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Freddie Mercury, 70 anni fa nasceva la voce dei Queen FOTO-VIDEO

LONDRA – I won’t be a rock star, I will be a legend”. Freddie Mercury aveva ragione: nel giorno del suo settantesimo compleanno, a quasi 25 anni dalla scomparsa, innumerevoli fan ricordano, celebrano, omaggiano il cantautore e musicista britannico, camaleontico genio della musica di tutti i tempi. Nato il 5 settembre 1946 a Zanzibar da una famiglia di origine parsi, Farrokh Bulsara ha fondato i Queen nel 1970 e in vent’anni è diventato una delle più importanti voci del rock. Alla sua morte, il 24 novembre del 1991, a un giorno di distanza dalla diffusione di un tragico comunicato stampa in cui dichiarava pubblicamente di aver contratto l’Aids, la discografia dei Queen contava quattordici album in studio, tre live e due raccolte. Tutti di grande successo.

Da allora il mondo non l’ha mai dimenticato: una targa celebrativa è stata affissa sulla sua casa al 22 di Gladstone Avenue, a Feltham, in cui abitò dal 1964 con la sua famiglia. Ha fatto clamore la vendita all’asta del notebook che il frontman dei Queen ha portato con sé dal 1988 al 1990 e che contiene intensi brani scritti dalla band negli anni della malattia di Mercury, come “Too Much Love Will Kill You” e “The Show Must Go On”. Come anche la scoperta, nel 2013, di una registrazione inedita in cui il fondatore dei Queen canta a cappella “Under Pressure” insieme con David Bowie: i due artisti la incisero durante una notte nel 1981, in Svizzera, dove si erano incontrati per la registrazione vocale di un altro pezzo.

La storia di Freddie Mercury, dalla sua infanzia in India ai suoi complessi per la dentatura sporgente, dall’amore per Mary Austin alla bisessualità mai declamata, dagli esordi musicali alle incredibili esibizioni come il concerto a Montreal nell’ ’81 o il Live Aid nell’ ’85, è forse nello stesso brano che lo ha portato all’apice del successo e che costituisce il simbolo della sua unicità. L’epica “Bohemian Rhapsody” racchiude i suoni della ballade, dell’opera, dell’ heavy rock, con un coro che canta ripetutamente “mama mia”, “Galileo”, “magnifico”. Proprio questa commistione di elementi la rende una canzone senza tempo, un genere a sé sganciato da qualsiasi confronto. Pubblicato nel 1975 nell’album “A Night a the Opera”, il brano ha, inoltre, un testo sorprendentemente fatalista: “Mama, just killed a man”, “Nothing really matters”, “I sometimes wish I’d never been born at all”, alcuni dei suoi versi (“Mamma, ho appena ucciso un uomo”, “Niente è veramente importante”, “A volte vorrei non essere mai nato del tutto”).

L’eredità musicale che Freddie Mercury ha lasciato alla storia è imponente. Che cosa sarebbe successo se non ci avesse lasciato? È forse uno dei più grandi “what if” della storia della musica. Durante l’ultimo concerto dei Queen, nel 1986, al Knebworth Park, a una cinquantina di chilometri a nord di Londra, per l’ultima tappa del Magic Tour, erano accorsi 120 mila fan. Oggi, nel giorno del suo settantesimo compleanno, Freddie Mercury si sarebbe esibito davanti a una folla oceanica. O forse il segno che lascia una grande rock star è proprio l’incapacità di poterla immaginare oltre il suo accecante splendore

E per ricordare il suo compleanno, da oggi nel Sistema Solare sfreccia l’asteroide “Freddiemercury”. L’Unione Astronomica Internazionale (Iau) ha deciso di dedicare l’asteroide 17473 a Freddie Mercury. Lo ha annunciato in un video Brian May, chitarrista dei Queen nonché astrofisico e co-fondatore dell’evento internazionale Asteroid Day.

“L’asteroide di Freddie – spiega May nel video che segue- si trova nella fascia principale degli asteroidi, tra le orbite di Marte e Giove, ha un diametro di circa 3 chilometri e mezzo e riflette circa il 30% della luce che lo colpisce. Come molti asteroidi, è un oggetto scuro”. Anche Brian May ha un ‘suo’ asteroide, dedicato a lui nel 2008.

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