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Luca Varani, delitto da ergastolo? Il criminologo spiega…

ROMA – Luca Varani, un omicidio che fa orrore e ribrezzo, un delitto “per vedere che effetto fa”, è un delitto per cui i due assassini, Manuel Foffo e Marco Prato meritano l’ ergastolo? Prima di rispondere, voglio seguire un percorso di analisi che parte da questi tre punti.

La specie umana è capace di escogitare ed attuare crimini sempre più sofisticati, orridi e plateali per tre motivi:

1) li crea nella mente, li immagina, li fantastica, li perfeziona, se li gode, se ne trastulla e poi li mette in esecuzione;

2) usa tutti gli strumenti e i metodi mentali, fisici, tecnologici, tattici e trategici per attuare questi crimini;

3) lo fa con crudeltà e per il gusto di farlo in quanto le parti arcaiche del cervello lo hanno stabilito proprio per raggiungere il piacere e le parti recenti del cervello ne diventano schiave e “servo sciocco esecutore”, sino ad assumere il comando delle operazioni.

Nell’omicidio a danno di Luca Varani, vittima e preda perfetta, caduta nella trappola organizzata da soggetti arroganti, predatori e cinici, escono fuori con il loro strapotere elementi importantissimi dal punto di vista criminologico quali la crudeltà, la voglia di fare soffrire la vittima, il sadismo, la tortura, il dominio, l’assenza di scrupoli, la strafottenza, la certezza dell’impunità e della propria invincibilità, la pianificazione parziale e solo iniziale del delitto e tanto altro ancora.

La vittima è stata uno strumento per gratificare tutti i desideri repressi e i bisogni intimi della coppia assasina: quelli nascosti perché orribili e vergognosi, quelli iniziali, quelli che sono arrivati e si sono slatentizzati in corso d’opera come “fogna comportamentale animalesca”.

È stata organizata un’ crudele finale, con la vittima designata scelta sparando nel gruppo  “…a chi capita capita!”, un vittima che avesse le caratteristiche gradite alla coppia assassina in quanto gratificanti, vittima del tipo peculiare e preferenziale scelta fra un gruppo di vittime “candidate” al sacrificio. Ricordo che la vittima peculiare è quella che possiede caratteristiche specifiche che sono in diretta ed esclusiva connessione col movente che spinge e gratifica l’assassino.

Nel caso di Manuel Foffo e Marco Prato che attirano Luca Varani nella trappola infernale e danno il via al crudele rito del sacrificio graduale e sadico, abbiamo gli otto indicatori concettuali fondamentali del molto forti e indiscutibili, che ci raccontano l’orrida verità della crudeltà intelligente organizzata: modus operandi triadico, movente, intento primario, contesto, dinamica criminoesecutiva, volontarietà e premeditazione, organizzazione e logistica, livelli criminali.

Tutti questi elementi sono stati del tipo complesso, variegato e ramificato, dove ogni elemento risulta saldato agli altri e con essi fuso dal collante della crudeltà, della fantasia e del prima vissuto nella mente, poi esploso nella pratica.

Il MODUS OPERANDI è stato:

1) del tipo organizzato per acquisire gli strumenti del (coca, alcool, benzodiazepine, martello e coltello, scena del ) e per attirare la vittima in trappola;

2) del tipo istintivo per l’esecuzione prolungato nel tempo del e delle torture, sevizie e crudeltà contro la vittima ;

3) del tipo dilettantesco per farla franca e prendere distanza dal .

Ricordando che il MOVENTE è il combinato disposto della pulsione interiore che anima il soggetto assassino contro la vittima, dei suoi interessi gratificanti nel commettere il del tipo , psicologico, economico, biologico, strumentale, tattico e strategico, dei comportamenti della vittima e dell’assassino e delle circostanze, possiamo dire che nella fattispecie il movente è del tipo complesso e ramificato e che ci troviamo di fronte a omicidio per baldoria e divertimento, per piacere ed edonismo maligno, per sadismo, per dominio, per perversione e per una sorta di vendetta.

Omicidio in una situazione stica e di perversioni umane, comportamentali e sessuali. Situazione cresciuta e sviluppatasi nell’humus della droga, dell’alcol, delle benzodiazepine, della violenza, del estremo, dalla voluta e organizzata perdita del controllo e dei freni inibitori da parte dei due assassini.  La cocaina è servita per darsi coraggio, per godere maggiormente della violenza e delle torture, per assaporare il contesto e la situazione, per non crollare: per fare quello che doveva essere fatto!

L’INTENTO PRIMARIO e il CONTESTO ci parlano di un omicidio maturato all’interno di una coppia esplosiva distruttiva formata dal soggetto dominante (Marco Prato) e dal soggetto dominato (Manuel Foffo) e in situazione criminogena ad altissimo rischio rappresentata dal mix “droga, alcol, benzodiazepine, , e prostituzione”, con una vittima designata e oggetto del sacrificio rituale sadico. Abbiamo come “intento primario” omicidio previsto e stabilito, a carattere personale, su iniziativa criminale, del tipo extradomestico, apparentemente immotivato nell’ambito di una coppia criminale, ed abbiamo come “contesto” omicidio del tipo misto nell’ambito della droga e del .

LA DINAMICA CRIMINOESECUTIVA allo stato delle cose si può ricavare dalla scena del , dalle tracce di sangue e biologiche, dalle tracce sulle armi del delitto, dalle tracce telematiche, telefoniche e visive, dalle dichiarazioni dei due soggetti, dalle evidenze dell’autopsia e dal quadro delle lesioni. Armi bianche usate per infierire, fracassare, mutilare, recidere corde vocali ed altro, più le tecniche esecutive ci parlano di barbarie, di crudeltà e di sadismo. Certamente vi è stato over killing prolungato e fine a se stesso, agito per motivi di piacere,, per dominio e per non fare terminare “la festa”. Un valido ausilio all’azione di lesioni è stato apportato dall’uso di droga ed alcool.

LA VOLONTARIETÀ, LA PREMEDITAZIONE, L’ORGANIZZAZIONE, LA LOGISTICA E  I LIVELLI CRIMINALI ci parlano di omicidio fantasticato, vissuto intimamente, immaginato, organizzato ed eseguito, con le attenzioni e le accortezze mirate solo alla fase della cattura della vittima e dell’azione ritualistica e di consumazione del , sicuramente nulla per quanto concerne gli atti autoconservativi e per “farla franca”.

TRE CONSIDERAZIONI FINALI: NON IMPUTABILITÀ, “FARLA FRANCA” ED ERGASTOLO.

Se i due soggetti assassini avessero scelto la vittima senza lasciare tracce telefoniche, se non si fossero pentiti dell’omicidio, se si fossero sbarazzati della vittima, depistando ed alterando, cosa sarebbe successo? Sarebbe stato un omicido irrisolto nell’ambito dell’omosessualità e/o dello spaccio della droga?

Non parliamo di incapacità di intendere e di volere, di seminfermità mentale e di dare la colpa dell’accaduto alla droga. Nella fattispecie sarà applicata la norma “Actio libera in causa”, cioè, il fenomeno che si verifica allorquando taluno si pone in stato di incoscienza al fine di commettere un reato o di procurarsi una scusante. In tal caso viene applicata la pena sebbene chi abbia commesso il fatto era in stato di incapacità di intendere e di volere al momento dell’attuazione del . In pratica il requisito dell’imputabilità viene valutato non al momento in cui il soggetto compie l’azione, ma in un momento precedente, ossia quando il soggetto si pone in stato di incapacità  (…chi determina volontariamente una situazione dalla quale deriva un evento lesivo, è chiamato a rispondere dell’evento stesso, a prescindere dalla eventuale volontarietà dell’evento).

I due soggetti per quello che hanno fatto e come lo hanno fatto, per le sofferenze indicibili ed estreme procurate alla vittima Luca Varani, per la crudeltà e la disumanità dimostrate – a prescindere da disturbi narcisistici di personalità et similia – meritano l’ergastolo. I due, molto probabilmente – essendo ormai entrati nella logica e nell’ottica del processo che dovranno subire ed avendo la consapevolezza totale dei rischi – sceglieranno strategie processuali nemiche tipo “mors tua vita mea”, in modo da addossare all’altro tutte le responsabilità dell’autoassunzione di droga e dell’omicidio.

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