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Nirvana: Nevermind, album manifesto di una generazione compie 25 anni

ROMA – “Nevermind” compie 25 anni e la ricorrenza può solo offrire l’occasione per ribadire che si tratta di uno dei dischi più importanti di sempre. Un disco rivoluzionario che ha cambiato le regole del gioco musicale, cogliendo di sorpresa l’industria e, soprattutto, diventando il manifesto definitivo della generazione adolescente a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta.

Dopo un quarto di secolo, “Nevermind” non ha perso nulla della sua dolorosa potenza. A dimostrazione della sua formidabile carica innovativa c’è il fatto che la Geffen, la major che aveva messo sotto contratto Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl, puntava a vendere 250 mila copie, considerandolo un prodotto di nicchia.

Nel suo cammino verso le vette delle classifiche mondiali, “Nevermind” vendeva 300 mila copie al giorno. Grazie ai Nirvana e a questo album, Seattle si trasformò nella capitale mondiale del nuovo rock, il Grunge diventò non solo il codice musicale degli anni ’90 ma una sorta di empirica filosofia di vita, oltre che uno stile. “Nevermind” è un esempio perfetto di capolavoro che intercetta lo spirito del tempo, dà voce a fermenti e tormenti, sposta in avanti gli orologi del tempo, trasforma gli elementi di riferimento in qualcosa di nuovo, chiude un’epoca e ne apre una nuova.

Un successo clamoroso, inarrestabile, nato dal basso, dal passaparola e spinto dalla forza esplosiva di “Smells Like Teen Spirit”, il primo singolo (vedi video in fondo all’articolo). Così come era stato stampato in un numero di copie sufficiente a sostenere un prodotto di nicchia, non era stata organizzata una promozione massiva: anche i grandi media (tra i primi recensori ce n’è più d’uno che avrà tentato di far sparire i suoi giudizi) furono presi alla sprovvista. Per la prima volta il rock indie diventava un fenomeno globale: una vera rivoluzione, incruenta, ma una rivoluzione.

Un trio chitarra, basso batteria e voce, con dichiarate ascendenze punk, con un cantante che era l’antitesi del glamour dei divi rock e che , in certi passaggi, addirittura rendeva quasi incomprensibile la pronuncia dei suoi testi, una produzione asciutta ed essenziale, aveva conquistato il mondo. E con testi che esprimevano ansia, dolore, un’incurabile inquietudine. Simbolicamente l’album arrivò al primo posto negli Usa scalzando “Dangerous” di Michael Jackson. L’effetto fu devastante ed elettrizzante al tempo stesso: la musica indie da fenomeno marginale diventò il centro propulsore della scena musicale, creando un nuovo ricchissimo mercato ma portando in primo piano personaggi e figure cresciute nel rifiuto dell’establishment e dell’industria. Come per tutti i capolavori, “Nevermind” è un insieme di storie nella storia.

Per esempio quella dei “Sound City Studios” di Van Nuys, un sobborgo di Los Angeles, dove agli ordini del produttore Butch Vig, fu registrato “Nevermind”. Allora era uno studio con una storia gloriosa alle spalle e un presente disastroso ma con la leggendaria consolle Neve. Tra le varie conseguenze del successo di “Nevermind” ci fu che i Sound Studios tornarono a vivere una nuova stagione d’oro. Non è un caso che Dave Grohl nel 2013 ha diretto e prodotto uno straordinario e super consigliato documentario, intitolato “Sound City”: quando lo studio chiuse i battenti Grohl si è comprato la leggendaria consolle Neve.

La copertina, con il bambino di quattro mesi immerso in una piscina, Spencer Elden, che poi si fece rifotografare, a 17 anni, ma questa volta in bermuda, per la cover dell’edizione del ventennale. Nel ’91 ci fu qualche genio che pensò di censurarla suscitando la furia di Cobain che, per il retro, aveva creato un collage di foto di pezzi di carne cruda, illustrazioni dell’Inferno di Dante, foto di infezioni vaginali. Tra le immagini della carne cruda c’è anche una foto dei Kiss. Il suicidio di Kurt Cobain e l’inevitabile fine dei Nirvana hanno contribuito ad aumentare l’aura mitica che avvolge l’album e tutto ciò che riguarda il trio di Seattle. Ma “Nevermind” ha la forza delle opere che, pur così strettamente legate a un’epoca, sono senza tempo. La potenza di un album che ha dato voce a una generazione e ha riscritto la storia.