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Il Vaticano sceglie Twitter: prediche e sermoni senza andare in chiesa

ROMA – Tra consigli sulle cose da non fare, sermoni in appena 250 battute, prediche on line, ecco che il mondo della Chiesa si sta spostando su Twitter. Quasi ad incentivare la preghiera e la fede a domicilio, comodi di fronte al proprio pc, molti cardinali di tutto il mondo hanno scelto la via del social network per comunicare con i loro fedeli. E non esiste più la classica predica della domenica, adesso sermoni e omelie non hanno più tempo, arrivano alla spicciolata grazie al mezzo Web.

In Italia abbiamo una vera e propria “celebrità”. Ha 69 anni, oltre 5 mila followers su Twitter , sa bene come muoversi nella rete con un suo blog personale, collabora con quotidiani “laici” on line, organizza in Vaticano incontri inediti per giovani blogger. Il cardinale Gianfranco Ravasi non è solo presidente del Pontificio consiglio per la Cultura del Vaticano, ma a detta di molti, è considerato il Cardinale più “social” del momento.

Un uomo di Dio così tecnologicamente all’avanguardia non può non sostenere che la Chiesa sia rimasta indietro su questi aspetti e che, finalmente, sia giunta l’ora di Internet. “C’è ancora un lungo cammino da fare – spiega il cardinale – ma adesso è il momento di essere su Internet. C’è un divario che va colmato, dopo il divorzio tra il linguaggio dei sacerdoti e quello dei fedeli”.

“La Chiesa ha davanti un duplice problema. Da un lato deve riuscire a trovare un approccio nuovo. Dall’altro, far sì che il linguaggio nuovo non spenga il contenuto: ci sono valori grandissimi che, se ridotti dentro un formato troppo freddo, rischiano di svanire. Ecco la sfida complicata: l’anima deve entrare in un piccolo formato – come ad esempio gli sms – pur essendo infinita”.

Sull’argomento blog il Cardinal Ravasi sa che possono essere un arma a doppio taglio, ma anche che in un’era in cui la comunicazione gira sul web non è possibile ignorarli, tanto che lo scorso maggio ha organizzato un incontro per i blogger nell’auditorium San Pio X. “Chi segue quel fronte – ha affermato – sa che può essere un campo molto pericoloso, perchè è facile che una frase, seppur minima, possa avere la forza di un’offesa. Però non possiamo sottrarci. Noi dobbiamo guardare a tutto il complesso dell’informazione. E allora come si fa a ignorare i blogger? I blog sono soggetti fondamentali della comunicazione, anche se il loro modo di relazionarsi è diverso rispetto a chi, come me, scrive ancora le lettere a mano”.


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