Blitz quotidiano
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Michele Santoro contro Travaglio: “Ridicolo che tutto il Fatto sia per il No”

ROMA – Michele Santoro, intervistato dal Foglio, spara a zero su Marco Travaglio e il Fatto Quotidiano: “Non trovo strano che Marco Travaglio abbia schierato il Fatto a favore del No. Trovo tuttavia imbarazzante che tutto il giornale, fin dentro ai necrologi, sia schierato per il No. In ogni sua riga. E’ ridicolo. Trovo imbarazzante possedere delle quote di un giornale senza sfumature, che non ha dubbi, costruito in questo modo”.

Da quando Antonio Padellaro ha lasciato la direzione, il Fatto è diventato l’ organo, l’ araldo e il giustiziere pubblico del Movimento cinque stelle? “Se a Marco dici che è diventato l’ organo di qualcuno, ti spara”, dice lui, con un ridere malizioso negli occhi. “C’ è di sicuro una corrispondenza tra lui e il Movimento. Non so quanto organica. Ma c’ è”. Sono ceffoni, magri ceffoni penetranti.

Insomma vuoi vendere, vuoi uscire dalla proprietà?“Se questo loro modo di fare il giornale è determinato dalla passione momentanea per il No, va bene. Ma se vogliono continuare così, io a che servo? Che ci sto a fare? Guarda, anche per la salute del giornale che ho contribuito a fondare, mi auguro che vinca il Sì”.

E allora Michele Santoro parla di Travaglio, del suo amico Travaglio, quasi come di un’ anima ordinata e limitata, che tende a ridurre ogni cosa a una scala monodimensionale, modica e accessibile, come fanno i bambini: bello/brutto, buono/cattivo, “ho sempre considerato Marco molto più contemporaneo di me. Più in sintonia con il mondo del ‘mi piace’ – ‘non mi piace’, che è la grammatica di internet e di Facebook. Io sono fatto in maniera diversa, sono un dinosauro, sempre pieno di dubbi e di elementi chiaroscurali. Una cosa che agli altri può sembrare ambiguità. Ma non lo è”.

E allora la domanda è improrogabile, come lo stupore, un po': tu sei il grande, incontenibile tribuno della televisione italiana! Ma come? Dubbi, chiaroscuri? Tu, tu che della partigianeria, dell’ eccesso di partecipazione, emotiva e militante, hai fatto una qualità e un marchio di fabbrica? “Come potrei dire che mi sento irresponsabile per quello che sta succedendo in questo paese?”, risponde, senza incresparsi nemmeno un po’, ma ritrovando tra i sopraccigli quel lieve solco verticale che è testimonianza di un’ intensità ostinata.

“Grillo l’ ho riportato io in tivù, è un fenomeno che ho certamente enfatizzato, e quando era proibito farlo, perché immaginavo una rigenerazione della classe dirigente”. Ma è un piano inclinato. Si comincia a punzecchiare, a pungere, ma poi dall’ ironia si passa al sarcasmo, all’ ingiuria, all’ assalto. E l’ assedio diventa una festa violenta, ogni parola una fucilata a bruciapelo e ogni idea una bomba.

“Per me è ormai indubitabile che il Movimento cinque stelle è destra. Destra pura”, sentenzia, con una voce piana, ma serrata.

Ed è come se tutto ciò su cui Santoro ha finora planato senza pericolo – Grillo, la denuncia politica, l’ avversione per la Casta – gli si profili d’ un tratto come un paesaggio irto, tempestoso, inquietante, che forse sarà costretto a ripercorrere palmo a palmo, ma da avversario. “Per me Travaglio, nella mia televisione, è stato un confine, un confine che mi sono dato per essere sicuro che il programma non rinunciasse a una posizione scomoda nei confronti del potere”.

Scomoda o aggressiva? “Aggressiva”. Faceste vincere Berlusconi, quando nel 2013 venne in studio, a ridosso delle elezioni politiche, qualcuno disse che aveva guadagnato un milione di voti in una sola sera. “Mi sono portato dietro quel trionfo assoluto in termini di ascolti come se fosse stato un disastro. Bersani disse che aveva perso, o meglio ‘non vinto’, per colpa di Santoro. E’ ridicolo. Bersani ha perso pure nel suo paese, a Bettola. Quelle elezioni la sinistra le perse sul fronte grillino, perché le cose, e questo deve cercare di capirlo anche Renzi, stanno così: se la destra non si ripiglia, e resta ridotta a Salvini e Meloni, Grillo è irrefrenabile”.

E Matteo Renzi è di sinistra? “Credo che la sopravvivenza della sinistra dipenda da Renzi. E’ l’ unico in campo che riesce a dare qualche calcio al pallone, malgrado io trovi insufficiente il modo in cui affronta l’ economia, come un Blair tardivo. E lo trovo lento anche nel saper far svolgere agli strumenti come la Rai la loro funzione di acceleratori dei processi culturali ed economici del paese. Però questo non mi impedisce di vedere quanto siano patetici D’ Alema e Bersani quando dicono che se cade Renzi non succede nulla. Se cade Renzi cade la sinistra in questo paese”.

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