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Ragazze dell’Est: l’alibi del cazzeggio, vittimismo e la sentenza D’Agostino

Ragazze dell'Est: l'alibi del cazzeggio, vittimismo e la sentenza D'Agostino

Ragazze dell’Est: l’alibi del cazzeggio, vittimismo e la sentenza D’Agostino

ROMA – Ragazze dell’Est, seconda puntata. Non in Rai che incredibilmente ha chiuso il teatrino del Parliamone Sabato. Incredibilmente perché, come nota Massimo Gramellini sul Corriere della Sera, ormai si era più che autorizzati a pensare che non vi fosse nessun limite, nessuna frontiera. Anni e anni di predicazione e messa in onda della “volgarità d’animo” offerta e blandita come “sincerità” e di messa al bando di ogni “buon gusto” detestato come “ipocrisia” avevano giustamente convinto tutti che nella tv si potesse fare tutto, ci fosse licenza piena. E invece perfino in tv, perfino nella tv dei format “popolari” e di intrattenimento un limite c’era. Anche se non si vedeva.

Ragazze dell’Est, seconda puntata nei commenti e reazioni. Da segnalare quella di Salvo Sottile che un qualche interesse alla vicenda ce l’ha. Fa sapere, con allusione astuta e con dubbio ironico: “Ma non era cazzeggio?”. Il tweet di Sottile merita attenzione perché questo del “cazzeggio”, del “si scherza, si gioca, mica si fa sul serio…” è diventato alibi seriale per ogni schifezza eventuale. Non è ce se uno scherza può ad esempio mettere sotto un passante sulle strisce per vedere l’effetto che fa o che si può passare alla cassa del supermarket con le scatolette rubate, per scherzo. Non a caso quello del “facevamo per scherzo” è lo stesso argomento a discarico portato regolarmente dai bulli. All’alibi del cazzeggio ricorre ogni forma di bullismo, anche quello televisivo.

Bullismo e ignoranza infatti…ma questo ce lo facciamo dire da Roberto D’Agostino che, intervistato da La Stampa, la dice e la conta giusta sul trash televisivo (lui sa di che parla). Dice D’Agostino che tentare di contrastare il trash, l’immondizia televisiva, è impresa titanica e in fondo vana. Che insomma non si può, non ce la si fa. Perché di Paola Perego ce ne sono dieci, cento, mille. Perché nel “mondo dello spettacolo non c’è la minima cultura, non sanno di cosa parlano, aprono bocca e gli danno fiato…”. Parole che suonano purtroppo come meditata sentenza: il problema non è “cosa”, è “come”.

Non è che non puoi parlare delle donne, dell’est e dell’ovest…E’ che se non sai neanche cosa e dove è l’Est (l’hanno confuso perfino con la Scandinavia), se non capisci che la classifica che stai mandando in onda è un paradosso satirico (ma lo sai cosa è un paradosso?), se non ti rendi conto che stai costruendo, ammiccando, plaudendo a una immagine dell’uomo italiano come un “bambinone complessato e bavoso ansioso di avere in casa un incrocio tra bambola di gomma e aspirapolvere…(rubiamo la citazione ad Anna Zaviesofa La Stampa).

E’ che la programmazione televisiva soprattutto del pomeriggio (ma anche a sera…) è stata consegnata, regalata, delegata a interi staff che della cultura anche minima hanno grande orrore e nessuna frequentazione. La cultura minima. Non quella accademica, non la competenza. No, proprio il minimo, il sapere vagamente di cosa si parla. Buona parte della tv, di chi la fa e dei suoi autori, sono stati esentati, dispensati dal sapere un cavolo di nulla. Anzi, sono stati invitati a dare mostra di non sapere nulla e (per questo!) invitati, spinti ad esprimersi, parlare, pronunciarsi su tutto.

Il trionfo dell’ignoranza orgogliosa produce quel che D’Agostino chiama  “aprir bocca e dargli fiato” che è sostanzialmente la professionalità richiesta, apprezzata, messa in onda e pagata. Visto che è andata avanti così da anni e che così va ogni giorno e ogni sera, comprensibilmente, a fianco dell’alibi del cazzeggio, c’è il lamento vittimista. Lucio Presta, manager della Perego e di moltissimi artisti tv: “Accanimento…ora che avete chiuso Parliamone Sabato, cari politici dovrete lavorare davvero”. Vittimismo rabbioso e grondante voglia di vendetta. Che c’entrano i politici? Che non lavorano? C’entra solo lo stupore ferito di chi non ci sta.

E non capisce perché i mille, centomila, milioni di Lucio Presta, Salvo Sottile proprio non ce la fanno a capire che per andare in tv a divertire, sì proprio a divertire il pubblico, occorre avere e usare cultura, magari aver letto qualche libro vero, fatto qualche pensiero, studiato qualcosa. No, non ce la fanno, considerano questo un orpello, un fastidio, una limitazione. Non ce la fanno a capire che non è questione di donne offese, proprio per nulla. E’ questione di aver propagandato come normale, ovvia e condivisa e sana la pulsione alla schiava sessuale e di aver raccontato come dati della realtà l’immaginario di un adolescente turbato e/o di un mai realizzato adulto maschio.

Non ce la fanno, l’unica sarebbe dir di loro “signore, perdonali, non sanno quello che mandano in onda”. D’Agostino, che li conosce bene, dice il vero: sono ignoranti, non saranno sconfitti.

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