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Moto3, Romano Fenati: “Licenziato da Valentino Rossi perché…”

ROMA – “Una persona deve rimanere se stessa. Non si può cambiarla o costruirla a tavolino, per me è meglio un vaffa detto in faccia che una coltellata alle spalle”. Le parole al veleno sono di Romano Fenati, ormai ex pilota dello SkyTeamVR46 di Moto3 e suonano come una mazzata nei confronti di Valentino Rossi che di quel team è il proprietario e che di Fenati è stato una sorta di padre putativo: infatti è stato proprio Rossi a scoprire Fenati, a volerlo nella sua Academy e poi a scaricarlo, per divergenze insanabili. Fenati è stato intervistato da La Stampa e ha rigettato le accuse di essere una testa calda.

Il talento marchigiano ha rovesciato le responsabilità proprio sui Valentino Rossi: si tratta di un attacco vero e proprio al campione di Tavullia, anche maggiore di quelli ricevuti da Marquez e Lorenzo nel caldissimo finale di MotoGp 2015, quello del “biscotto”.

Il comunicato del divorzio tra Fenati e il team è arrivato durante il Gp d’Austria: si parla di “reiterati comportamenti non in linea con le regole” da parte di Fenati. “Si è scritto di liti e pass da me tirati in faccia, ma non è assolutamente accaduto nulla di ciò. Ho semplicemente chiesto spiegazioni al mio capotecnico sul perché avessi un distacco così grande in qualifica – spiega il giovane pilota a La Stampa -. Poi c’è stata una riunione fra mia madre, che è l’amministratore delegato della società che cura i miei interessi, e i responsabili del team. Io, per contratto, avrei dovuto avere un mio personale tecnico delle sospensioni e questo punto non era stato rispettato. Si è cercato un accordo per proseguire la collaborazione, ma non è stato trovato”.

“Forse – continua Fenati – avrei dovuto trasferirmi a Pesaro, per allenarmi con gli altri piloti dell’Academy, ma il mio contratto prevedeva che dovessi starci solo per la preparazione prima dell’inizio del campionato. Ho preferito rimanere con la mia famiglia”.

Poi la frecciata velenosissima nei confronti di Valentino Rossi, che lo criticava per il suo caratterino: “Semplicemente provo fastidio quando vedo ingiustizie o superficialità. Allora cerco di avere spiegazioni”. Nella squadra di Rossi “non mi sentivo me stesso. Venivo indirizzato, era tutto pre-costruito, mentre io sono un tipo istintivo”.