Media

Maud Russell, nei suoi diari di guerra la storia d’amore col “papà” di James Bond

Maud Russell, nei suoi diari di guerra la storia d'amore col "papà" di James Bond

Maud Russell, nei suoi diari di guerra la storia d’amore col “papà” di James Bond

LONDRA – La spia che mi ha salvato: dai diari di Maud Russell, scritti durante la Seconda Guerra Mondiale, emerge la sua storia d’amore con Ian Fleming, che dette alla donna un nuovo ruolo nella vita mondana e un ruolo avvincente nell’Intelligence della Marina britannica. I diari di Maud Russel, un’importante testimonianza, sono diventati un libro “A constant heart”, edito da Emily Russel, di cui il Daily Mail pubblica una recensione a cura di Ysenda Maxtone-Graham.

La giornalista entra nel mondo di Maud Russell che pensava fosse superficiale e frivolo: una gran quantità di inviti, in cui emergono pranzi e cene mondane, una galleria di soprannomi eleganti: Bim, Bongie, Crinks and Cardie. “Ma come era sbagliata la prima impressione! Somo rimasta affascinata dai diari, profondamente commossa. E’ rivivere la Seconda Guerra Mondiale attraverso la mente e il mondo di una donna attenta e cordiale”.

La Russel sembra essere la castellana di una grande casa di campagna, Mottisfont nell’Hampshire, con un nutrito gruppo di cameriere e maggiordomi, che pranza al Ritz, al Claridges e al Savoy ogni settimana, il che rende tutto ancor più affascinante. Forse, scrive la Maxtone-Graham, dovremmo tutti leggere un diario di guerra che ci ricorda la realtà della vita: attraverso quella di Maud, si ripercorrono momenti di speranza, di disperazione, belle e cattive notizie che sono anche nostre.

Maud Russell era nata nel 1891, da una famiglia di ebrei tedeschi naturalizzati inglesi: il padre nel 1880 da Berlino sbarcò nel Regno Unito e fece fortuna con una società di intermediazione. Maud visse a Cadogan Square, educata alla scuola di Miss Wolff, in cui la sua principale rivale, per vincere il premio di composizione annuale, era Vita Sackville-West.
A un party incontrò il futuro marito Gilbert Russell, un banchiere che aveva 16 anni più di lei ed ebbero due figli.

Anche se Maud aveva parenti ebrei in Germania di cui preoccuparsi, osserva la Maxtone-Graham, per sei anni ebbe poche notizie, alcuni di loro morirono nell’Olocausto, la sua vita sociale in Inghilterra era brillante, era amica tra gli altri di Randolph Churchill, William Somerset Maugham, il fotografo Cecil Beaton.

Un tema ricorrente è l’artista Rex Whistler e la Russel racconta che un giorno, mentre dipingeva un murales nella “Big Room” di Mottisfont, scrive sulla parete: “Stavo dipingendo ma ho interrotto quando la Gran Bretagna ha dichiarato guerra ai nazisti, domenica 3 settembre 1939”. Maud, scrive chi c’era in casa con lei la notte del 14 giugno 1941: il marito, sei ospiti, cameriere, un maggiordomo, valletti, un “rifugiato di colore” da Southampton, cinque bambini sfollati e otto agenti, altri 14 sfollati erano nelle stalle.

Nel 1942, Gilbert muore di asma. Maud parla del forte dolore, che non cessava un minuto; stranamente, da vivo non ne parla molto, è un uomo tollerante, spesso malato e dormono in stanze diverse ma dopo la sua morte, Maud si sente spezzata, ogni piccolo piacere è appiattito dalla sua assenza.

Maud, dopo la scomparsa di Gilbert ha due intense amicizie: una con Ian Fleming, 16 anni più giovane di lei e che lavorava per l”Intelligence della Marina britannica. C’è un momento scioccante, nelle pagine del 1944, in cui viene sapere che la fidanzata di Ian, Muriel Wright, è stata uccisa da una bomba V1. “E’ morta per i detriti caduti dal tetto e arrivati sul suo letto; la maggior parte della camera era intatta”.

Edith Russel, che è la nipote di Maud ed ha editato i diari, pensa che Maud e Fleming, abbiano probabilmente avuto una relazione prima della guerra, la più significativa delle prove è una ciocca di capelli neri conservata in una busta, su cui c’è scritto “I.”. In tempo di guerra, si incontrano spesso nei ristoranti di Londra, ed è grazie a “I” che Maud ottiene un lavoro nella Admiralty: non pagato, sei giorni alla settimana, nel reparto di propaganda dell’Intelligence navale. Maud è terrorizzata, teme di non essere all’altezza del compito, ma quell’occupazione le salva la vita.

L’autostima emerge dalle pagine del diario su cui scrive “andata in ufficio”, “sono andata a lavorare”, “mi piace”. Quando finisce la guerra e, di conseguenza il lavoro, scrive: “Non mi interessa una vita oziosa. Spendere i giorni in eventi sociali mi sembra triste e lugubre”. E torna il dolore paralizzante per la scomparsa del marito:”Avrei voluto morire con G.” Alla fine della guerra, sapeva comunque come mungere una mucca e fare il formaggio.

L’altra sua intensa amicizia è con l’artista russo Boris Anrep, che tra le altre opere, realizzò i mosaici dell’atrio della National Gallery, di Westminster Cathedral e della Tate Gallery. Boris era follemente innamorato di lei e, dopo la guerra, ebbero una relazione durata 25 anni. Ma è chiaro che il “Constant heart” del titolo, l’amore costante di Maud è nei confronti del marito Gilbert.

Per questo, celebrò alla Giornata della Vittoria ma senza gioia: senza di lui non era la stessa cosa e, inoltre, chiunque avesse visto nei cinegiornali l’orrore dei lager, non avrebbe mai potuto sentirsi di nuovo allegro.

To Top