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David Bowie ha avuto 6 infarti: morto di cancro al fegato

NEW YORK – E’ sopravvissuto a sei infarti ma il cancro al fegato lo ha vinto. E’ morto così David Bowie, due giorni dopo aver compiuto 69 anni, non senza lottare. A raccontarlo è Ivo van Hove, il regista del suo spettacolo Lazarus, ancora in scena a New York. Intervistato da NPO Radio 4, van Hove racconta: “Ho visto un uomo lottare come un leone e continuare a lavorare nonostante tutto, anche sul letto di morte”. Proprio alla prima di Lazarus, il 7 dicembre scorso, Bowie ha fatto la sua ultima apparizione pubblica.

Nel 2014 gli era stato diagnosticato un tumore incurabile al fegato. Un segreto che l’artista ha custodito gelosamente, fino agli ultimi giorni, quando ha cominciato a inviare messaggi di addio agli amici più cari. Come l’ultima mail inviata a Brian Eno che con l’artista inglese ha lavorato per tanto tempo, in particolare negli anni Settanta per la trilogia berlinese Low, Heroes e Lodger. “Nell’ultimo anno – ha raccontato Eno alla Bbc – vivendo lui a New York e io a Londra ci sentivamo via mail e ci firmavano con nomi di fantasia. Sette giorni fa ne ho ricevuta una. Divertente come sempre, surreale e piena di allusioni come al solito. Terminava con questa frase: ‘Grazie per i bei momenti passati insieme, Brian. Non potranno mai deteriorarsi’. Ed era firmata ‘Dawn’, alba. Solo ora mi rendo conto che con quella mail mi stava dicendo addio”.

Presagiva forse che la fine era vicina e ha fatto appena in tempo a salutare il suo pubblico con un disco che è il testamento creativo di uno dei più grandi e indiscussi geni della musica contemporanea. A detta di molti infatti Blackstar contiene diversi presagi della fine. In questo senso l’immagine di un sole nero, listato a lutto, risulta evocativa non meno della scelta grafica di scomporre le lettere del suo cognome d’arte: sulla copertina del disco, infatti, la scritta Bowie è stata trasformata in un criptico cartiglio di simboli alfabetici realizzati con frammenti di una stella, come il messaggio di un prossimo ritorno alle stelle, quelle stesse da cui sembrava provenire il suo Starman.

Ancora più significative le parole di Lazarus, un brano che non a caso dà il titolo allo spettacolo di Broadway con il quale Bowie ha voluto chiudere la storia dell’uomo che cadde sulla Terra, raccontata nel romanzo di Walter Tevis e nell’omonimo film del 1976 da lui interpretato: l’alieno abbandona la superficie planetaria, torna a volare e canta “Guarda su, sono in paradiso… In questo modo e in nessun altro sai che sarò libero, proprio come quel passero azzurro: non pensi che mi si addica?”. Lo stesso si può dire del videoclip della stessa Lazarus, rilasciato appena 4 giorni fa, in cui il cantautore pare levitare da un letto d’ospedale.

“Ha fatto Blackstar per noi, un dono d’addio”, dice oggi Tony Visconti, storico produttore di Bowie dai tempi di Space Oddity. “Ha sempre fatto quello che ha voluto. E l’ha fatto a modo suo e nel modo migliore – scrive su Facebook – La sua morte è stata come la sua vita, un’opera d’arte. Sapevo da un anno che doveva andare così. Ma comunque, non ero preparato per questo. Era un uomo straordinario, pieno d’amore e vita. Sarà sempre con noi. Per il momento, è giusto piangere”.