Blitz quotidiano
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Umberto Eco per il sì al referendum. La bufala stana-webeti

ROMA – “Chi vota no è un imbecille e i grillini sono una legione di imbecilli”. Questo il titolo di una bufala stana webeti messa in circolo in queste ore sul web. Un autentico fake, dal momento che quelle parole sono state messe in bocca ad Umberto Eco con tanto di foto di un vecchietto che vagamente gli somiglia, con indosso una maglietta di propaganda per il Sì al referendum costituzionale. Peccato però che lo scrittore sia scomparso lo scorso febbraio, cioè mesi prima che fosse indetto il referendum. Ma il falso evidente ha tratto in inganno i cosiddetti webeti, trasformandosi ben presto in un esperimento sociale dagli esiti sconcertanti.

Autore di questo piccolo capolavoro è Ermes Maiolica, soprannominato re della bufala social virale, che il 29 ottobre scorso ha invitato i fan a diffondere il più possibile sui gruppi dei simpatizzanti del no al referendum la falsa notizia, per poi raccogliere commenti e reazioni degli utenti.

Il risultato? Desolante. Come prevedibile, infatti, la bufala è diventata virale in poche ore e sono stati in centinaia a commentare nei vari gruppi le parole mai scritte dal filosofo e semiologo defunto, minacciando di boicottarne le opere e, soprattutto, insultandolo violentemente. Il tutto senza accorgersi del fatto che l’autore del Nome della Rosa non fosse più fra noi da ben 8 mesi.

La carrellata di commenti è quasi surreale: si va dall’arrabbiatissimo Giulio che minaccia “Non comprerò mai più un tuo libro…pancione venduto…opinionista lecchino di regime col cervello ormai ingolfato dal grasso. Spero che 10 milioni di Grillini non comprino più nulla scritto da te…”; passando per il più posato Andrea, “Personalmente voterò come i grillini e nonostante tutto ho letto tutto di Eco. Mi permetto di dire che ho letto, forse stupendola, Tolstoj, Kafka, Sciascia e quasi tutto ciò che c’è da leggere e ho imparato a detestare la sicumeria becera come la sua”.

Fino ad arrivare ai vari Domenico, Pino, Mario, Luisa, Milena, impegnati di volta in volta ad apostrofare il Professore come “grandissimo pezzo di m….”, “venduto”, “servo delle lobby”, “ciccione servo di Renzi”, persino “ladro”. E via dicendo, ignorando chiunque tenti invano di sottolineare come l’articolo non sia altro che un fake e che il povero Eco è ormai scomparso da mesi.

Morale della favola: disinformazione e scarso approfondimento delle notizie la fanno da padrona e i social network ne amplificano a dismisura gli effetti. Chissà cosa ne penserebbe oggi Umberto Eco se potesse leggere quei commenti. Forse, ma forse, la risposta sarebbe la stessa data qualche tempo fa a Torino, in occasione della consegna allo scrittore della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

A rigor di cronaca riportiamo qui di seguito il testo integrale del post fake attribuito a Eco:

“Ho riflettuto, e ho deciso che ci sono almeno 6 motivi per cui voterò sì al referendum. Ho provato a elencarli.

1. Perché non ne posso più di un Paese che sa dire solo no. Siamo un popolo conservatore fino allo spasimo, che a parole chiede riforme ma che al dunque trova sempre modo di affossarle, perché in fondo è complice dello status quo. Dire no è sempre più facile, spesso anche più fico; abbiamo paura di sembrare ingenui o peggio entusiasti. Meglio tenerci il nostro cinismo e il nostro scetticismo, contro tutto e tutti. Così imparano, tiè.

2. Perché chi vota no, nella maggioranza dei casi, non sta votando contro una riforma costituzionale, ma contro Renzi. Privando così il Paese di un tentativo di riforma, pur di danneggiare politicamente il Governo. E ricordando così quel tale che se lo taglia per fare dispetto alla moglie.

3. Perché questa riforma non è (ovviamente) perfetta, ma è comunque qualcosa. Oltre alla trasformazione del Senato introduce anche nuovi meccanismi volti a snellire i lavori parlamentari. Si poteva fare meglio? Sicuramente. Ma da qualche parte si deve pur cominciare. Il meglio è nemico del bene, e l’alternativa è tenerci un sistema che già sappiamo non funzionare. I contrari, in caso di vittoria dei no, promettono riforme alternative, che sappiamo benissimo non si faranno mai.

4. Perché chi critica i compromessi che la riforma ha dovuto accogliere, dimentica che questi sono dovuti all’inevitabile e faticosa ricerca di un consenso parlamentare che andasse oltre la maggioranza. Com’era giusto che fosse, trattandosi di riforma costituzionale. La politica – si dovrebbe ricordare – è l’arte del possibile, e il compromesso ne fa parte integrante. Il paradosso è che coloro che hanno obbligato al compromesso adesso sono contro la riforma. Troppi compromessi, dicono.

5. Perché si fa intenzionalmente melina, confondendo la riforma costituzionale con la legge elettorale. Quest’ultima è stata già approvata ed è legge dello Stato, e non è oggetto di Referendum. Non è perfetta (a me non piacciono per esempio i capolista bloccati) ma è comunque mille volte meglio del Porcellum. È vero che rientra in un più ampio ragionamento sul l’equilibrio dei poteri, ma il rimetterla in discussione – e rendere le due cose indissolubili – mi sembra il classico modo per affossare tutto.

6. Grullini e Salvini voteranno NO perché sono una legione d’imbecilli”.