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Insulti il poliziotto davanti a tutti? E’ reato punibile, non scatta la tenuità del fatto

Insulti il poliziotto davanti a tutti? E' reato punibile, non scatta la tenuità del fatto
Insulti il poliziotto davanti a tutti? E' reato punibile, non scatta la tenuità del fatto

Insulti il poliziotto davanti a tutti? E’ reato punibile, non scatta la tenuità del fatto

ROMA – Insulti il poliziotto davanti a tutti? E’ reato punibile, non scatta la tenuità del fatto. Attenzione a rivolgersi con insulti o frasi offensive agli agenti di polizia quando per esempio vi fermano, o controllano, quando siete in auto. Specie se insulti e offese avvengono alla presenza di altre persone all’ascolto. In questo caso, scatta il reato di “oltraggio a pubblico ufficiale”, reato punibile dal codice penale. Non si applica, cioè, l’articolo 131-bis che prevede la non punibilità per la particolare tenuità del fatto.

Un articolo di legge chiave per ridurre il numero di reati punibili (e quindi i processi), una depenalizzazione che secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, non vale se si viene sorpresi a insultare pubblicamente gli agenti che stanno svolgendo il loro lavoro. Il caso normato con la sentenza 19010 si riferiva a un automobilista che, fermato e sanzionato per guida in stato di alterazione, oltraggiava gli agenti alla presenza di altre persone mentre stanno compiendo il loro dovere. La Cassazione ha confermato la scelta dei giudici di merito che avevano negato l’applicazione della tenuità del fatto.

Per i giudici di Cassazione, ci informa Patrizia Maciocchi sul Sole 24 Ore, il reato di oltraggio a pubblico ufficiale si giustifica per “l’oggettiva valenza offensiva dei beni dell’onore e del prestigio dei pubblici ufficiali , proprio mentre essi stavano procedendo ad una legittima attività di controllo a tutela della regolarità della circolazione stradale: espressioni ingiuriose che i giudici di merito hanno motivatamente apprezzato come finalizzate non tanto a incidere sul compimento dell’atto di ufficio (in via di definizione) quanto piuttosto a contestare aspramente, e con modalità disdicevoli, il doveroso operato dei pubblici ufficiali”.

Ad aggravare la situazione, offrendo una ineludibile discriminante per la decisione finale, il fatto che le frasi incriminate siano state proferite davanti ad altre persone, compromettendo in questo modo autorità e serenità degli agenti nel compiere il proprio servizio.

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