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Rai, Mario Orfeo nuovo dg, Beppe Grillo lo voleva a pulire i cessi. Di Bella intanto…

ROMA – Mario Orfeo sarà il nuovo dg Rai. Al suo posto di direttore del Tg1 dovrebbe andare Antonio Di Bella, certamente più affidabile per il duo Renzi-Gentiloni (riunione decisiva giovedì pomeriggio) in vista delle elezioni, anticipate o a scadenza naturale.

Come ha scritto Cronaca Oggi, è stata

“risolta brillantemente la crisi al vertice Rai. Tutti schierati, tranne Carlo Freccero,  per Mario Orfeo al posto di difettore generale. Se lo merita.  È stato molto bravo come direttore del Tg1: nominato da Berlusconi e Casini, è rimasto in sella anche con il Pd. Un caso di bravura professionale che fa premio sulla politica. Ora però alla direzione del Tg1 andrà Antonio Di Bella: deciso spostamento a sinistra della informazione in Rai”.

È stato anche uno schiaffo a Beppe Grillo, a soli due mesi dalla sua perentoria richiesta di mandare Mario Orfeo a “a pulire i bagni di Viale Mazzini”. Orfeo era colpevole, nell’occasione specifica, di avere “censurato” per i suoi telespettatori un po’ di Virginia Raggi. Ma negli ultimi anni ripetute sono state le occasioni in cui Grillo ha chiesto la rimozione di Orfeo.

Si tratta di una mossa ben pensata e azzeccata, anche sotto il profilo del probabile accordo di futuro governo fra Pd e Berlusconi. Berlusconi ha invocato un direttore generale di garanzia. Certo non faceva riferimento alla linea politica, data dalla spartizione ormai decennale di Tg e Reti Rai. Pensava a un dg che non facesse stranezze sul piano dei programmi e soprattutto dei costi. I costi sono da sempre l’ossessione di Berlusconi. Un dg Rai stile Biagio Agnes, rinfrancato dal nuvo flusso di denaro fresco dal canone, potrebbe fargli male. Orfeo, che fu nominato direttore del Tg1 proprio da Berlusconi, non farà certo stranezze. La sua sarà una guida competente e onesta, certo, ma ci vuole anche poco, farà sicuramente meglio del suo predecessore, Antonio Campo Dall’Orto.

San raffaele

Anche se Mario Orfeo, nonostante il peccato originale, è stato talmente bravo da restare in sella al Tg1 anche con i successivi Governi a stampo di sinistra (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni), Antonio Di Bella dà al partito al governo, il Pd, maggiori garanzie di obbedienza. Ai fini della propaganda elettorale un dg della Rai conta assai poco e inoltrte un uomo capace equilibrato e serio come Orfeo può anche aiutare a smussare gli angoli e superare le polemiche. Però con uno dei tuoi a capo del primcipale telegiornale del Paese ti senti più tranquillo. Antonio Di Bella è un gran professionista. Figlio d’arte, suo padre fu Franco Di Bella, mitico capo cronista e poi direttore del Corriere della Sera negli anni ’70, travolto, all’apice della carriera, dallo scandalo P2. L’orientamento politico di Antonio Di Bella divergeva da quello del padre, ma la bravura c’era tutta. La sua carriera professionale è stata in Ra, fino alla direzione del Tg3.

A quei livelli, la bravura non basta più e è richiesta anche una certa appartenenza (la componente ex Pci del Pd) e obbedienza. Così quando nel 2009 Pierluigi Bersani, neo segretaro del Pd, volle mettere la figlia del fu segretario del Pc, Enrico Berlinguer, Bianca Berlinguer, a dirigere il Tg3, Di Bella fece un passo laterale alla posizione di direttore di rete Rai 3. Costretto a lasciare la direzione di Rai 3 da una sentenza di un giudice che reintegrava il suo predecessore Paolo Ruffini (figlio di ministro, nipote di cardinale), Di Bella accettò l’esilio a New York, per poi tornare a dirigere la Rete dopo il passaggio di Ruffini alla 7. Lì è rimasto fino a quando lo hanno sostituito con Andrea Vianello. Dopo un breve periodo come corrispondente da Parigi, è tornato a Roma a dirigere Rai News dopo il passaggio di Monica Maggioni a presidente della Rai.

Finora l’unica cosa certè è che il cda Rai ha offerto, con una ispirazione degna di Mosé o Maometto, la sua candidatura al Tesoro. Gasparri li aveva bruciati tutti con un tweet. Si va verso la designazione del direttore del Tg1 di Mario Orfeo alla direzione generale della Rai. Dopo una prima riunione del cda che ha visto l’indicazione di Orfeo, l’assemblea dei soci (il 99,56% di proprietà del Tesoro, il residuo 0,44% circa è detenuto dalla Siae) ratificherà la decisione accogliendo la nomina prima di restituire la palla al cda che, come da iter procedurale obbligato, provvederà con una nuova riunione all’investitura effettiva.

La procedura prevede, infatti, che il direttore generale venga nominato dal consiglio di amministrazione d’intesa con l’azionista. “Orfeo nuovo direttore generale della Rai”, aveva twittato per primo stamane il senatore Maurizio Gasparri realizzando un piccolo scoop.

Il consigliere Carlo Freccero si è espresso invece contro la nomina di Orfeo, proponendosi lui stesso come direttore generale e chiedendo un’audizione pubblica in Vigilanza per verificare chi è più competente. Napoletano, cinquantenne, Orfeo guadagna il timone della più grande azienda culturale del Pese al termine di un cursus honorum professionale di primo ordine tra carta stampata e tv.

Giovane cronista allo sport de Il Mattino, approda nel 1990 alla redazione napoletana di Repubblica distinguendosi per grandi capacità organizzative al punto che il direttore Ezio Mauro gli affida il comando operativo del quotidiano con la nomina a caporedattore centrale. Nel 2002 la prima esperienza da direttore, posto cui viene chiamato dall’editore Caltagirone per dirigere Il Mattino. Nel 2009 diventa direttore del Tg2 di cui rivoluziona immagine e contenuti.

Nel 2011 viene richiamato da Caltagirone per guidare Il Messaggero di Roma, per tornare in Rai l’anno successivo, stavolta alla guida del Tg1. Dove resta nonostante il cambio di maggioranza e dove torna a macinare ascolti con una confezione rinnovata del tradizionale tg.

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