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Rai, tetto stipendi 240mila euro: il cavillo salva star scovato dagli avvocati di Bruno Vespa

Rai, tetto stipendi: il cavillo salva star scovato dagli avvocati di Bruno Vespa

Rai, tetto stipendi: il cavillo salva star scovato dagli avvocati di Bruno Vespa

ROMA – Rai, tetto stipendi: il cavillo salva star scovato dagli avvocati di Bruno Vespa. I legali di Bruno Vespa hanno scovato una norma della Finanziaria 2008 che non considera valido il tetto (240mila euro lordi annui) agli stipendi per chi opera su un mercato concorrenziale. Un cavillo che può risolvere la grana di un tetto che rischia di impoverire l’offerta Rai. Specie sul lato dolente dei ricavi pubblicitari dopo la presa di posizione del cda Rai che, non proprio coraggiosamente, ha messo le mani avanti e costretto l’azionista di riferimento, il Tesoro, ad uscire allo scoperto e stabilire con chiarezza che la soglia si applica ai dirigenti ma non agli artisti.

Il cda teme di essere sconfessato da qualche Corte dei Conti per danno erariale, ma intanto i vip delle trasmissioni Rai si stanno guardando intorno per difendere i loro compensi a sei zero. La norma scovata dagli avvocati di Vespa – la legge 244 di dicembre 2007. Articolo 3, comma 44 – sarebbe giunta all’attenzione del Governo, rivela Aldo Fontanarosa, ma che alla fine venga davvero utilizzata è tutto da vedere.

È davvero questa la scialuppa salva- Rai? Ne sono convinti i legali di Bruno Vespa che hanno segnalato l’esistenza della norma ad alcune figure di vertice di Viale Mazzini. I tecnici del governo sono più prudenti. Una regola del 2007-2008, anche se non è stata abrogata, viene comunque superata da una legge recente che è intervenuta sulla stessa identica materia. In altre parole, la legge sull’editoria di sei mesi fa, di ottobre 2016, avrebbe il sopravvento sulle norme di nove anni prima. Proprio per questo Palazzo Chigi, l’Economia e lo Sviluppo Economico lavorano per costruire un appiglio giuridico più solido a un’azione salva Rai. Sul tavolo c’è dunque una iniziativa legislativa nuova che richiamerebbe – questo sì le regole della Finanziaria per il 2008. (Aldo Fontanarosa, La Repubblica)

 

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