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Inno di Mameli ancora provvisorio: dopo 70 anni serve una legge

ROMA – L’inno di Mameli è l’inno provvisorio della Repubblica Italiana. Eh già, nessuno ci avrebbe mai pensato ma è proprio così: la composizione che risuona ogni volta che gli atleti italiani scendono in campo (non solo nel calcio, quante volte l’abbiamo ascoltato alle Olimpiadi?) non è mai stato riconosciuto ufficialmente a rappresentare i colori azzurri.

E la questione è diventata anche politica: nei giorni della scomparsa del Presidente e senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi, i senatori del Pd presentano il disegno di legge “Riconoscere l’inno di Mameli ‘Fratelli d’Italia‘ come inno ufficiale della Repubblica”. A firmare la proposta – si legge in una nota -presentata anche alla Camera a prima firma Umberto D’Ottavio, sono Elena Ferrara, prima firmataria del ddl, Fedeli, Finocchiaro, Marcucci, Puglisi, Di Giorgi, Idem, Martini, Tocci, Amati, Angioni, Borioli, Capacchione, Cardinali, De Biasi, Esposito, Fabbri, Fasiolo, Favero, Fissore, Filippin, Gotor, Lai, Marino, Mattesini, Maturani, Micheloni, Orrù, Pagliari, Pezzopane, Puppato, Rossi, Russo, Sangalli, Scalia, Silvestro, Sposetti, Tomaselli, Valdinosi, Verducci, Zanoni.

“Il componimento di Mameli – sottolinea la senatrice Ferrara, membro della commissione Cultura a Palazzo Madama – merita, dopo 70 anni di provvisorietà, un riconoscimento legislativo quale testimonianza del cammino di riscatto dagli invasori e del processo di autodeterminazione del popolo italiano per un’Italia libera, unita e repubblicana. Sappiamo che la scelta, risalente al dopoguerra, ha registrato un dibattito sulla opportunità di rendere il Canto degli Italiani inno ufficiale de iure della Repubblica Italiana.

Oggi – conclude la Ferrara – a distanza di 70 anni dal 12 ottobre 1946 quando, durante il Consiglio dei ministri presieduto da Alcide De Gasperi, ne fu acconsentito l’uso provvisorio, esso merita l’approvazione di una legge che sancisca lo stato di fatto a fronte di un riconoscimento in tutte le sedi istituzionali. I tempi sono maturi”.


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