumenti della narrativa più intelligente: “new journalism” applicato, di cui fu riluttante maestra. Nel ricordo del New York Times viene spesa per lei l’espressione “fly on the wall”: così intendeva i suoi reportage, una mosca sul muro, invisibile ma attenta e soprattutto con le orecchie aperte. Nessuno come lei, riferendo quello che vide sul set di John Houston, ha mai più parlato con tanto vivido acume del pianeta Hollywood.

Nel 1960, con Yellow Bus, condivise il viaggio verso la Grande Mela di una comitiva di studenti di uno sperduto villaggio agricolo dell’Indiana: nessuno di loro aveva mai visto di persona un ebreo, forse uno un cattolico una volta… E’ stata anche, ispirandoci alla storica rubrica Talk of the town, la protagonista rea confessa di un gossip mondano/editoriale che le costò il saluto di molti suoi ex colleghi. Descriveva, in “Here but not here”, il menage a trois con lo storico editore del New Yorker, William Shawn. Una storia quarantennale, durata fino alla morte di Shawn, che intanto teneva moglie e figli.

Ne scrisse senza veli o ipocriti pentimenti: fu una storia d’amore dove la passione non ebbe mai pause o incrinature, con buona pace degli scandalizzati ex colleghi che per vendetta la stroncarono: la moglie rivale era ancora in vita, l’accusa fu di tradimento e slealtà. Shawn l’assunse nel 1945, offrendole il doppio di quanto prendeva. Possiamo aggiungere, che fu la prima donna con un affaire con il capo che non sia stata epurata alla morte del supposto protettore. Anche questo un segno di grandezza.

Gli ipocriti che pretendevano le scuse per aver infangato la memoria di un monumento dell’editoria li, li liquidò così: “Molti critici vedono Shawn come un mito nelle loro teste: sono pieni di amarezza e recriminazioni. Vogliono trasformarlo in una mia vittima, ma non andò per nulla così. Dicono che sono stata sleale. Lui non la penserebbe in questo modo; gli sarebbe piaciuto essere descritto così com’era – un tenero, romantico, appassionato amante, uno che amava il jazz, il teatro, il divertimento, guidare macchine veloci, che era pazzo per il cibo”.

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