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Telefonate promozionali, via consenso preventivo. Per Garante privacy “norma sconcertante”

Telefonate promozionali, via consenso preventivo. Per Garante privacy "norma sconcertante"

Foto Ansa

ROMA –  Milioni di consumatori a rischio stalking telefonico; nel ddl sulla concorrenza approvato ieri al Senato che per diventare legge dovrà avere anche il sì della Camera, un emendamento sul telemarketing prevede che l’utente possa essere chiamato anche se non ha esplicitamente espresso il suo consenso.

L’articolo approvato al Senato, che va a modificare l’articolo 130 del Codice in materia di protezione dei dati personali, recita: “Gli operatori e i soggetti terzi che stabiliscono, con chiamate vocali effettuate con addetti, un contatto anche non sollecitato con l’abbonato a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, hanno l’obbligo di comunicare all’esordio della conversazione i seguenti dati: 1) gli elementi di identificazione univoca del soggetto per conto del quale chiamano; 2) l’indicazione dello scopo commerciale o promozionale del contatto”.

L’articolo poi aggiunge che “il contatto è consentito solo se l’abbonato destinatario della chiamata, presta un esplicito consenso al proseguimento della conversazione». In sostanza non cambierà nulla rispetto ad oggi:  il consumatore avrà solo la “libertà” di dire all’operatore che non è interessato e chiudere la conversazione, prima che l’operatore insista ulteriormente.

La norma “suscita sconcerto”, ha dichiarato Antonello Soro, presidente del Garante per la privacy: “Suscita sconcerto e preoccupazione la norma, contenuta nel testo del Ddl concorrenza, relativa al telemarketing. Essa elimina il requisito del consenso preventivo per le chiamate promozionali, ‘liberalizzando’ il fenomeno del telemarketing selvaggio e prevedendo come unica forma di tutela dell’utente la possibilità di rifiutare le sole chiamate successive alla prima”.

“Si tratta – prosegue Soro – di una soluzione diametralmente opposta a quella – fondata sul previo consenso all’interessato – ampiamente discussa nella Commissione di merito dello stesso Senato, indicata dal Garante e, in apparenza, largamente condivisa. La norma peraltro risulta incoerente con la linea di maggiore tutela seguita dalla stessa Commissione nell’ambito dell’esame del Ddl sul Registro delle opposizioni. Prendo atto del fatto – conclude Soro – che ancora una volta il legislatore intervenga sul Codice della privacy nel segno dell’estemporaneità, rendendo ancora più difficile l’attività di contrasto delle incontenibili violazioni in questo settore.

Sulla stessa linea anche M5s: “E’ francamente sconcertante quanto è accaduto in Senato nel ddl Concorrenza sul telemarketing. Non solo il governo non ha accolto l’invito delle associazioni di consumatori, oltre che del garante per la privacy, di estendere il registro delle opposizioni alle numerazioni mobili ma addirittura ha introdotto, ponendo la fiducia, lo spam di Stato con il fantomatico diritto di prima chiamata assicurato ai call center”. Lo affermano i deputati M5S della commissione Telecomunicazioni.

“Il testo – prosegue – arriverà blindato alla Camera ma faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per scongiurare l’approvazione di un testo inaccettabile come rilevato dallo stesso garante. Ci chiediamo cosa abbia a che fare la legalizzazione dello spam con la promozione della concorrenza che il disegno di legge dovrebbe perseguire. Questo governo in perfetta continuità con i precedenti avvantaggia le lobby a danno dei cittadini consumatori. Con il prossimo governo a 5 stelle rimedieremo ai danni creati da questo esecutivo seguendo un principio chiaro e in linea con la normativa europea: senza il consenso dei cittadini i call center non possono disturbarli a qualsiasi ora del giorno e delle notte”.

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